13122013 controlli carabinieri stazione via diaz piazza cadorna (10)SARONNO – Un “grazie” ai carabinieri per avere preso i rapinatori che presero di mira suo figlio ed anche al sindaco Luciano Porro per essersi interessato della vicenda, ma anche un invito a non abbassare la guardia sul fronte della sicurezza, in particolare in zona stazione centrale. E’ questo il contenuto della “lettera aperta” del papà del giovane che il 26 novembre scorso era stato preso di mira sul ponte della Vittoria dai tre tunisini che gli avevano rubato Ipod e telefonino, e che in quel periodo si erano resi protagonisti di molte altre rapine. Il figlio, studente a Milano, era stato avvicinato dai malviventi nel tardo pomeriggio, quel giorno; senza che nessuno intervenisse in sua difesa: in quei momenti stava parlando al telefono proprio con il padre, che dunque udì in diretta tutto quello che stava accadendo.

Ecco la lettera del papà saronnese, indirizzata al primo cittadino

Al sindaco di Saronno, di nuovo

Ill.mo Sig. Sindaco,

il 26 novembre, a seguito dell’aggressione di mio figlio nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Saronno, Le scrissi una lettera a cui replico volentieri.
Abbiamo infatti appreso sabato scorso che i carabinieri di Saronno hanno arrestato tre giovanissimi tunisini irregolari, aggressori di mio figlio e di numerose altre giovani vittime: la notizia non mi ha sorpreso perché questi individui erano ben noti (già oltre un mese fa) alle forze dell’ordine, in attesa della chiusura delle indagini e che il magistrato competente ne autorizzasse l’arresto.

Oggi, oltre a ringraziare Lei per l’attenzione che mi ha dedicato, vorrei ringraziare i carabinieri di Saronno per la professionalità e l’efficienza dimostrata: forse per la prima volta nella mia vita ho sentito le Istituzioni dalla parte del cittadino, dalla mia parte (e non per sanzionarmi per avere infranto il codice della strada). Mi piacerebbe che succedesse più spesso.

Prima di Natale mio figlio è ritornato in possesso dell’Ipod che gli era stato sottratto (del telefono ancora nessuna traccia); un paio di volte ha anche avuto occasione di vedere per strada il suo aggressore (quello col ciuffo biondo): una volta in particolare mentre spacciava nei pressi di un locale nelle vicinanze del centro islamico, a pochi metri dal Municipio di Saronno, e subito dopo il passaggio di una volante dei carabinieri.

Mi è rimasta comunque una perplessità: gli arresti avrebbero potuto essere operati già un mese fa, ma la burocrazia legata ai tempi della giustizia italiana li ha ritardati per alcune settimane. In circostanze diverse i colpevoli avrebbero potuto far perdere le tracce e rimanere impuniti: ora spero che questi delinquenti (ragazzi sfortunati, ma portati a delinquere) non tornino in libertà dopo pochi giorni perché dopo averli incrociati decine, centinaia di volte la sera al ritorno da Milano, se me li ritrovassi di fronte a piede libero non so come reagirei.

La speranza è che vengano immediatamente espulsi e rispediti al paese di origine (risparmieremmo almeno i costi di custodia in carcere), ma ho scoperto che anche in questa ipotesi i tempi e le modalità di espulsione sono imbarazzanti: potrebbero essere necessari anche più di due anni.
Penso che questo Paese dovrebbe volersi più bene, fare leggi e scelte intelligenti che aiutino i cittadini per bene a vivere meglio.

