20102014 casa della solidarietà (1)SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Enzo Volontè che a nome della fondazione Eurojersey giovedì sera ha presentato il progetto della Casa della Solidarietà che avrà sede nell’ex Bnl tra via Piave e via Petrarca.

LA STORIA
Innanzi tutto è bene si sappia che il progetto “Casa della Solidarietà” nasce circa un anno fa grazie alla disponibilità di una Fondazione con finalità sociali (la Fondazione Eurojersey) di mettere a disposizione sul territorio di Saronno una struttura capace di attuare una solidarietà rivolta ad una vasta eterogeneità di utenti.

E’ stato costituito un Comitato promotore e programmatore della Casa che da tempo sta svolgendo una attività che definirei “creativa”, per cercare di inserire, all’interno di un mosaico sicuramente complesso, i diversi tasselli che rappresentano le varie attività di servizio che troveranno spazio nella Casa.

Si è cominciato un percorso di incontri e di ascolto delle varie attività solidali già presenti sul territorio, al fine di verificare le varie situazioni e individuare possibilità di sviluppo e di realizzazione di nuovi servizi.

Ad oggi possiamo dire di avere un progetto di massima, ancora assolutamente incompleto, ma idoneo a consentirci un primo passaggio formale, tale per cui un immobile a destinazione attuale privata per residenza e uffici, verrà urbanisticamente e patrimonialmente “declassato” per assumere invece una funzione sociale per servizi di pubblica utilità.

La finalità è quella di realizzare una struttura capace di fare solidarietà, di incentivare la solidarietà (e anche il volontariato), ma anche di creare socialità, momenti di cultura, di informazione e di convivialità.

Le attività insediabili
Comincerei con il dare alcune brevi indicazioni delle funzioni che già sono state ritenute insediabili nella Casa.

Innanzi tutto è bene premettere che sarà una Casa che vive nelle 24 ore, in quanto all’interno dei suoi spazi troveranno la loro nuova sede sia la Croce Rossa saronnese, sia il servizio di Guardia medica: questo significa che il presidio della Casa sarà costante e continuativo nel tempo. La Casa cioè rimarrà “controllata” sulle 24 ore, svolgendo la Guardia medica una attività sia notturna, sia nelle giornate festive.

E’ già facile ipotizzare l’organizzazione anche di un servizio infermieristico di prima necessità durante il giorno, negli ambulatori utilizzati di sera dalla guardia medica.

Un’altra serie di servizi è stata già ben definita: una mensa per chi ne ha bisogno, il sevizio docce e un ricovero notturno.

La “mensa di Betania” esiste già a Saronno, in una situazione dimensionale un pò “forzata”, senza una propria cucina e senza servizi adeguati: occupa quello che era un appartamento parrocchiale adiacente alla chiesa di San Giuseppe e all’asilo, al quartiere Matteotti. Il suo spostamento trova motivazione in una logica di miglioramento e di economicità del servizio in spazi sicuramente più adeguati.

Il servizio docce. Oggi è già presente in Via Roma, presso l’Oratorio di Regina Pacis, e in Piazza Libertà, negli spazi adiacenti alla Chiesa Prepositurale, in due zone sicuramente molto frequentate. L’unico vero inconveniente evidenziato, quando si verifica, è la interrelazione con funzioni diverse tra i frequentanti le docce e gli utenti dell’oratorio e degli altri servizi parrocchiali. La diversa ubicazione del servizio (previsto peraltro un solo giorno alla settimana) porterebbe ad eliminare anche quell’inconveniente

Il dormitorio. Un piano della struttura (ha otto piani di cui sei fuori terra) verrà adibito all’offerta di ospitalità notturna, suddivisa però in due sezioni: una ospitalità per situazioni emergenziali di persone momentaneamente senza casa per 6 posti letto, e una ospitalità per coniugi separati che hanno dovuto abbandonare la casa all’altro coniuge e che ancora non hanno trovato sistemazione e anche qui per soli 6 posti letto

Un ulteriore gruppo di servizi fa riferimento ai magazzini di raccolta e di smistamento di generi alimentari, di indumenti e di suppellettili.

