SARONNO – Inziativa dell’europarlamentare saronnese:”In Europa ho proposto di creare una banca dati Schengen dei violentatori condannati, che possa impedirne gli spostamenti negli altri Stati membri”.

“C’è ancora un tratto lunghissimo da percorrere per un cambiamento culturale nel modo maschile di approcciarsi al corpo femminile – afferma Lara Comi – . Secondo i dati Istat quasi 7 milioni di donne hanno subito almeno una volta nella vita una violenza fisica o sessuale. Dall’inizio dell’anno, secondo i dati dell’Osservatorio di Telefono Rosa, sono 120 le donne uccise. Sebbene gli omicidi siano calati (circa un terzo rispetto a venti anni fa) si è passati da un omicidio ogni tre giorni, registrato l’anno scorso, a uno ogni due giorni. E nella maggior parte dei casi gli autori di questi delitti sono mariti, ex fidanzati, comunque persone nella cerchia affettiva delle mura domestiche. L’Onu ha accusato l’Italia di femminicidio. L’ultimo rapporto sulla violenza contro le donne, presentato da Rashida Manjoo, relatore speciale delle Nazioni Unite, ha puntato il dito contro le istituzioni italiane giudicate incapaci di ‘prevenire, proteggere e tutelare la vita delle donne che vivono diverse forme di discriminazione e violenza”.

“Il problema delle violenze sessuali è stato affrontata anche in Europa – sottolinea Comi – dove ho sollecitato azioni più incisive, in particolare, di verificare la possibilità di creare una banca dati Schengen sui violentatori condannati che possa limitarne gli spostamenti tra gli Stati membri. Spesso infatti chi compie il reato è recidivo. La plenaria di Strasburgo ha poi recentemente approvato una direttiva che istituisce norme minime riguardanti i diritti, l’assistenza e la protezione delle vittime di reato tra i quali anche le molestie sessuali. Ogni anno in Europa 75 milioni di persone sono vittime di reati”.

“Fondamentale – prosegue Comi – grazie all’ex ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, oggi deputato Pdl, è stata l’introduzione in Italia, oltre tre anni fa, del reato di stalking, che ha portato alla luce il sommerso e dato il coraggio a molte donne di denunciare le molestie prima che sfociassero in fatti più gravi”.

“Per contrastare più efficacemente questi reati – conclude Comi – servirebbe comunque un’azione a 360 gradi. Innanzitutto la certezza della pena, che in Italia purtroppo spesso non viene garantita, visto che si vedono violentatori troppo spesso rimessi con facilità in libertà grazie a sconti e benefici. Sul fronte sicurezza sono utili poi strumenti come la videosorveglianza, il potenziamento dell’illuminazione nei quartieri a rischio e un maggior controllo del territorio attraverso anche l’impiego dei militari come era avvenuto con il progetto Strade sicure varato dall’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa. Da questo punto di vista mi ha lasciato molto perplessa l’operazione del governo ‘Cieli bui’, che fortunatamente è stata poi cancellata”.