ex cantoni dall'alto (5)SARONNO- Riceviamo e pubblichiamo una nota di Sel in merito alla bonifica dell’ex Cantoni: in cui si fa il punto della situazione, dall’imminente avvio della conferenza dei servizi al lavoro della commissione acqua tracciando anche una road map per gli interventi futuri per l’Amministrazione comunale

L’inquinamento del pozzo di via Parini ha suscitato già in passato le giuste preoccupazioni dei cittadini saronnesi. Oggi, finalmente si sta arrivando  ad un momento importante della lunga fase di  accertamento delle cause e delle responsabilità.

L’area interessata é quella della ex-Cantoni. La procedura di accertamento si definisce Piano di Caratterizzazione. All’inizio del mese di marzo ci sarà una Conferenza dei Servizi su questo tema i cui Attori principali saranno, oltre al Comune di Saronno, la Provincia, l’ Arpa, l’ Asl e la proprietà: una riunione importante per definire la situazione esistente e decidere se continuare nell’analisi ed individuare il modo migliore per procedere ad una bonifica necessaria.

In passato non sono mancati errori e ritardi nelle procedure, ma sappiano anche che significativi e positivi passi in avanti sono stati fatti nel 2013, nella direzione di una migliore conoscenza della situazione di quel sito, grazie soprattutto all’ottimo lavoro della Commissione Comunale sull’Acqua che  ha recentemente approvato una relazione in cui viene espressa una importante analisi aggiornata della situazione:

–         Viene definito un contesto possibile causa dell’ inquinamento da tetracloroetilene (solvente clorurato sospetto cancerogeno) attraverso il recupero di  una documentazione storica che testimonia  l’uso in passato in quell’ area  di questo  elemento altamente inquinante.

–         I limiti e le imprecisioni delle analisi fin qui svolte.

Questo fatto, insieme all’analisi dei dati fin ad oggi disponibili, ha portato la stessa Commissione a richiedere che nella prossima Conferenza dei Servizi l’Amministrazione comunale chieda di approfondire l’analisi nell’area interessata al fine di definire modalità di intervento e, quindi, le responsabilità ed i costi della bonifica.

In particolare si evidenzia che non si può escludere con ragionevole certezza, anzi che al contrario si può ipotizzare che l’area ex Cantoni contribuisca alla contaminazione del pozzo Parini. Peraltro anche un documento di dicembre 2013 dell’Arpa di Varese, ente che ha un ruolo istituzionale nella definizione dello stato del sito, dopo un’analisi dettagliata dei dati rilevati, arriva ad una conclusione analoga: che non è possibile escludere una contaminazione del sito stesso.

Sinistra Ecologia e Libertà  sostiene con fermezza il lavoro fatto dalla Commissione Acqua  e sottolinea l’ importanza della relazione che la stessa ha prodotto; ritiene fondamentale l’appuntamento della Conferenza dei Servizi, sosterrà il Comune di Saronno e la sua Amministrazione  nella difesa degli interessi e della salute dei suoi cittadini.

Sinistra Ecologia e Libertà  affronterà alla luce di quanto emergerà dalla Conferenza dei Servizi e con la massima attenzione alla sostenibilita’ per la comunita’ saronnese ed il territorio anche qualsiasi ipotesi di recupero urbanistico dell’area….

La salute dei cittadini non può essere materia di scambio, né di contrattazione:

–         Per prima cosa  si concludano le indagini conoscitive, nei modi e nei tempi che la legge impone.

–         In secondo luogo si definiscano i rischi reali per l’ambiente e la comunità.

–         Dopo una valutazione di rischio si  appurino le responsabilità e si  definiscano i termini per una  bonifica e se ne attribuiscano gli oneri.

–         Solo dopo si proceda alla valutazione dei progetti di recupero urbanistico dell’ area.