Ma l’idea della Casa (che si chiamerà “La Casa di Marta”) vorrebbe davvero ampliarsi ad altri servizi e ad altre attività: solo a livello esemplificativo, si sta pensando a una ospitalità temporanea diurna per le persone anziane, in aiuto alle esigenze delle famiglie che hanno un anziano in casa, a una ludoteca e a una biblioteca capaci di ospitare per qualche ora i bambini che non potessero essere seguiti dai genitori, ma anche creando un aiuto alla crescita facendo stare insieme in modo assolutamente conviviale le mamme insieme ai bambini, un asilo nido essenzialmente, anche se un po’ particolare, uno spazio di ospitalità e formazione ai bambini disabili della scuola dell’obbligo nel periodo post scuola, ….e poi anche una Cappella di preghiera, che rappresenta anche il “segno” dell’impegno che anima la nostra attività,

Si stanno ipotizzando anche attività formative, culturali e sociali (si sta pensando anche ai giovani, oggi spesso senza particolari riferimenti alternativi alla navigazione in internet).

Pensiamo a una Casa capace di offrire la possibilità di spazi e occasioni di incontri conviviali, aperta a tutte persone: siamo assolutamente convinti che la frequentazione porta alla solidarietà reciproca. Pensiamo alla realizzazione di una animazione serale varia capace di offrire cultura, ma anche svago.

La Casa potrà inoltre diventare la sede di associazioni che operano nel campo della solidarietà, ma non necessariamente ipotizzando di spostare nella casa tutte le sedi delle associazioni presenti oggi in città: la casa diventerà punto di incontro, di confronto e di sinergia per tutte le associazioni, lasciando a ciascuna di loro una individuale autonomia.

Ad oggi possiamo affermare che troverà la sua nuova sede nella casa l’associazione della Unitalsi e credo che tutti sappiano che l’associazione opera nei confronti delle persone malate organizzando i propri servizi essenzialmente all’esterno della sua sede.

Una risposta alle obiezioni.

Vorrei a questo punto entrare nel merito di alcune obiezioni che sono state sollevate.

La prima riguarda la disponibilità di parcheggi.

Esiste in urbanistica un riferimento preciso agli standard di parcheggio che non può essere lasciato alla arbitrarietà soggettiva del giudizio di un operatore o di un amministratore. Se così fosse verrebbe messo in discussione lo stesso riferimento normativo. Nel nostro caso possiamo affermare che la dotazione reale degli spazi di parcheggio previsti nella Casa risulta pressoché il doppio di quanto prevede la normativa stessa.

Se si facesse poi riferimento alle strutture esistenti in città con le stesse caratteristiche di servizio, pubbliche e private, per verificare comparativamente la disponibilità di parcheggi, crediamo di poter affermare che la disponibilità prevista nella Casa sia assolutamente più elevata rispetto ad altre situazioni.

Riteniamo anche opportuno evidenziare che per quanto la Casa conterrà servizi plurimi, è anche vero che la loro attrattività si differenzia nel tempo e nella giornata. Riteniamo inoltre che l’utenza della Casa, fatta eccezione per la guardia medica che però ha orari (notturni e festivi) tali da non accavallarsi con la normalità della vita della Casa non si caratterizzerà dall’utilizzo dell’automobile e soprattutto da un eventuale lungo stazionamento della stessa.

Per quanto riguarda invece la disponibilità di parcheggio per i volontari, oltre a quelli ipotizzabili normalmente per la CRI (5 durante il giorno e 8 nelle ore serali) non riteniamo possa purtroppo essere credibile la compresenza di un un numero di operatori (volontari e/o dipendenti e/o utenti contemporanei) tale da poter esaurire la disponibilità di parcheggi esistente. Solo nel piazzale della Casa esistono ben 38 posti auto.

Un’altra obiezione ha riguardato l’esistenza di eventuali problematiche igienico sanitarie inerenti gli spazi della mensa.

