Dario Lucano saronnoSARONNO – Dopo diversi anni di silenzio sulle vicende cittadine l’ex assessore ai Lavori Pubblici Dario Lucano ha accettato di concedere un’intervista a ilSaronno per parlare della situazione della città e del suo futuro. Il primo tema è stato quello delle aree dismesse.

“Sono rimasto assolutamente allibito  – esordisce l’ex assessore della Giunta dell’ex sindaco Pierluigi Gilli – quando ho letto i progetti di Luciano Silighini Garagnani e soprattutto sulle modalità con cui intende concretizzarli”.
L’idea dell’esproprio delle aree dismesse che non vengono subito bonificate con successivo affidamento ai privati non la convince?
“E’ ovvio! Denota un’assoluta mancanza di conoscenza della cosa pubblica e della sua gestione oltre che della reale situazione delle aree dismesse. Basti pensare ai costi dell’acquisto delle aree, delle demolizioni e delle bonifiche. Cifre che il Comune di Saronno non potrebbe certo sostenere. Questa è sola la punta dell’iceberg: vogliamo parlare della manutenzione di tutte le strutture e i servizi che si vorrebbero realizzare? E che dire dei costi di gestione? Sono cifre che supererebbero di gran lunga l’intero patrimonio comunale. Economicamente è un’operazione impensabile, sarebbe gravoso anche per Milano”.
Niente parco di Peppa Pig quindi?
“Io credo che, conoscendo la situazione patrimoniale del Comune e quella delle aree dismesse, non si possa che giudicarla come impraticabile dal punto di vista economico. Potremmo anche parlare dell’impatto sul comprensorio ma il fatto che sia irrealizzabile chiude qualsiasi ulteriori analisi”.

Al di là delle proposte di Silighini, comunque l’Amministrazione ha già ipotizzato il futuro delle aree dismesse, recentemente l’assessore Campilongo ha raccontato il progetto per l’ex Cantoni, cosa ne pensa?
“Bisogna innanzitutto ricordare che si non può agire sulla proprietà privata come se fosse pubblica. La monarchia e lo Statuto Albertino non ci sono più da tempo. I progetti dell’Amministrazione sono più soft di quelli di Silighini ma altrettanto impraticabili. Come si può pensare di convincere una proprietà a rinunciare ad esercitare i propri diritti e a guadagnare quando le si chiede di spendere milioni di euro per bonifiche e demolizioni?”

Quindi come si potrebbe iniziare a “lavorare” sulle aree dismesse?
“Realisticamente si potrebbe concedere delle riduzioni sugli oneri incrementando aree produttive di piccole dimensioni ed ecosostenibili. In questo modo la riduzione degli oneri avrebbe un ritorno per la città in termini di posti di lavoro. Purtroppo al momento anche questa soluzione è impraticabile. L’edilizia è ferma e un investimento di queste proporzioni è ipotizzabile solo a medio-lungo termine. Viste le difficoltà in cui versa il settore è impensabile che si trasformino le proprietà si trasformino in operatori attivi.

07042014

13 Commenti

  1. “Bisogna innanzitutto ricordare che si può agire sulla proprietà privata come se fosse pubblica. La monarchia e lo Statuto Albertino non ci sono più da tempo. I progetti dell’Amministrazione sono più soft di quelli di Silighini ma altrettanto impraticabili. Come si può pensare di convincere una proprietà a rinunciare ad esercitare i propri diritti e a guadagnare quando le si chiede di spendere milioni di euro per bonifiche e demolizioni?”

    Quindi si può o non si può???? Non è scritto bene questo passaggio,oppure è Lucano a non spiegarsi bene…..oppure ancora sono io a non comprendere……

    • suppongo si tratti di qualche errore, probabilmente ci sarà un ‘non’ ‘dimenticato’.

      il ragionamento del sig. Lucano ha molto senso.

