03102013 bici rubata centro saronnoSARONNO – E’ successo pochi minuti fa, uno dei più classici furti: la bicicletta ben legata, con catena e lucchetto, fatta sparire in pochi minuti lasciando senza parole il proprietario. Aveva posteggiato una Elios Colorado bianca e verde e pochi minuti dopo ha ritrovato solo il lucchetto tagliato.

Il furto è avvenuto poco dopo le 17,30 in via Solferino: il proprietario ha lasciato la bici legata per una breve commissione e quando è tornato della due ruote non c’era più traccia.

Un furto che ha colpito anche Alessandro Galli, ideatore dell’evento Rabici, e che ha subito messo in moto un tam tam su web, con tanto di ricompensa, nella speranza di recuperare la bicicletta.

“Questa cosa dei furti di bici deve finire – commenta a caldo il saronnese – Era chiusa con un lucchetto e il proprietario si è assentato dieci minuti. Adesso siamo qui con un ragazzino in lacrime, mentre da qualche parte qualcuno si rivenderà la bici a 20 euro, e poi la troveremo in vendita chissà dove a 50. Il problema delle biciclette non è solo che le rubano, è anche che le persone le comprano e se ne fregano di sapere da che parte provengono. Allora offriamo 100 euro di ricompensa a chi ci dà l’informazione giusta per ritrovare la bici e far arrestare il ladro, perché davvero non dobbiamo rassegnarci e dobbiamo tutti fare qualche cosa perché ci si renda conto che il problema è di tutti, serio e importante, e le forze dell’ordine devono prenderlo seriamente in considerazione. Per cui parliamone, facciamo girare la cosa e magari per una volta riusciamo a ritrovarla, questa bici, aspettando tempi migliori in cui queste cose non succedano più”.

Chi avesse informazioni utili o notasse la bicicletta può contattare lo 02.366.90.184 o scrivere a [email protected]

03102013

40 Commenti

    • Saronno è solo uno dei tanti casi che capitano ovunque. In Italia si rubano circa 3000 biciclette al giorno, e molte non vengono nemmeno denunciate. Se si rivendono a 50 euro è un giro da 60 milioni di euro. E ci sono bici che si rubano su commissione che vengono pagate molto di più.

      In Danimarca non le ruba nessuno, perché tutti ne hanno una. Ma non solo. Il fatto è che in Italia le bici rubate si possono rivendere tranquillamente. Un po’ perché non esistono normative che chiariscano definitivamente a chi appartenga una bici (un mezzo di serie B, perché registrarlo?), un po’ perché sono molte le persone che non si fanno alcuno scrupolo a compare bici di dubbia provenienza, basta spendere poco.

      Di problemi più urgenti ce ne sono molti, in questo paese e anche in questa città, dal lavoro alle emergenze sociali. Tuttavia credo che un segno di civiltà sia anche quello di combattere questo fenomeno dei furti di bici, che immagino avrà toccato tantissimi dei lettori di questo sito.

      Affrontarlo seriamente e chiedere che istituzioni e forze dell’ordine facciano altrettanto senz’altro non ci farà del male.

      • Già che si parla di furti di di biciclette… ho visto che nella stazione di Bollate Nord hanno costruito un deposito per le bici videosorvegliato con accesso tramite tessera nominativa (chiamata “velostazione”). Come mai non c’è nulla di simile a Saronno?

        • Ipotesi: perché i nostri governanti nn hanno nemmeno le competenze per riuscire a pensare qualcosa di simile. In oltre tre anni non si è visto NIENTE che riguardi la mobilità.
          E in un paese alla deriva questa cosa dei furti nn può che aumentare…specialmente se a rubare sono i poveracci ma a comprare sono gli indigeni.

        • I dipendenti comunali hanno il deposito bici eh!!! Nuovo di zecca. Per il qualche hanno tagliato 4 parcheggi a disco-orario in Comune. Cosa dite? Sempre a parlare male. O sbaglio Sig. Galli?

        • Ciao Nevio. Le velostazioni, abbastanza diffuse all’estero, stanno nascendo anche in Italia, come quella che tu segnali, di cui non ero informato e che magari varrebbe la pena visitare.