Una delle motivazione per cui si ipotizza il trasferimento della mensa di Betania dall’attuale ubicazione al Matteotti, nella nuova Casa è proprio relativa agli aspetti funzionali, Vi dicevo prima che oggi la mensa è ubicata negli spazi di quello che era un appartamento. Nella nuova Casa troverà gli spazi adeguati come la normativa igienico sanitaria prescrive, soprattutto con riferimento alla interrelazione tra gli spazi che costituiscono una mensa, e cioè spazi di cucina, di lavaggio, di dispensa, che devono essere tra loro correlati in modo da evitare interferenze di movimentazione, oltre ai servizi igienici doppi per personale e utenti. Insomma una mensa con tutte le migliori caratteristiche di un ambiente per ristorazione.

Un’ulteriore osservazione che vorrebbe evidenziare un aspetto critico: la mancata certezza delle associazioni che troveranno sede operativa nella Casa, in quanto non sono state presentate le loro lettere formali di accettazione.

A noi questa osservazione è parsa davvero particolare e ci ha lasciati un po’ perplessi.

La motivazione ha carattere prettamente formale: se si vincolasse la destinazione della Casa solo alla dichiarata disponibilità di trasferimento di alcune associazioni, in un futuro oggi imprevedibile, nel momento in cui una associazione tra quelle che avessero dichiarato oggi la loro disponibilità, decidesse di sospendere l’attività o di trasferirla altrove, verrebbe automaticamente meno il presupposto giustificativo della nuova destinazione della Casa.

La Casa della solidarietà fornirà servizi attraverso associazioni già esistenti o direttamente in proprio: la presenza o meno di qualche associazione, ora o nel futuro, costituisce riferimento assolutamente banale nella logica generale di una struttura dedicata a fornire servizi plurimi ed eterogenei che vorrebbero distinguersi per la propria positività sociale.

Durante i colloqui intercorsi è parso di capire che la preoccupazione fosse riferita alla presenza della CRI. Pur non comprendendo bene la motivazione, per quanto però possa essere utile, confermiamo di essere in possesso di una dichiarazione del Presidente della CRI locale che attesta il gradimento della nuova sede e attende “indicazioni più dettagliate per procedere al trasferimento della sede” nella nuova struttura di Via Piave.

Un’altra preoccupazione che appare invece più motivata riguarda l’ancora assenza di definizione dei servizi che verranno allocati ai due piani (terzo e quarto livello fuori terra) ancora oggi non definiti.

Avevamo sicuramente la possibilità di riempire fin da subito anche gli spazi oggi rimasti liberi (solo a livello indicativo potremmo citare le richieste della Fondazione Maruti per la disponibilità di un piano, della Fondazione Piatti per 500 mq. da adibire ad attività di sostegno per bambini autistici, della Fondazione Rinascita per ampliare l’attività di aiuto ai coniugi separati, della CLS per un centro anziani disabili). E questo oltre ai nostri progetti di ulteriori servizi di cui dicevo prima. Ma in un momento socio economico così difficile, temiamo di dover affrontare in un prossimo futuro nuove situazioni di emergenza oggi non prevedibili. La volontà di mantenere uno spazio libero a disposizione (che rappresenta peraltro meno del 25% delle superfici della Casa) appare come un’opportunità per nuove eventuali emergenti attività di solidarietà.

Ci sembra peraltro opportuno che la Casa prenda vita progressivamente: la struttura è tanto articolata e di dimensioni rilevanti e richiederà sicuramente un periodo di rodaggio e di “sistemazione”. Poter dare l’avvio alla nuova struttura senza avere esaurito tutti gli spazi, appare una modalità prudente e razionale.

Possiamo comunque anche capire quella che oggi potrebbe essere la preoccupazione di non sapere come verranno occupati gli spazi. Al fine di evitare comunque ogni possibile pensiero negativo, abbiamo già dichiarato all’Amministrazione comunale la disponibilità a destinare questi spazi solo dopo il preventivo assenso dell’Amministrazione comunale stessa, intendendosi con questo che è nostra intenzione poter realizzare o coordinare o ospitare iniziative che siano obiettivamente riconosciute come finalizzate al bene comune.

