SARONNO – “La proposta uscita dalla consultazione referendaria dimostra che c’è un Paese spaccato in due. Voglio però vedere se Berna vorrà portare avanti fino in fondo la politica dei tetti massimi all’immigrazione andando a chiedere la rinegoziazione dei trattati con l’Unione europea per la libertà di movimento delle persone. Portare indietro le lancette della storia non è la soluzione e l’isolamento a trecentosessanta gradi alla lunga è un boomerang. Anche perché va ricordato che l’Unione europea è il principale partner economico della Svizzera. E di questa libera circolazione ne beneficia il Paese che può avere manodopera specializzata, quella garantita dai 60 mila frontalieri italiani, a costi più bassi. Io continuerò in tutte le sedi europee a battermi contro questo tentativo di discriminare i lavoratori italiani. Se persisterà questa politica, potremmo fare la proposta di rompere gli accordi di Schengen cui la Confederazione elvetica ha aderito”.

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Lo afferma lìeuroparlamentare di Forza Italia, la saronnese Lara Comi, a seguito dell’esito del referendum odierno in Svizzera. La consultazione, voluta dal maggiore partito locale, l’Udc, mira a imporre tetti massimi all’immigrazione e a rivedere gli accordi bilaterali Svizzera-Unione europea, in vigore dal 2002, che regolano la circolazione dei cittadini Ue all’interno della vicina Confederazione.

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2 Commenti

  1. gGazie grazie grazie per essere al nostro fianco nella battaglia con coerenza e competenza e con grinta. grazie

  2. In realtà il popolo svizzero dando credito agli argomenti denigratori fondati sugli istinti più bassi ha sconfessato governo, parlamento, organizzazioni economiche, sindacati e la stragrande maggioranza dei partiti, e ha voluto dare una brusca sterzata alla politica economica del paese, dando a intendere che così non si può andare avanti: l’afflusso di stranieri va limitato e chiede la reintroduzione dei contingenti.

    Ne consegue anche un effetto diretto sui 60000 lavoratori frontalieri italiani che esercitano attività produttiva in Ticino e nel Grigioni. Durante gli ultimi incontri con i Consiglieri federali al World Economic Forum di Davos il ministro Saccomanni ha affermato che entro maggio, sarà siglato l’accordo quadro con la Svizzera che regolamenterà diverse questioni, tra cui quella fiscale relativa ai 180 miliardi di capitali italiani custoditi nelle banche elvetiche.

    Sarebbe opportuno che nell’accordo venisse inserita la questione dei frontalieri a cominciare dal mantenimento al 38% dell’aliquota relativa ai ristorni, contro la volontà ticinese di ridurla, onde evitare effetti deleteri sui bilanci dei Comuni lombardi di confine.

    L’esito di questo referendum dovrebbe portar a migliori consigli e a comportamenti responsabili la Lega Nord che cavalca gli stessi temi xenofobi dell’Udc e della Lega dei Ticinesi, senza chiedersi le ragioni che spingono i frontalieri lombardi a cercare lavoro in Svizzera.

    Le organizzazioni di stranieri in Svizzera, rispetto al passato, su temi di questa portata hanno avuto un comportamento defilato facendo venir meno l’apporto necessario a ribaltare un risultato deciso sul fil di lana con uno scarto di soli ventimila voti”.

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