          A pagina 24 del nuovo Città di Saronno c’è una mappa che abbozza un biciplan per la nostra città (ne parla l’assessore Barin nell’articolo sulla mobilità dolce). In corrispondenza della stazione è segnata una velostazione con le caratteristiche che indichi. L’idea, quindi, è recepita, ma come molte cose di questi tempi bisogna capire se ci saranno le risorse per realizzarla.

          Sarebbe senz’altro opportuno che i molti ciclisti saronnesi, pendolari o meno, facessero emergere l’esigenza di una struttura simile.

      • qui a Saronno le rubano a tutti! non siamo in Danimarca caro Galli: quindi? …forse perché non tutti ne hanno una, e chissà chi mai oggi non possa permettersi l’acquisto di una bici da poche decine di euro? …una vaga idea io ce l’ho … e tu? mi sento davvero cattivo oggi e propongo di lasciarci la tua per strada una notte senza megacatena e tre lucchetti …solo per vedere la fine che fa. Hai poi a disposizione tutte le forze dell’ordine che vuoi e le telecamere …ma la bici non la troverai mai più!

  1. Ma tanto per questa amministrazione è tutto tranquillo!!! Siamo noi che ci facciamo le paranoia… la delinquenza è solo percepita… secondo i nostri amministratori!!!

  2. sono daccordo bisogna unirsi per cercare di prevenire il più possibile questi furti .vigilerò il più possibile quando giro per Saronno.

  3. Servono chiaramente leggi più severe o marchiature tali da rendere invendibile la bicicletta. Comunque consiglio di investire qualcosa in più nei meccanismi antifurto. Catene tradizionali e lucchetti resistono 1 secondo, consiglio invece trecciati o blocchi simili a quelli degli scooter, costano di più ma finora (toccando ferro) la mia mountain bike resiste intonsa da anni 😉

    • Giustissimo Lorenzo: i sistemi di antifurto sono importantissimi.

      Credo che i ladri abbiano utilizzato la tecnica, ora diffusa, di raffreddare con uno spray refrigerante il metallo della serratura e di romperlo con una martellata.

      Servono quindi lucchetti resistenti: uno da 10 euro questa garanzia non la dà senz’altro.

  4. che brutto… ancora una volta furti di biciclette.
    non penso che leggi più severe possano servire: prima devi beccare questi disgraziati… ed è difficile, parlo per esperienza purtroppo diretta (fortunatamente mai a mie bici, ma sfortunatamente a quelle di ragazzini).

    nemmeno a me piace particolarmente ‘la taglia’, ma capisco il moto ‘di getto’. la verità è che non dovremmo arrivare a pensare ciò: non dovrebbero esserci furti e il controllo dovrebbe essere pressochè perfetto (cosa che rasenta l’inumano).

    • Eh, lo so Francesco che questa cosa della ricompensa può non piacere.

      Come so che ci sono problemi più gravi. Ma credo sia importante che di questa situazione se ne parli, perché i casi stanno diventando davvero frequentissimi e non è una questione di presenza delle forze dell’ordine, che comunque in centro ci sono perché le vedo tutti i giorni e non possono essere sempre ovunque.

      Però – vedi, vedete – la questione dei furti è un handicap davvero molto grave per quanto riguarda la diffusione dell’uso della bicicletta: in quanti non la usano perché temono furti o vanno in giro con dei catorci per non farsela rubare? O ancora acquistano dei rottami di dubbia provenienza per evitare brutte sorprese, alimentando il mercato illegale e circolando su mezzi insicuri per sé e per gli altri?

      Quello che deve passare è il messaggio che le biciclette sono mezzi veri, seri. Nei paesi evoluti dal punto di vista della mobilità, quelli in cui si vive meglio, è così. Perché da noi no? Dobbiamo imparare a proteggerli.

      Allora io credo sia giusto offrire una ricompensa. Sia per il valore della bici in sé, sia per il fatto che, ritrovandola, daremmo un segnale di speranza per tutti coloro che non usano la bici, scoraggiati dai tanti furti.

