SARONNO – Il giudizio finale di Sinistra Saronnese, Sinistra Ecologia Libertà e Rifondazione comunista sul piano di governo del territorio che si approverà in queste ore è di critica costruttiva. Le tre realtà della sinistra cittadina sono pronti ad avviare l’iter per la presentazione di varianti di piano e ad aprire un tavolo di confronto che coinvolga la città.

Ecco un testo che esprime la posizione di Sinistra Saronnese, Sinistra Ecologia Libertà e Rifondazione comunista

Nel dicembre 2012, al momento dell’adozione di questo Pgt, avevamo detto e scritto che sarebbe stato più opportuno il rinvio dell’adozione da parte del Consiglio Comunale.
Successivamente la maggioranza, su quell’adozione, si divise e si aprì il periodo delle Osservazioni al PGT stesso. Speravamo, in questa fase, se non di cambiare l’ impianto generale del Piano, almeno di mitigarne gli effetti negativi sul territorio e sulla comunità.

Effetti prontamente individuati e segnalati, con più di 400 osservazioni, da singoli cittadini, Associazioni ambientaliste (Pro Natura, Lega Ambiente, Attac, ecc.) e, in altra forma, dagli stessi Enti preposti a verifica e controllo.

La principale e fondata riserva che noi avevamo posto riguardava il principio ispiratore: questo PGT a nostro avviso non è basato sulle scelte di “città pubblica”, sulle compatibilità ambientali ed ecologiche ma sulla “ricontrattazione degli interessi privati esistenti“. Siamo sempre più convinti che il PGT debba ruotare attorno alla sostenibilità ambientale e che questa non debba diventare una variabile dipendente ma la prima necessità da perseguire.

Con senso di responsabilità abbiamo ingaggiato il resto della maggioranza in un confronto durato tre mesi, insieme a [email protected], sostenendo le ragioni espresse da molte delle osservazioni provenienti da “associazioni ambientaliste”.

Abbiamo raggiunto qualche parziale successo:
LURA: abbiamo condiviso un’ osservazione che aiutava a “..specificare meglio l’obiettivo di tutela, salvaguardia e valorizzazione delle aree del torrente Lura, peraltro già previsto tra i temi e gli obiettivi contenuti nella relazione illustrativa del DdP”.
Con la stessa osservazione viene accolta anche la richiesta di recepimento delle prescrizioni specifiche dello studio geologico. Questo dovrebbe costituire un quadro di riferimento vincolante, se non un elemento normativo specifico (cosa di cui continuiamo a non condividerne l’assenza) per qualsiasi intervento edificatorio nell’area.

ATU (aree dismesse): abbiamo condiviso alcune osservazioni che limitano l’indice di edificabilità (dallo 0,70 allo 0,60). Avremmo voluto di più e, soprattutto, avremmo preferito che non fosse concesso così tanto all’edificazione libera senza vincoli per quote di residenza convenzionata e sociale, che fosse previsto uno spazio significativo agli insediamenti produttivi per sostenere lo sviluppo di occasioni di lavoro. Invece non abbiamo individuato nessuno sforzo di prefigurare nuovi bisogni e un modo diverso di abitare e vivere la città.

NUOVA EDILIZIA: abbiamo ottenuto i parametri di classificazione energetica in classe A per il nuovo costruito,al fine di una qualificazione delle costruzioni per contenere il consumo energetico. Questo ci era stato ripetutamente negato nella fase precedente all’adozione.

AREE VERDI: altre modifiche che abbiamo proposto producono una maggiore tutela delle aree agricole ed, allo stesso tempo, aumentano il verde pubblico (punto che il PGT stesso rileva essere inadeguato).

Troppo poco per cambiare il senso generale di questo PGT, soprattutto per definire un futuro di città che vorremmo e che il Sindaco aveva promesso ai cittadini.

Un esempio per noi importante è quello rappresentato dalle ARU (aree di intervento lungo il Lura): è su queste aree che si può verificare la coerenza con le dichiarazioni “di principio” scritte. Come accennato sopra siamo riusciti ad avere miglioramenti nella direzione proposta (con anche riduzioni di volumetrie), ma su diversi di questi interventi rimangono valutazioni molto differenti; non ci appaiono neppure coerenti con lo studio del fiume, a cui nel Piano si fa spesso riferimento (il Masterplan del Lura).

