par dem saronno logoSARONNO – Dopo le dichiarazioni del sindaco Luciano Porro sul parere legale chiesto sul bando per la posizione organizzativa per la Fondazione Pasta torna a parla Partecipazione Democratica che aveva fatto scoppiare la polemica che aveva portato alle dimissioni del cda. L’associazione stigmatizza la scelta del primo cittadino sostenendo che il parere chiesto dal sindaco non sarebbe esaustivo e che sarebbe stato meglio consultare direttamente la Corte dei conti

“Da quanto riportato sulla stampa locale relativamente al parere legale richiesto dal sindaco Luciano Porro sul bando di selezione per l’assunzione di un responsabile di organizzazione e produzione indetto dalla Fondazione Teatro G. Pasta, l’associazione Partecipazione Democratica non considera il suo contenuto sufficientemente esaustivo per almeno due ragioni.

La prima è che si tratta di un parere di parte, mentre il Comune avrebbe avuto la titolarità per chiedere un parere decisamente più fondato e pregnante direttamente alla Corte dei Conti,
ottenendo così un’interpretazione sia sulla vicenda del bando, sia, più in generale, sul corretto rapporto tra il Comune e la Fondazione Teatro.

La seconda ragione è che il parere richiesto risulta circoscritto alla sola verifica della regolarità tecnica del bando, mentre le problematiche evidenziate nelle scorse settimane da Partecipazione Democratica riguardano, più in generale, il rispetto dei vincoli assunzionali e di finanza pubblica, ai quali sono tenuti, per legge, non solo le società partecipate dai comuni, ma anche gli enti da questi controllati. A nostro parere, infatti, rientra in quest’ultima categoria anche la Fondazione Teatro la quale, pur essendo giuridicamente un ente privato, vede la propria autonomia gestionale condizionata dal fatto che la sua attività dipende in modo sostanziale dalla corresponsione di un contributo economico annuale da parte del Comune, senza il quale le spese correnti di gestione e, in particolare quelle del personale, non avrebbero alcuna copertura, così come il ripiano delle perdite d’esercizio, che sono risultate di € 13.174,00 nel 2011 e di € 34.743,00 nel 2012.

A questo proposito è opportuno evidenziare quanto riportato nelle relazioni di accompagnamento ai bilanci comunali redatte dai Revisori dei Conti, che quantificano l’entità dei trasferimenti di risorse dal Comune alla Fondazione Teatro, nei primi due anni dalla sua istituzione, rispettivamente, nel 2011 in € 427 mila (copertura perdite e integrazione fondo di dotazione) e nel 2012 in € 250 mila. Per il 2013, invece, nel Piano Esecutivo di Gestione la previsione di spesa risultava stimata in € 322 mila (di cui 32 mila per spese gas e telefono, 260 mila di contributo ordinario e 30 mila di contributo straordinario).

Alla luce di queste considerazioni di bilancio e del fatto che, in base allo statuto della Fondazione, il Comune ha competenza esclusiva sia nella nomina del Consiglio di Amministrazione che in quella del Revisore dei Conti, ne consegue che il Comune avrebbe potuto e dovuto esercitare una funzione di controllo più puntuale sulle scelte dell’ente che comportano ulteriori aggravi di
spesa, con la duplice finalità di rendere coerente l’attività delle società controllate con le politiche di bilancio del Comune e di assicurare il rispetto dei principi di efficienza, efficacia ed economicità, garantendo, altresì, la massima trasparenza delle procedure adottate per quanto concerne l’acquisto di beni e servizi, l’attribuzione di incarichi di consulenza e l’affidamento della gestione di rami d’azienda.

Con riguardo specifico al bando, in applicazione dei suddetti doverosi principi di economicità e di corretta gestione amministrativa, sarebbe stato opportuno che la verifica effettuata ex post si fosse indirizzata anche e, soprattutto, ai costi effettivi che l’assunzione di un “responsabile di organizzazione e produzione” comporterà, nonostante l’inquadramento d’ingresso nel IV livello
CCNL “dipendenti Teatri Stabili”, così come dichiarato nel bando.

In sostanza, poiché le mansioni da assegnare saranno pressoché equiparabili a quelle dirigenziali, mentre l’inquadramento declinato nel bando è quello di “cassiere”, appare evidente che con il bando in questione il Comune sta “comprando”, per il futuro, una causa di lavoro per il riconoscimento di inquadramento e retribuzioni maggiori e, quindi, con maggiori aggravi di costi per la collettività. Di ciò non potranno ritenersi esenti da responsabilità né gli amministratori, né i professionisti che, nel giro di poche ore, hanno ritenuto di suffragare un bando di assunzione che, quanto meno, avrebbe avuto bisogno di un maggiore spatium deliberandi, soprattutto prima della sua emanazione.

03042014

6 Commenti

  1. “In sostanza, poiché le mansioni da assegnare saranno pressoché equiparabili a quelle dirigenziali, mentre l’inquadramento declinato nel bando è quello di “cassiere”, appare evidente che con il bando in questione il Comune sta “comprando”, per il futuro, una causa di lavoro per il riconoscimento di inquadramento e retribuzioni maggiori e, quindi, con maggiori aggravi di costi per la collettività.”

    Questa cosa è davvero senza senso. Qualcuno potrebbe spiegarne il motivo? Anche se in realtà il motivo è chiaro…

      • Intendevo il motivo per cui si inquadra a un livello inferiore un dirigente, sapendo appunto che tanto poi gli dovrai riconoscere livello e stipendio da dirigente.

  2. Siamo arrivati per la Porro & co. (-1) al capolinea dell’elogio di una follia!

  3. prima lo si chiude meglio è poi tutti si prendano il tempo necessario per far quadrare i conti , eliminare le clientele politiche, decidere se gestire o far gestire – la giunta Porro a questo punto faccia riferimento al governo Renzi, PD permettendo !

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