      Comunque:

      1) legarle bene!
      2) denunciare il furto
      3) segnalare alle forze dell’ordine luoghi di vendita di bici “sospette”
      4) non comprare MAI bici di dubbia provenienza

      Questi sono i consigli che, come attivista di FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), mi sento di poter dare.

      E invito anche tutti i ciclisti urbani a iscriversi alla pagina FB della sezione di Saronno, in modo da venire a conoscenza delle iniziative ciclabili in città, comprese quelle legate alla prevenzione dei furti.

      https://www.facebook.com/CiclocittaFiabSaronno?ref=hl&bookmark_t=page

      Se poi qualcuno vuole fare la tessera, che include anche l’assicurazione per gli incidenti (anche quelli causati) può passare in sede, in via Solferino 7 in orari da ufficio.

  5. La difficoltà che riscontriamo in Saronno è che è che purtroppo chi ruba è: clandestino, disoccupato, non solo extra comunitario, e soprattutto.. conosce bene la Normativa Italiana: anche se rubi ( con le condizioni di cui sopra), non ti succede nulla!!! Provasse un nostro italiano, residente a rubare: cambierebbe TUTTO!!!!! POVERA ITALIA e POVERA SARONNO!!!!!

  6. ah perché a Saronno c’è qualcuno che va in giro in bicicletta? dall’enorme traffico di automobili non si direbbe!!!…la bicicletta è il futuro della mobilità, assieme al trasporto pubblico…aspettando che l’onestà torni di moda!….

    • ritengo dalle tue affermazioni che tu non sia cittadino saronnese: qui a Saronno vige il 30km all’ora, piste ciclabili ovunque, sicurezza imprescindibile, il meglio del meglio che tu possa trovare a nord di Milano!… o forse cittadino lo sei e non ti sei reso conto che la fata turchina ha raccontato a pinocchio un sacco di bugie e siamo di fronte al gatto e alla volpe!

      • Chiariamo il concetto, l’ironia può non essere colta da tutti 😉

        La situazione viabilistica a Saronno è molto semplice da riassumere: fa schifo e continuerà a farlo finché non verranno prese decisioni serie in merito.
        Visto che di biciclette si sta parlando: le piste ciclabili a Saronno fanno pena. I punti principali della città, quali ad esempio la stazione FNM e l’ospedale, non sono raggiungibili attraverso piste ciclabili e, quando ci sono, spesso sono tali solo sulla carta!

        Una pista ciclabile, per essere pratica e sicura deve essere FISICAMENTE divisa dalla/e corsia di marcia aperta alle auto, non basta disegnare una riga gialla sull’asfalto per poter spacciare km di piste ciclabili in città! Per non parlare dei geni che vi parcheggiano sopra…
        Inoltre, anche dove ci sono, qui a Saronno le piste non formano una rete interconnessa, il che sarebbe un vero punto di forza per la mobilità sicura, a differenza del demagogico limite di velocità da terzo mondo imposto da quest’Amministrazione.

        Mancano i soldi? Posso capirlo.
        Manca la volontà? Non posso accettarlo!

        Alcune soluzioni volte a favorire sul serio la sicurezza della viabilità potrebbero essere applicate a costo zero (o comunque accettabile); mi viene in mente, ad esempio, la trasformazione di alcune “arterie” oggi a doppio senso (una su tutte via San Giuseppe) in senso unico con pista ciclabile, salvaguardando i parcheggi presenti e, nello stesso momento, garantendo una via sicura a chi si reca in stazione in bicicletta… ma stiamo parlando di fantascienza, vero? “Signor Scott, mi teletrasporti in stazione, prego!”

        • Non concordo sul fatto che le piste ciclabili debbano essere necessariamente divise, anche perché così facendo in molte zone non sarebbero neppure realizzabili. Le piste ciclabili possono anche essere solo dipinte sulla carreggiata ma devono essere appunto rispettate, il problema non è la pista ciclabile in sé ma la mancanza di educazione che vige in Italia, e per farle rispettare bisogna andarci pesanti con le multe. In Europa sono diffusissime anche le piste ciclabili solo tracciate e funzionano (a seconda dei paesi puoi ritrovare gli stessi problemi che abbiano noi per la serie tutto il mondo è paese…).

