liceo grassi striscioneSARONNO – Carlo Cattaneo, Alessandro Borroni, Matteo Robbiati e Paolo Mantegazza rappresentanti d’istituto degli studenti del liceo scientifico G.B.Grassi di Saronno hanno scritto una lettera aperta contro la chiusura della succursale di via Buozzi del proprio istituto. I ragazzi rimarcano i problemi che provocherebbe la riduzione degli spazi, dalle ricadute sulla didattica a quelle sul personale dell’istituto e chiedono alla Provincia di provare a trattare con la proprietà per avere una riduzione dell’affitto che possa permettere di tenere la seconda sede che ospita 11 delle 44 classi.

“Noi rappresentanti d’istituto degli studenti del liceo scientifico G.B. Grassi di Saronno scriviamo oggi per segnalare una situazione che riteniamo a dir poco incresciosa.

E’ una notizia uscita già su diverse testate, ma secondo noi non è le è ancora stato dato sufficiente risalto: dall’anno prossimo noi non potremo più fruire della sede staccata.

Anche se si vocifera che la notizia fosse nota da giugno, è stata diffusa all’interno dell’istituto solo quando è stata confermata alla dirigenza con un avviso scritto, in novembre, e anche allora la faccenda era confusa. In gennaio, in seguito a nuove evoluzioni, è parsa più chiara: la Provincia di Varese non ha più intenzione di pagare l’affitto che doveva versare annualmente per la nostra sede succursale, uno spazio fondamentale che ci offriva un totale di 12 aule, di cui 11 occupate attualmente. In questa sede, peraltro, è stato allestito appena due anni fa un laboratorio informatico per il costo di 18000 euro, che dovrebbe essere smantellato, e il materiale immagazzinato.

Il fatto, oltre ad essere assurdo di per sé, perché classifica l’istruzione come un costo e non, come invece dovrebbe essere, come un investimento, è doppiamente paradossale per le soluzioni riparative proposte.
Il Commissario della Provincia (Varese è commissariata), infatti, aveva prospettato a novembre un rientro in sede centrale per l’anno 2014/15, un edificio costruito negli anni ’60 del Novecento e del tutto inadatto per ospitare tutti gli iscritti che oggi contiamo. Diciamo novembre perché, rendendosi probabilmente conto dell’impossibilità di realizzare un cambiamento così importante in un tempo così breve, ha a Gennaio cominciato a considerare un dislocamento provvisorio di alcune classi negli Istituti a noi vicini. Ed è stata sottolineata la sua temporaneità.
Già, perché tale rientro rimarrebbe da applicare per gli anni successivi, e non sarebbe meno improponibile: prevederebbe infatti un consistente rifiuto delle iscrizioni.

Per limitare le iscrizioni, poi, ci sono state proposti dei parametri assolutamente inaccettabili, poiché si vuole parlare di territorialità, cioè di appartenenza al territorio provinciale. Oltre a togliere ogni libertà di scelta nello studio, questo risulta impensabile per un Comune come Saronno, che si trova tra le provincie di Monza Bianza, Como e Milano, e da queste prende gran parte delle proprie iscrizioni.
E le limitazioni non andrebbero ad attuarsi solo al nostro istituto, ma coinvolgerebbero l’intero polo. E, guardando solo in fondo alla via, le iscrizioni ogni anno al vicino Itis Riva sono per il 60% extra provinciali.

Come se ciò non bastasse, la diminuzione forzata delle iscrizioni porterebbe gravissimi danni al nostro Liceo: ad oggi, infatti, abbiamo poco più di mille studenti, e scendendo sotto il migliaio subiremmo forti tagli al personale Ata. E rifiutando delle classi i docenti perderebbero le ore di insegnamento che a queste classi sarebbero dovute essere assegnate, e conseguentemente perderebbero il loro posto di lavoro.
In un Liceo che si è piazzato tra i primissimi posti per preparazione su scala provinciale e regionale, questo significherebbe di certo un peggioramento significativo dell’offerta formativa, del tutto inammissibile.

Noi dunque, e con noi i genitori e i docenti, riteniamo inammissibile anche solo ipotizzare la privazione del nostro Istituto della sua sede succursale. Certo, i costi di mantenimento sono elevati, ma non è irrazionale ritenere che in un tempo di crisi i proprietari siano disposti a ritrattare l’affitto per un prezzo ben più contenuto, anche considerando che non potranno sperare di ottenere una nuova utenza a breve.
E’ poi decisamente vergognoso parlare di territorialità in uno stato civile quale è l’Italia, in particolar modo quando viene a ledere la libertà per diritto del cittadino Italiano.

4 Commenti

  1. Non si potrà, infatti, trovare spazio in sede centrale per tutte le 11 classi attualmente collocate nella sede staccata-la promessa della Provincia, citata nell’articolo, di offrire i locali di altre scuole sembra quantomeno dubbia in quanto solo l’IPSIA Parma a Saronno presenta delle aule libere, per di più in diminuzione a causa dell’aumento previsto degli iscritti, ma tale ambiente, secondo docenti, genitori e studenti del Grassi, non appare idoneo per gli studenti del liceo-e, pertanto, si dovrà ridurre il numero complessivo di classi dell’istituto.NON IDONEO IN BASE A QUALI CRITERI?!!?

  2. Bravi ragazzi.
    Fate conoscere questa situazione alla stampa, fate rumore, cosi’ si palesa al mondo non solo l’inutilita’, ma anche la dannosita’ delle province.

  3. Quattro province (VA, CO, MI e MB) ovvero quattro giunte provinciali da pagare che non riescono a mettersi d’accordo su come partecipare alle spese per le scuole superiori saronnesi.
    A casa tutti, al piu’ presto!

  4. Assurdo che chi e’ di Introini non possa piu’ andare nelle scuole superiori di Saronno.

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