E invece ci sono grandi città che, pur soffocando tra rifiuti che non sanno smaltire, pensano di istituire la tracciabilità delle deiezioni canine, obbligando i proprietari dei cani a fare l’esame del Dna (a spese di chi?): in Italia la realtà spesso supera la fantasia. Come Le avevo scritto nella precedente occasione, penso che la sicurezza dei cittadini non dovrebbe essere materia di speculazione politica o ideologica, ma un bene pubblico da tutelare.
Nelle ultime settimane la situazione attorno alla stazione è migliorata, anche se solo pochi giorni fa ho assistito ad un episodio (pesantissimi apprezzamenti del solito gruppo di nordafricani ad una giovane carina e vistosa, probabilmente dell’est), che temevo potesse sfociare in una aggressione, questa volta non a scopo di rapina, ma fortunatamente senza seguito.
Ho letto e sentito di spaccate e vetrine infrante (ben visibili in centro), a testimonianza che la nostra città è tutt’altro che sicura, come sicuro non è più il contesto sociale odierno, e non certo solo per responsabilità del primo cittadino. Se ben ricordo, l’organico dei carabinieri di Saronno è lo stesso di 20 anni fa, ma in uno scenario molto diverso e ben più complesso di allora, se è vero che oggi nel territorio comunale gli stranieri residenti sono quasi il 10 per cento della popolazione.

Se tutti questi nuovi saronnesi avessero una casa ed una occupazione onestamente retribuita, non avremmo motivi di preoccupazione, ma sappiamo bene purtroppo che non è sempre così.

La casa e l’occupazione sono un problema acuto per gli italiani, soprattutto per i giovani, figurarsi per gli immigrati: è un tema delicato, di cui si dovrebbe trattare senza ipocrisia e pregiudizi ideologici, e ben sapendo che i flussi migratori sono una delle conseguenze delle guerre moderne, quelle che non si dichiarano ma si fanno, anche e soprattutto con le armi dell’economia e della finanza (secondo il miliardario americano Warren Buffett i derivati sono le vere armi di distruzione di massa).

Ricordiamoci che la ricchezza, per essere redistribuita, deve prima essere prodotta, e che il tema dell’accoglienza e della solidarietà non può essere trattato disgiuntamente da quello della limitatezza delle risorse. Il tema, in un contesto sociale, è sempre lo stesso: chi paga? Tornando al tema della sicurezza, spero – senza speculazioni – che possa continuare a far parte dell’agenda dell’Amministrazione Comunale, e che questo Paese, come dicevo, si voglia un po’ più bene, magari destinando alla sicurezza delle nostre città e delle nostre coste (7500 chilometri) i militari inviati in presunte, costose ed ipocrite missioni di pace in giro per il mondo.

A Milano, a poca distanza dal mio ufficio, da oltre 20 anni sosta una volante dei carabinieri ventiquattro ore al giorno, con a bordo due militari, per custodire una delle residenze di un ex presidente del Consiglio: ogni volta che li vedo per me è immediato pensare a quanto costa alla collettività quel servizio pubblico di protezione di un bene privato. Equivale al costo di sei militari oltre a quello di gestione di una autovettura. Come si chiama questa tassa sconosciuta?

E il problema non è solo il costo, ma che le forze dell’ordine impegnate nei servizi di scorta ed al presidio di presunti bersagli sensibili siano sottratti alla sicurezza dei cittadini “normali”, della collettività. Tasse? Non dovevo parlare di tasse: in materia fiscale gli ultimi governi (di tutti i colori) sembrano in stato confusionale, e legiferano con provvedimenti fatti e concepiti in spregio sistematico non solo dello Statuto del contribuente, ma anche dei più elementari principi di buon senso e lealtà fiscale.

Scusate, ora devo andare a calcolarmi la mini Imu. Nonostante tutto, che sia buon anno.

Lettera firmata

160114

3 Commenti

  1. Sinceri complimenti a questo uomo e padre, che – pur se coinvolto in prima persona nella scioccante esperienza capitata al figlio –
    dimostra di non avere perso serenità, capacità di analisi e lucidità
    nel ragionare. Davvero ammirevole. Se più italiani, e chi ha responsabilità politiche in primis, fossero come questo uomo e padre, il nostro sarebbe veramente un paese migliore.

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