          • Ma infatti il problema è sempre quello: le auto. Se nn si comincia a colpire in modo deciso questo mezzo di trasporto rendendo, oltre che costosa, anche difficile la possibilità di circolazione, limitandola dunque al necessario e non alla norma, non cambierà mai nulla.
            Nei paesi civili si fanno km per andare al lavoro e per le spese quotidiane e per andare a prendere i figli a scuola, con qualsiasi clima…da noi per queste cose esiste solo l’auto. E non è una semplice questione di “sicurezza”.

          • ma Lorenzo, seguendo il suo ragionamento, ossia che ‘basta il rispetto’, la conseguenza logica non è dire “le piste ciclabili non devono essere divise”, ma dire “le piste ciclabili non servono”… tanto “basta che tutti rispettino le bici e le piste a loro dedicate non servono”.
            il problema, però, è che non tutti gli automobilisti rispettano le bici, ma anche che non tutti i ciclisti rispettano il codice della strada così come non tutti i pedoni lo rispettano etc.
            di fronte a questa realtà, le piste ciclabili servono. e se sono delimitate in modo chiaro (con barriere) costringono le auto al rispetto.

        • Ciao Valerio. Hai ragione sul fatto che la situazione saronnese vada migliorata.

          Tuttavia, come scrivono anche altri, non è affatto necessaria la separazione del traffico. Gli studi in proposito sono consistenti. Anzi, a Berlino, i dati di vent’anni hanno dimostrato che in ambito urbano le ciclabili separate sono più pericolose.

          Per farti un esempio, la ciclabile di via Roma è più sicura così com’è, con la striscia, che con la corsia separata (anche se la corsia sarebbe meglio spostarla sull’altro lato). Questo a patto, ovviamente, che le auto viaggino a velocità moderata, i noti 30 km/h.

          Quello che si deve capire – ed è fondamentale – è che per una buona coesistenza delle forme di traffico è necessario che le auto vadano piano. Auto a 50 o più km/h in ambito urbano sono pericolose a prescindere da marciapiedi e ciclabili. Certo, a Saronno le Zone 30 non funzionano benissimo e guai se ci s’impegna a farle rispettare con le multe. 🙂

          Le ciclabili separate, invece, sono necessarie laddove il traffico è di tipo extraurbano o a scorrimento veloce. Sono ottimi esempi la ciclabile di via Bergamo o quella che va da Saronno a Solaro. Via Varese è un altro punto in cui servirebbe una ciclabile separata.

          Come FIAB, abbiamo organizzato delle serate formative sul tema, che è importante, e continueremo a farle.

  7. che due scatole, io la bici non la compro più!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! per forza poi andiamo tutti in macchina!!!!!!!!!!!!!!!

  8. Ci sono gruppi organizzati di ladri di biciclette: occorre individuarli e capire quali sono le vie di trasporto e di smercio di tutte queste biciclette rubate in quantità industriale. Occorrono indagini fatte seriamente, ma da chi? Bisogna che le autorità preposte alla sicurezza si attivino e diano segnali forti. Ai ladri, in certi Paesi che ben sappiamo, vengono mozzate le mani senza tanti complimenti…e qui invece magari li si compatisce e li si liquida con una ramanzina e una caramella!! Anche qui, come in Danimarca, avevamo una bicicletta a testa, ma poi, per vari motivi in buona parte già esposti nei commenti, SIAMO RIMASTI CON IL CAVALLO DI SAN FRANCESCO!!!

    • Forse basterebbe un sistema per dimostrare la proprietà di una bicicletta per scoraggiare una parte dei furti, ma questo non è di competenza saronnese e il percorso è lunghissimo.

      Credo che, però, vada capito molto bene il meccanismo: le rubano, le ricettano, le rivendono perché in molti non si fanno scrupolo a comprarle a pochi soldi evidentemente rubate.

      Non è solo “colpa” dei ladri.

