14042015 de corato a saronnoindelicato (1)SARONNO – “Il 25 aprile 1945 segnò la sconfitta del fascismo. Nessuno può, ovviamente, dubitare di questo e non prenderne atto. Da allora abbiamo preso un’altra strada: abbiamo libere elezioni, un parlamento, libertà di stampa, una pluralità di formazioni politiche e sindacali che consentono ad ogni cittadino di trovare una casa per le proprie idee”.

Inizia così un comunicato dedicato al 25 aprile a firma del responsabile locale di Fratelli d’Italia, Alfonso Indelicato.

Certo, qualcuno potrebbe obbiettare che non tutto è andato come doveva. Osservando la situazione attuale, si potrebbero infatti cogliere tanti segnali di una crisi, non solo economica, di cui non si vede la fine, segnali tanto chiari e tanto noti che non è neppure il caso di chiamarli per nome. Ma tant’è, indietro non si torna, diceva colui che del Fascismo fu il capo e che pagò con la vita una guerra sbagliata e rovinosa, anche se non priva di episodi di incredibile eroismo da parte del nostro esercito impegnato su sette fronti.

Festeggiare il 25 aprile, dunque, dovrebbe essere un evento fisiologico per una Nazione che contempla la propria storia e ne vuole ricordare i passaggi epocali. Ma così non è, e non sarà finché non saranno affrontate e risolte alcune questioni, le quali immancabilmente si presentano come convitati di pietra alle prime note della fanfara che celebra in piazza quella giornata che per alcuni fu di gioia e speranza, per altri di desolazione e paura.

Non si tratta tanto di ritornare sugli episodi oscuri della Resistenza: quelli oramai sono cosa nota anche al grande pubblico, soprattutto grazie all’opera del giornalista scrittore Giampaolo Pansa. Lo stesso presidente emerito Giorgio Napolitano li ha ricordati in un recente intervento sul Corriere che conteneva diversi passaggi condivisibili dal lettore di qualsivoglia orientamento. Lasciamo da parte, dunque, la conta e la contrapposizione dei morti: opporre la strage di Schio alle Fosse Ardeatine è operazione che non porta lontano, e probabilmente irrispettosa sia per gli uni che per gli altri sterminati.

Di tutte queste problematiche – le quali sono storiche, ma anche, e purtroppo, di politica attuale – vogliamo qui evidenziare solo la seguente, che poniamo in forma di domanda. I militi che combatterono nella Repubblica sociale erano, rispetto ai partigiani, esseri umani di serie B o erano piuttosto persone che fecero la loro scelta per motivazioni simili a quelle dei primi: chi per caso, chi per avventura, chi per obbedienza, chi per convenienza, chi per malaffare, chi per un ideale? Detto altrimenti: c’era fra partigiani e aderenti alla Rsi una differenza antropologica, oppure non c’era? E se non c’era (come noi crediamo) perché non si possono ricordare oggi pubblicamente anche questi morti, questi che erano anch’essi italiani, come lo erano i primi? Perché essi vengono invece commemorati in cerimonie appartate, quasi clandestine, e spesso protette dallo schieramento di forze dell’ordine contro manifestazioni ostili?

Si suole rispondere a questa domanda dicendo che essi combattevano dalla parte sbagliata. Ma è facile dirlo oggi, dopo che la storia patria ha operato tante svolte, e siamo così diversi, e così diversa è l’Italia da quella che affrontò i drammi del settembre-ottobre 1943. I ragazzi che scelsero il grigioverde della divisione Monterosa o si arruolarono nella Decima Mas non avevano memoria del parlamentarismo giolittiano, e non potevano neppure antivedere la democrazia postbellica. Non avevano dunque termini di paragone rispetto al regime in cui erano vissuti.

Non meritano forse un posto nella nostra storia, essi che erano, come i loro avversari di quel tragico tempo che fu, italiani?

25042015

7 Commenti

  1. Alfonso Indelicato, ha perso un’occasione per stare zitto e ricordare con rispetto chi ha aiutato gli Americani a farci raggiungere la democrazia e a conquistare la libertà (manca solo quella televisiva).

    • Gentile Ivano, io ricordo con rispetto chi ha aiutato gli americani. Vorrei fossero ricordati con rispetto anche gli italiani che combatterono sul fronte opposto, e che magari gli uni e gli altri fossero commemorati insieme. Saluti

      • e perché mai dovrei commemorare assieme a chi ha combattuto per la nostra libertà chi era a fianco volontariamente (e sapendo perfettamente cosa stava facendo) di chi ha fatto sparire mio zio nel lago solo perché ebreo??? me lo spieghi…

        • Egregio Signor Robin Hood,
          non la conosco (almeno dal suo pseudonimo), tuttavia il suo post mi ha colpito e derogo per questo motivo al proposito che mi sono posto, cioè di non intervenire in campagna elettorale. Ma qui le elezioni non c’entrano.

          Le esprimo la mia profonda solidarietà per il sacrificio di suo zio.
          Io – fortunatamente – non ho conosciuto il fascismo e ancora oggi non riesco a concepire come si possa essere arrivati a compiere crimini così crudeli e disumani, in nome di diaboliche leggi razziali.
          E quando oggigiorno sento parole di discriminazione becera verso extracomunitari… mi vengono i brividi!

          Quella libertà e quel benessere che oggi abbiamo, persino in abbondanza e spesso non se ne fa buon uso è stata conquistata per noi da persone come suo zio.
          Ne deve essere orgoglioso.

          Mi sia consentito un piccolo commento sull’argomento.

          Un conto è la misericordia divina che riguarda la coscienza del singolo ed il perdono per chi è credente o il rispetto per i defunti per chi è ateo.

          Altra cosa è il giudizio storico.

          Carlo A. Mazzola

  2. