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SARONNO – La stagione del Pasta riparte con un grande evento fuori abbonamento: il cantore della memoria ebraica Moni Ovadia torna sul palcoscenico con uno spettacolo emozionante, ricco di memorie e di musiche interpretate da grandi solisti, che contribuisce in modo appassionato alla lotta contro ogni razzismo.

Lo spettacolo Senza confini – ebrei e zingari è in programma giovedì 10 gennaio alle 21.

Un recital di canti, musiche, storie rom, sinti ed ebraiche che mettono in risonanza la comune vocazione delle genti in esilio, una vocazione che proviene da tempi remoti e che in tempi più vicini a noi si fa solitaria, si carica di un’assenza che sollecita un ritorno, un’adesione, una passione, una responsabilità urgente. Gli ebrei della diaspora e i rom hanno in comune parecchie cose ma, prima di tutto, sono i protagonisti di un grande capolavoro di cultura. Entrambi hanno dimostrato che si può essere popolo senza bisogno di frontiere, di eserciti e di burocrazia. Ubiqui e non omologati, fedeli alla loro identità. Per questo l´Occidente colonialista, convinto che la conformità e non la diversità sia un valore, li ha sterminati. Partendo da questo presupposto, Moni Ovadia, il cantore della memoria ebraica fa leva sulla storia del suo popolo per cantare le sorti di altri oppressi, i rom.

Perchè vederlo?
Perché quello di Moni Ovadia è un teatro civile che contribuisce alla battaglia contro il razzismo. Perché è uno spettacolo ricco di musica interpretata da grandi solisti. Perché è un’opera teatrale emozionante fatta di memorie e di grandi emozioni, che allo stesso tempo tende a stemperare certi atteggiamenti negativi, razzismo e discriminazione verso le minoranze etniche.

Chi è Moni Ovadia?
Moni Ovadia, conosciuto come il cantore del popolo ebreo, è un attore teatrale, drammaturgo, scrittore, compositore e cantante.

Nato a Plovdiv nel 1946, in Bulgaria, si trasferisce quasi subito a Milano con la famiglia di ascendenza ebraica sefardita. Proprio questa caratteristica influenzerà profondamente tutta la sua vita e le sue opere, dedite costantemente al recupero e alla rielaborazione del patrimonio artistico, letterario, religioso e musicale degli ebrei dell’Europa orientale e di tutti gli altri popoli perseguitati.

Tra le sue opere più apprezzate e importanti ricordiamo “Il mondo è scemo” in lingua yiddish, “La bella utopia”, “Trieste…ebrei e dintorni”, uno spettacolo sull’Olocausto e molti altri.