SARONNO – Sono stati celebrati stamattina nella chiesa di San Francesco da monsignor Armando Cattaneo i funerali di Mario Bono, 85enne saronnese, noto per essere il primo libraio di Saronno. Bono ha aperto nel 1954 il primo negozio che vendeva solo libri nella città degli amaretti.

“E’ un uomo che ha segnato la vita cittadina – spiega Mario Nazeri ex direttore Ascom che ha partecipato stamattina ai funerali – tanto che in città non si dice vado in libreria ma vado dal Bono. E’ stato un punto di riferimento per tante generazioni di Saronno: che crescevano comprando da lui i libri per scuola, e finivano per portare in negozi i propri figli. Era davvero il prototipo del commerciante al servizio del cliente: se cercavi un libro che non c’era nel suo ampio assortimento si faceva in quattro per recuperartelo nel più breve tempo possibile”.

Solo un anno fa era morto Adriano Bono il fratello anche lui sempre presente dietro il bancone della libreria che chiude i portici di corso Italia e che è una vera istituzione a Saronno. Mario Bono, classe 1927, lascia la moglie Mariuccia e le figlie Paola e Tiziana.

Ecco il ricordo di Angelo Proserpio, presidente della Società Storica.
“Mario Bono è stato il primo a Saronno ad aprire una libreria che vendesse solo libri. Era la seconda metà degli anni 50 del secolo scorso. Per qualche tempo, nella sede originaria di piazzale Cadorna, il piccolo locale destò dapprima curiosità e poi via via un interesse sempre maggiore. Prima del riconoscimento ufficiale del Presidente della Repubblica, fu proprio quel negozio che diede a Saronno la prova di essere diventata città, perché aveva una libreria vera come quelle di Milano. Con il fratello Adriano, Mario Bono ha aperto un varco importante non solo nella vita ma per la cultura dei saronnesi. Ha creduto nella funzione del libro, ha investito nei cataloghi delle case editrici più importanti, ha rappresentato un punto di riferimento per tutti i lettori, anche i più esigenti. Oggi la velocità dei ritmi attuali i libri li fa comprare ma difficilmente leggere. Allora, soprattutto tra i giovani, leggere faceva tendenza e faceva discutere. Come ha detto Sciascia, il nome di uno scrittore o il titolo di un libro potevano suonare a volte come quello di una patria. Bono è stato il prezioso e scrupoloso tramite di questa ansia di lettura, che ha sentito come una missione fino all’ultimo dei suoi giorni”.

26092013

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