    • Ha ragione alegalli un non è rimasto nella tastiera… tutta colpa della giornalista 😉

  2. Grazie all’assessore e alla sua giunta abbiamo dei bei piloni di cemento che svettano in via Varese: loro si che sapevano come operare sulle aree dismesse!

    • Eh infatti quelli che ci sono adesso sono dei fenomeni e in quattro anni hanno fatto i miracoli. Non solo: in più hanno ridotto Saronno a città insulsa, triste e invivibile,altro che a misura d’uomo: a misura di assessore

    • concordo con Anonimo (io comunque preferisco avere un nome e il coraggio di portarlo): i piloni sono un orrore, ma non penso che all’impresa che aveva inziato la costruzione abbia fatto molto piacere andare sul lastrico. Se Anonimo avesse guardato il progetto avrebbe visto che la proprietà aveva operata già una costosa bonifica e che i piloni erano l’inizio dei lavori di un’area residenziale con recupero di aree dismesse che avrebbe portato alla città un parco di circa 110.000 mq gestito non dai cittadini, ma dalla proprietà limitrofa, oltre ad uno spazio aggregativo coperto di 5000 mq. Se questo è una cattiva gestione … Purtroppo la crisi economica non è stata, nè è tutt’ora, una barzelletta e di tutto il progetto del PIC01 sono rimasti solo i brutti piloni; al più si potrebbe giustamente criticare la proprietà che non è stata in grado di valutare le proprie risorse economiche imbarcandosi in un’impresa che non è stata in grado di portare a termine

      • La crisi si sentiva meno allora, oggi morde piu’ forte. Cio’ che valeva per la giunta Gilli, vale oggi per la giunta Porro.
        Resta il fatto che le aree dismesse sono sempre nello stesso stato, anzi peggio, alcune bonifiche sono oramai necessarie in tempi brevi.

  3. Ringrazio del contributo ma la politica deve saper ipotizzare un futuro praticabile all’interno dei vincoli dati. In parole povere bisogna mettere in campo una proposta sostenibile per il riuso delle aree dismesse. L’eccesso di realismo rischia di diventare un alibi all’immobilismo.

    • Il 28 settembre 2007 l’incendio aveva bloccato ogni possibilità di ristrutturazione a causa dei danni causati non solo dal fuoco, ma forse ancora di più dall’acqua che era stata necessaria per spegnerlo in quanto durante la notte si erano formati diversi focolai in particolare a carico delle antiche travi del tetto. L’acqua aveva inzuppato e appesantito le solette del primo piano ed era stato necessario attendere che si asciugassero in modo da poter entrare in sicurezza evitando crolli e rischi per l’incolumità delle persone. Appena possibile sono stati effettuati i lavori necessari per mettere in sicurezza l’edificio, rifare il tetto e preservare gli affreschi che non si erano deteriorati; quindi si è provveduto a chiudere l’edificio in modo da evitare occupazioni clandestine che avrebbero potuto portare a danni strutturali o agli stessi eventuali occupanti. Bisogna considerare che ogni, anche minimale, operazione è stata effettuata sotto lo stretto controllo della Sovrintendenza e che i costi sono stati anche per questo molto elvati; Ia cifra 1.500.000 era comunque utile, anche senza incendio di mezzo, solo per i lavori preliminari, in quanto si era valutato che l’intera ristrutturazione ne sarebbe costati oltre 10.000.000. Da notare che prima dell’incendio erano stati intrapresi contatti, che erano in fase avanzata, per un piano operativo che avrebbe coinvolto l’ntera area, non solo Palazzo Visconti, e si stava predisponendo il relativo piano economico. Poi tutto è finito letteralmente in fumo: l’amministrazione Gilli è fisiologicamente finita e quella attuale non ha voluto o non è stata in grado di riprendere un qualunque progetto. Quale sia lo stato attuale dell’edificio e i relativi stanziamenti non mi è dato di saperlo. So solo com’era 6 anni fa.

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