Augusto Airoldi, presidente del consiglio comunale, scrive agli studenti saronnesi. “Lo faccio a titolo personale – sottolinea – con il preciso intento di avviare una riflessione. Non per esacerbare gli animi o dare il via a botta e risposta. E’ anche un modo per far sentire che la loro voce non si è persa, ma è stata ascoltata in modo critico”.

Ecco il testo integrale

Mi piace chiunque voglia utilizzare le facoltà che possiede per interloquire con altri. E sono disposto a fare qualunque cosa perché possa esprimere rispettosamente le sue idee, ancorché fossero opposte alle mie.
Non ho mandato per rispondere a nome della città di Saronno alla nota con la quale un gruppo di studenti ha voluto motivare la scelta di manifestare il proprio dissenso in merito alle politiche scolastiche dell’attuale governo. Posso proporre qualche ulteriore riflessione, a titolo strettamente personale, sentendomi in qualche modo chiamato in causa dalla lettera pubblicata da “ilSaronno” a firma “studenti di Saronno”.

Avevo detto di condividere le motivazioni della protesta, non parte delle modalità. Non ho cambiato opinione. La lettera pubblicata allarga però il campo del confronto ben oltre il modo con cui si è svolta la protesta contro la riduzione dei finanziamenti al sistema scuola: “gridare forte contro il sistema” significa mettere sul banco degli imputati il modello socio-economico occidentale. E’ un obiettivo legittimo, ma sicuramente diverso. Potrebbe non riscuotere le medesime adesioni del precedente e prestarsi ad essere facilmente strumentalizzato da chi ha in mente tutt’altro.
Chi mi conosce sa che sono tutt’altro che tenero con il modello capitalista, anche se riconosco che non sarebbe corretto fare di ogni erba un fascio: quello americano è sicuramente diverso, e a mio avviso per molti aspetti peggiore, di quello europeo. Ad ogni modo dobbiamo prendere atto che, entrambi, sono sopravvissuti alla disfatta del principale antagonista. E, con tutti i rischi di una sintesi estrema, credo che ciò sia avvenuto, principalmente, perché mentre l’uno comportava la totale mancanza di libertà e la miseria materiale per coloro che ci stavano dentro, l’altro garantisce qualche grado di libertà in più (quella di manifestare, ad esempio) e un certo benessere materiale per (una parte di) coloro che ci vivono, condannando invece alla sostanziale miseria quelli che stanno fuori.

Oggi che anche il capitalismo occidentale “non si sente tanto bene” a causa dei suoi devastanti eccessi e forse anche di una sua intrinseca insostenibilità, a soffrirne maggiormente sono i più deboli tra i cittadini. Il problema è che, tra essi, ci sono anche molti uomini e donne, padri e madri, operai e impiegati che tutti i giorni affollano la stazione di Saronno per prendere un treno e recarsi sul posto di lavoro. Ugualmente tra coloro che sono costretti ad utilizzare l’auto per mancanza di un adeguato servizio di trasporto pubblico. Siamo sicuri che far perdere ore di lavoro a costoro crei disagio ai “padroni”? O, piuttosto, farà si che operai e impiegati, magari le vostre madri e i vostri padri, si ritroveranno una busta ancora più misera a fine mese?
Personalmente credo che l’obiettivo di una protesta, che nasce da una visione “alternativa” del modello socio-economico nel quale viviamo, non debba essere di distruggere alcunché. Tantomeno distruggere valore. La vera sfida è quella di costruire. Costruire un modello economico “diverso” perché basato su valori diversi. Un modello nel quale, ad esempio, il principio costituzionale di fraternità, la solidarietà e la gratuità assumano valore di categorie economiche, contendendone il primato alla competizione sfrenata ed al profitto assolutizzato che oggi dominano incontrastati. E, dato non trascurabile, stia economicamente in piedi.

Una protesta che si ponesse questi obiettivi non necessiterebbe di occupare stazioni ferroviarie o insultare i lavoratori delle forze dell’ordine; dovrebbe invece chiedersi come far diventare simili obiettivi tema di riflessione diffusa. Sarebbe certo più difficile, ma forse più utile al vostro futuro. E per quanto possa valere, avrebbe la mia adesione.

10/12/12