Una ulteriore tematica era relativa a chi avrebbe assunto la gestione e la responsabilità della Casa

La Fondazione Eurojersey, proprietaria dell’immobile non gestisce direttamente le varie attività sociali che promuove. La gestione della Casa sarà quindi affidata a una nuova Fondazione onlus ancora in fase di costituzione (l’atto di costituzione dovrebbe avvenire entro questo mese di Novembre), dove la Fondazione proprietaria farà parte, insieme ad altre Fondazioni già presenti sul territorio, ad altre Associazioni e anche a persone fisiche, del gruppo dei Fondatori. La nuova Fondazione si chiamerà “Fondazione Casa di Marta onlus”.

La nuova Fondazione rimarrà aperta a tutti i cittadini che intendessero diventare soci sostenitori condividendo le finalità dell’azione di solidarietà sociale e, per statuto, offrirà la carica di Socio onorario alle due autorità civili e religiose della città, e cioè al Sindaco di Saronno e al Prevosto di Saronno, invitandoli a partecipare alle riunioni del Consiglio di Amministrazione: quanto sopra ad evidenziare che la nuova Fondazione di gestione sarà caratterizzata per la sua apertura verso la città e comunque per operare nella massima trasparenza e chiarezza.

La responsabilità della gestione competerà all’organo amministrativo della Fondazione, delegando comunque ad ogni attività insediata la responsabilità inerente il comportamento della propria utenza. Teniamo comunque a precisare che ogni singola attività che verrà ospitata nella Casa, dovrà rispettare un protocollo comportamentale, che prevederà sicuramente la garanzia del controllo dei propri dipendenti e della propria utenza. Nella eventualità non venisse rispettato detto protocollo, il comodato potrebbe essere rescisso con l’obbligo del comodatario di sospendere immediatamente la propria attività nella Casa.

Il rispetto della verità
Parlando qui delle obiezioni che abbiamo recepito essere emerse, credo che non si possa evitare di fare chiarezza anche su qualche affermazione che è stata fatta e anche pubblicata che, per motivazioni evidentemente tendenziose, risulta assolutamente falsa.

Qualcuno ha affermato, così ha riportato qualche giornale, che la proprietà della Casa faceva riferimento a più associazioni e a persone fisiche. E’ affermazione assolutamente falsa.

L’unica proprietaria della Casa è la Fondazione Eurojersey che l’ha acquistata da un Fondo immobiliare di evidenza pubblica denominato Fondo Socrate. Non esiste altra partecipazione alla proprietà, né di altra associazione né di altra persona fisica. Chi afferma il contrario dice falsità.

E’ stato anche affermato che esistono interessi immobiliari relativi alla iniziativa, correlati a un ipotetico scambio di volumetrie con l’ex edificio PIME in Via Vincenzo Monti. Anche questa affermazione è frutto solo di fantasia contorta e credo purtroppo tendenziosa. E’ bene precisare che la Casa ex PIME e la Casa della solidarietà non sono mai state abbinate in alcun discorso immobiliare o patrimoniale. La Casa di Via Piave appartiene alla Fondazione Eurojersey, la Casa ex PIME appartiene alla Parrocchia San Pietro e Paolo ed è stata già promessa alla Curia ambrosiana.

Qualcuno ha affermato che nella Casa si sono svolti o si stanno svolgendo opere edili abusive e ha perfino formulato un esposto al Comune, che nei giorni scorsi ha operato un sopralluogo di verifica. Posso affermare che i lavori che si sono finora svolti appartengono alla categoria dei lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria e che per quanto necessario sono state svolte regolarmente le pratiche comunali relative. La verifica effettuata dai funzionari comunali ha attestato la completa regolarità dei lavori.

E’ stato anche detto che l’iniziativa presuppone qualche interesse economico. Posso dichiarare che l’unico interesse economico in gioco è quello relativo alle persone che verranno aiutate.