L’ Amministrazione comunale può e deve svolgere un ruolo rilevante, il documento espresso dalla Commissione Acqua è una importante base di partenza, come forza di maggioranza Sinistra Ecologia e Libertà continuerà ad impegnarsi affinché ciò avvenga nella massima trasparenza e chiarezza.

Per una bonifica completa dell’area e un suo recupero, perché chi ha inquinato paghi.

Su questi obiettivi ci siamo mossi nei mesi trascorsi e pensiamo ci si debba muovere fino ad una soluzione che, oltre a definire con precisione lo stato del sito e gli strumenti necessari per intervenire (senza “risparmi” come qualcuno ha proposto e potrebbe proporre anche sul quel tavolo!) assegni le responsabilità e gli oneri per i danni arrecati all’ambiente e alla comunità.

8 Commenti

  1. Per alcuni del centro destra la proprietà privata è sacra a prescindere, quindi la Cantoni può tranquillamente continuare a inquinare la falda sul suo terreno!!!

  2. Qui conta poco quel che dice il cd o il cs… Conta quel che dice la legge… Se le amministrazioni fanno il loro dovere chi inquina se ne assume gli oneri… sempre se chi deve tutelare gli interessi della comunità fa bene il suo lavoro… L’amministrazione di Saronno sembra essersi incamminata sulla strada giusta… Ancora una volta vale il princpio: “Non è vero che sono tutti uguali”… L’amministrazione Gilli ci regalò, a parte il disastro amminisrativo, “l’affaire arie dismesse” costato di complessivamente alla comunità diverse centinaia di migliaia di euro.

    • Esatto vale il principio “non è vero che son tutti uguali” nel rispeeto di tale principio si può affermare che tale amministrazione è la peggiore che Saronno abbia avuto: lo dicono i fatti stessi

    • devo registrare la mirabile antitesi tra la premessa e la chiosa del suo ‘pensiero’… mah.

  3. perchè secondo voi la proprietà della Cantoni (quella che ha inquinato) esiste ancora?? ma non avete proprio imparato nulla negli anni

    • La legge impone, in caso di inquinamento, a chi acquisisce la proprietà di un area anche gli oneri spettanti alla precedente proprietà… Provi lei a dovumentarsi prima di dare degli ignoranti agli altri…

      • bene, mi spieghi come mai i costi del disinquinamento dei siti “sporchi” sia sempre ricaduto sulla comunità (se proprio vuol rimanere in zona, l’Acna di Cesano, oppure l’Icmesa di Seveso ma anche la lavanderia ex-Baldi nel suo piccolo)…e non si riesca ad imporre la messa a norma di tutte le aree dismesse.Temo che la legge dica una cosa ma come sempre non si riesca ad applicarla (facile aggirarla con scatole cinesi e falsi fallimenti)

  4. Credo che la legge dica questo (chiedo scusa per le imprecisioni non sono un tecnico): una volta accertato lo stato del sito (il piano di cartterizzazione per la Cantoni) si valuta la responsabilità e il “rischio”… Nel nostro caso principalmente per le falde acquifere. Dopo l’autorità pubblica può obbligare alla messa in sicurezza, se l’inquinamento è ancora attivo, e alla bonifica del sito stesso per il suo recupero.

    Il ragionamento per altre aree dismesse rimane diverso se non sospettato o dimostrato un eventuale rischio… Non credo esista il concetto di messa a norma… Qualcuno ha usato un esempio molto chiaro: se io ho un capannone dismeso lo posso lasciare lì, inattivo quanto voglio, se la facciata sta cedendo verso uno spazio pubblico ho l’obbligo di metterlo in sicurezza.

    Non credo che sia un percorso facile ma possibile… Sempre che i soggetti coinvolti Provincia, ARPA e Comune (in ordine di importananza nella Conferenza dei SErvizi) abbiano la reale volontà di tutela della collettvità… E le competenze sufficienti per evitare depistaggi vari.

Comments are closed.