UBOLDO – Durante il consiglio comunale del 5 aprile l’Amministrazione ha presentato il nuovo Piano di governo del territorio (Pgt) per l’adozione. La lista d’opposizione Uboldo civica ha votato contro, mentre il resto delle opposizioni presenti si è astenuta, “segno che, nonostante le slide e i professionisti al seguito, la variante presentata ha convinto solo la maggioranza” dicono dalla civica.

Per Uboldo civica “è importante spiegare le ragioni del nostro voto contrario. Infatti, pochissimi sono gli aspetti apparentemente positivi, mentre rimangono le criticità del Pgt vigente, a cui se ne aggiungono delle nuove. Quella adottata è la seconda variante in soli quattro anni, un record tutto uboldese di cui però non ci si può vantare, sia perché le varianti generali costano, la prima oltre 180 mila euro, sia perché, di fatto, la nuova riscrittura testimonia il fallimento di gran parte degli obiettivi di quella precedente, disegnata sempre da Uboldo al centro, che si è dimostrata poco lungimirante e sovradimensionata”.

Per la lista civica “il fallimento più evidente, anche se non l’unico, riguarda il recupero del centro storico, che non è avvenuto per nulla nonostante le promesse del magico Pgt approvato nel 2014 dall’Amministrazione Guzzetti. È proprio vero che per capire è necessario scontrarsi con la realtà. Venendo all’oggi, la variante viene in parte giustificata per ottemperare agli obiettivi della legge regionale 31 del 2014 sulla riduzione del consumo di suolo. Le leggi però, come noto, devono seguire delle procedure e in questo caso non sono ancora stati approvati i Piani urbanistici degli organi superiori, la Regione e la Provincia, pertanto Uboldo corre il rischio di dover nuovamente rivedere il Pgt con ulteriori esborsi di denaro pubblico. C’era davvero tutta questa fretta? No di certo. Probabilmente la fretta è dettata dall’imminente campagna elettorale. Entrando nel merito, ciò che ha determinato in larga parte il voto contrario di Uboldo civica è l’ulteriore rilancio dell’espansione delle aree commerciali, anche per “Grandi strutture di vendita Gsv”, lungo via Iv novembre e dintorni. Come se non bastassero le riconferme degli ambiti di trasformazione esistenti, un territorio saturo di centri commerciali e l’inquinamento diffuso, la variante concede nuove trasformazioni di aree che, da artigianali o produttive, possono diventare commerciali.
Per l’esattezza una nuova area riguarda un lotto di 2500 metri quadri fra via Muratori e via Ceriani, mentre altri 6000 metri quadri con possibilità di Gsv vengono concessi nell’Ambito della Cava Fusi, giustificati col “risparmio” di una superficie commerciale simile nella Gsv che si insedierà nell’area ex Lazzaroni. Peccato che l’Amministrazione per oltre un anno ha sventolato questo risparmio come un traguardo ecologico e una prova della sostenibilità ambientale del progetto, salvo cambiare idea improvvisamente. Così, quello che commercialmente non ha trovato spazio nella ex Lazzaroni, con un “colpo di bacchetta” ora lo troverebbe alla Cava Fusi. La concessione dei nuovi insediamenti commerciali vanifica completamente la bontà della riduzione residenziale richiesta dalla legge 31. La riduzione prevista dalla variante, inoltre, è a sua volta un’illusione ottica: se oggi si riduce il consumo di suolo è perché questa stessa Amministrazione 4 anni fa lo aveva aumentato. Invece si avrà certamente l’incremento del traffico e dell’inquinamento, preoccupazione formulata praticamente da tutti gli enti superiori e dal Comune di Rescaldina, in una zona considerata già ad alto rischio, vedasi classificazione Arpa”.

Concludono dell’opposizione: “Infine, la previsione terziaria-commerciale della Cava Fusi, ma anche quella di un urban park nella Minicava, sono al momento del tutto o in parte in contrasto con il Piano cave provinciale. L’Amministrazione si è giustificata inserendo una clausola che stabilisce che le previsioni in contrasto col Piano cave sono esercitabili solo in caso di una sua modifica, ma a nostro avviso in questo modo si creano aspettative poco fondate nei cittadini e negli operatori e si esercita una indebita pressione sugli organi competenti della pianificazione in materia di cave. A nostro giudizio, non è certo questo un modo corretto di procedere”.

17042018

2 COMMENTI

  1. Vedo che purtroppo si tenta sempre di ignorare il Piano Cave e trovo che sia veramente triste anche solo pensare di modificarlo. I terreni dove si è cavato devono tornare alla loro destinazione naturale!

  2. Il piano cave ? E’ un affare per le persone che fanno parte dell’amministrazione, passate, presenti, future, con i soldi, le cave hanno sempre fatto in barba alla legalità, bello e brutto tempo.

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