SARONNO / RESCALDINA – Una occasione persa per tutta la comunità locale: “I cittadini devono anche scegliere”, con queste parole il procuratore di Milano al vertice della Distrettuale antimafia, Alessandra Dolci, ha parlato del caso de “La Tela”, il ristorante confiscato alla malavita e che è stato assegnato ad una cooperativa sociale. Che però durante l’estate lo ha chiuso, per la difficoltà di fare quadrare i conti. Un bel locale, dove si mangiava anche bene e con una location invidiabile, si trova fra Uboldo e Rescaldina lungo la Saronno-Busto. Ma evidentemente, a dispetto anche di una invidiabile attività culturale e musicale che faceva da contorno, con tantissimi appuntamenti, non ci andava abbastanza gente.

Un caso di cui il magistrato ha parlato a Pavia, l’altro giorno durante un convegno aperto al pubblico del Festival del giornalismo, nella sala conferenze della Provincia pavese: “Il locale – ha ricordato Dolci che aveva seguito l’intera vicenda molto da vicino – era stata affidata da una cooperativa di bravi ragazzi, ma ho saputo dal sindaco di Rescaldina che hanno dovuto chiudere, non avevano i mezzi per andare avanti. Penso che molti cittadini di Rescaldina e della vicina Saronno sapessero trattarsi di un bene confiscato, gestito come sappiamo e da chi sappiamo, brave persone appunto. Una sera ci sono andata a parlare, i tavoli erano pieni ma evidentemente non era sempre così e non bastava, Mi chiedo, perchè non fare una scelta, come cittadini? Perchè non si è scelto di aiutare chi ha creato un angolo di legalità, e invece magari andare nella pizzeria degli amici dei mafiosi, perchè costa meno, magari è più buona”. Ecco lo spunto di riflessione emerso nel convegno, al quale hanno preso parte anche il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, Alessandro Galimberti, ed il celebre critico gastromico “mascherato”, Massimo Valerio Visintin.

06122018

4 COMMENTI

  1. Conosco bene “La Tela”. E’ verissimo che sono tutti bravi ragazzi, ma totalmente sbagliate le scelte di gestione, a partire dai prezzi troppo alti che non tutti possono permettersi, sino al rapporto rigido con la clientela. Locale che esclude, di fatto, la fascia dei giovani. Una birra a 8 euro quando ovunque la trovi alla metà, non invoglia a passarci una serata. Gli eventi, numerosi, organizzati per lo più da associazioni, con il patrocinio del comune, portano persone che, alla fine, non consumano.

    • Quanto lei dice è naturalmente cosa su cui riflettere. Bisognerebbe che questi ragazzi abbiano la possibilità di riprovarci, magari cambiando la politica dei prezzi. Non si può far morire una cosa del genere. Non può accadere proprio in Lombardia.

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