Tutta l’operazione edilizia è coordinata da un gruppo di professionisti che offrono le loro prestazioni nelle varie fasi della realizzazione in modo assolutamente gratuito e anche le aziende coinvolte nella realizzazione edilizia stanno operando condizioni economiche di particolare favore.

Ed infine, e qui sfioriamo il comico, qualcuno è andato a sostenere che al fine di realizzare un dormitorio numeroso sono già stati consegnati nella Casa molti materassi. Posso affermare che le condizioni strutturali della Casa non consentono di allocare ai vari piani non dico materassi o biancheria, ma neanche mobili. La notizia che è stata diffusa è anche questa volta assolutamente falsa.

Credo che questi chiarimenti dovessero assolutamente essere fatti per non lasciare alcun dubbio in sospeso, ma nel contempo per avvertire i cittadini a voler diffidare dal dare ascolto a persone che evidentemente si divertono a raccontare falsità, forse solo per darsi una importanza che certamente non meritano.

Ma a questo proposito, fra qualche giorno sarà attivo un sito inerente la Casa di Marta al quale ci si potrà rivolgere non solo per apprendere gli sviluppi dell’iniziativa, ma anche per porre le domande che si riterranno più più opportune. Da parte nostra ci impegniamo ad affermare solo cose vere, sperando che d’ora in poi possa essere così per tutti.

Conclusioni
Per finire, vorrei precisare alcuni aspetti che riteniamo siano importanti per qualificare la nuova struttura.

Innanzitutto non vorremmo pensare alla Casa solo come a un “dispensario” di servizi alle persone indigenti; noi immaginiamo una Casa aperta a tutti, pronta sì a fornire servizi ai più bisognosi, ma capace anche di fornire servizi a tutta la comunità nelle diverse fasce della giornata: oltre ai servizi dei quali ho già avuto modo di parlare, pensiamo anche alla possibilità di una emeroteca (uno spazio di lettura di giornali e riviste) nello spazio di soggiorno al piano terra che sarà aperto a tutti, di una sala studio per i ragazzi, alla organizzazione di eventi formativi, culturali e ricreativi capaci di coinvolgere tutta la popolazione. Vorremmo una Casa viva durante tutta la giornata, capace di ospitare chi non solo cerca servizi, ma chi cerca comunicazione e convivialità con altre persone.

La solidarietà non è solo quella rivolta alle persone in stato di povertà o di indigenza: se riflettiamo bene, ciascuno di noi ha bisogno di qualcosa che spesso da solo non può darsi, magari solo di un incontro o di una parola amica. Trovare qualcuno che possa offrirla significa trovare qualcuno che ci offre solidarietà.

Tengo anche a precisare che le varie attività che verranno attivate nella Casa dovranno rispettare alcune regole necessarie per la convivenza ordinata nella Casa: sicuramente una regola farà riferimento alle situazioni di pericolosità che si potessero manifestare nella gestione di qualche servizio, con il presupposto, nel caso non fosse possibile agire per eliminare il problema, di sospendere il servizio stesso.

Tutte le persone che usufruiranno dei servizi di assistenza saranno preventivamente esaminate e autorizzate, al fine anche di avere una anagrafica delle persone che vengono aiutate.

Precisiamo infine, sappiamo che questa è una informazione richiesta, che nell’ambito della Casa non è previsto l’inserimento di alcuna attività rivolta all’assistenza o al recupero di tossico dipendenti.

In ogni caso la Fondazione di gestione, come ho già detto, avrà la caratteristica di essere una Fondazione aperta a tutti i cittadini che vorranno condividere l’attenzione alla persona nelle varie dimensioni possibili.

E per finire, mi piace ricordare anche le parole di Papa Francesco pronunciate in occasione della celebrazione del Corpus Domini di quest’anno: “Quel poco che abbiamo, quel poco che siamo, se condiviso, diventa ricchezza….Non abbiate paura della solidarietà!”.