Un esempio fra gli altri: avevamo proposto ed ottenuto la inedificabilità in alcune aree fino ad una distanza di 30 dalle sponde (al fine di una maggiore sicurezza rispetto a rischi di esondazione), oggi viene approvata una osservazione per cui questo vincolo non è più prescrittivo ma solo indicativo!!

Un altro punto che riteniamo sostanziale: questo PGT nasce con tecniche di pianificazione, quali quella della perequazione (con la possibilità di spostare volumetrie da un punto ad un altro della città) applicata in modo diffuso, generalizzato.
Riteniamo (seguendo il pensiero di importanti urbanisti democratici) questo strumento, quando viene applicato in questa forma, assolutamente negativo: porta sostanzialmente ad un incremento di rendita fondiaria, da spendere sul mercato finanziario e che peserà come una spada di Damocle sulla città. Com’è stato rilevato questo meccanismo può portare ad un percorso speculativo, con l’attribuzione, per decisione pubblica, di vistose rendite differenziali.

Non vi sono a nostro avviso, in questo Piano, correttivi che possano evitare questa possibilità: non vediamo, ad esempio, come i Piani Attuativi possano farlo, come pure è stato detto; chi decide dove e come acquisire le volumetrie necessarie in un singolo comparto? Evidentemente i privati interessati. Ci potranno essere volumetrie acquistate al valore delle aree agricole che, spostate in altre aree, verrebbero ad avere un valore moltiplicato per x volte, a seconda dei comparti dove andranno ad “atterrare”.

Questo PGT non è ispirato dalla filosofia del cambiamento, da una visione del futuro ma dalla fotografia, sbiadita dalla crisi attuale, degli interessi consolidati e di una città che prepone la rendita dei suoli e l’edificazione come struttura trainante della sua economia … con buona pace degli interessi della salute, del lavoro e dell’ambiente.
Non è un caso se in questi giorni in Consiglio Comunale, il PGT non ha trovato un contrasto fermo da parte delle opposizioni, di quegli stessi partiti che in tutti questi anni hanno garantito e rappresentato gli interessi immobiliari e speculativi in città, regalandoci il 73% del territorio urbanizzato.
Purtroppo un film già visto.

Proprio per tutto questo abbiamo chiesto o sostenuto modifiche ben più incisive che avrebbero comportato però la ripubblicazione del piano e lo slittamento dell’approvazione definitiva; la maggioranza ha deciso diversamente. Una maggioranza che purtroppo sta caratterizzando il proprio mandato con la carenza progettuale, qualche volta in stato confusionale come dimostrano i tentennamenti in consiglio comunale sull’area LUS, incapace di onorare la promessa fatta: “In tanti per cambiare”…
Così è stato per la Saronno Servizi, così è tutt’ora per il Teatro, per la partecipazione o per gli altri progetti, rimasti nel cassetto o appena dichiarati. Diciamo questo senza acrimonia ma per correttezza e lealtà nei confronti dei cittadini, e della Giunta stessa perché “cambiare si può ancora”, basta volerlo.
Noi non siamo interessati alla difesa dei “poteri forti”.

Per questi motivi il nostro giudizio finale non può quindi che essere di critica costruttiva ma ferma a questo Piano, che condurremo, subito dopo l’approvazione, con la proposta di “varianti di piano” finalizzate al perseguimento degli obiettivi che riteniamo indispensabili, ma soprattutto attraverso una mobilitazione dei soggetti pubblici, delle associazioni e dei cittadini in difesa del bene comune.
Pensiamo, inoltre, che l’auspicato processo di partecipazione, salvo lodevoli tentativi in 2 quartieri, non è stato esteso alla città, e che si debbano unire tutte le forze perché si avvii su una visione diversa di città e di urbanistica; intendiamo aprire un confronto pubblico e partecipato con associazioni, movimenti, cittadine e cittadini di Saronno.

14062013