  9. ma se in centro, in stazione,e davanti al santuario ci passano i TIR ( vedasi quello che si è bloccato settimana scorsa ) cosa ha fatto l’amministrazione in questi 3 anni . Nulla di nulla solo chiacchiere …

  10. Scena di ieri. Un ragazzo, dell’est sta armeggiando con la catena di una bici, zona stazione prima di via Carcano. Ore 17.30. Davanti a lui passano 3 persone prima di me, gli lanciano giusto un’occhiata e non dicono nulla. Passo, io, mi fermo, “che fai?” gli dico. “ho dimenticato la chiave a casa” dice in un italiano stentato. “Ceeerto” dico io. “fatti i fatti tuoi” mi dice. Nel frattempo arriva un suo socio (tratti nordafricani). Guardano male me e mia moglie vicino a me. Io chiamo col cellulare i carabinieri. Tempo 3 minuti e la catena è rotta e i due si involano. Vigili non pervenuti (e non gliene faccio una colpa, sia chiaro).
    Ora: 1. Perché la gente è così indifferente? Perché non chiamano i vigili invece di tirare dritto? 2. Perché, visto l’impressionante numero di bici rubate quotidianamente (sì, ogni giorno!) in stazione, vigili o carabinieri non riescono a fare nulla? 3. Perché, almeno in stazione, non c’è un deposito bici custodito, come c’era anni fa? L’indifferenza è totale, della gente e delle istituzioni. Io, purtroppo, sono tornato ad andare in stazione in auto. Dopo 2 bici rubate, non mi posso permettere di buttare via altri soldi.

    • Penso che la situazione, purtroppo, sia abbastanza abituale, anche perché le persone hanno timore ad esporsi e l’impunità aumenta l’arroganza dei ladri.

      E del resto anche le forze dell’ordine hanno dei problemi a verificare la proprietà di un mezzo, non essendoci un registro. Tuttavia, mi pare che un presidio da parte del personale di sicurezza della stazione o della polizia ci sia, forse è il caso di rivolgersi a loro.

      Riguardo al deposito, anche in questo caso mi risulta che sia ancora aperto, ma non dove si trovava in precedenza (ora ci sono i binari tronchi) ma dall’altra parte della stazione, in una zona un po’ lontana, per cui la gente lo usa meno e ha il problema che alle 21 chiude. Magari qualche pendolare può essere più preciso.

    • In stazione il deposito c’è, è coperto e custodito, la bici la lascio sempre lì da anni. Costa 50c al giorno o 1,50€ a settimana.
      È dove ci sono i depositi delle Nord, dall’altro lato del cavalcavia, 30 secondi scarsi a piedi fino in stazione. Custodito fino alle 20e30 ma forse da quest’anno anche più tardi. Non è una velostazione ma è funzionale e protetto.
      Basta informarsi.

    • Confermo che il parcheggio esiste ancora e ha una tessera di abbonamento che costa 5 euro al mese.

      • che, tradotto, all’anno (conto 11 mesi) costa 55€.
        una bici ‘usata’ quanto costa? 20-30€?
        all’anno quante me ne potrebbero rubare? una? ci risparmio.
        in due anni (110€ di deposito)? sempre una? risparmio netto.

        purtroppo questa logica c’è… e si ricollega a quanto si diceva nell’articolo.

        se vi fossero risorse al fine di incoraggiare l’utilizzo della bicicletta il posteggio custodito dovrebbe costare zero all’utilizzatore (o pochissimo all’anno) e il Comune dovrebbe sostenerne i costi.

        • Non sapevo dell’esistenza del deposito, andrebbe indicato molto meglio a mio avviso.
          5 euro al mese mi sembra una cifra corretta( di più non lo sarebbe), trovo invece completamente sbagliata la sua classica mentalità italiana di coprire tutto con la tassazione generale, la bici la usi allora paghi(il giusto) per tenerla al coperto ed al sicuro non vedo perchè la collettività dovrebbe assumersene il costo visto che già paga le forze dell’ordine per controllare il territorio(non giudico con quali risultati). Poi lamentiamoci che le spese dello stato sono fuori controllo..

          Comunque all’anno non gliene rubano una sola di bicicletta. certo se come oggi uno per poterla lasciare all’aperto è costretto ad usare dei catorci di biciclette potrebbe anche essere, inizi a lasciare in giro tutti i giorni una bella bicicletta poi vediamo quante ne cambia all’anno..

Comments are closed.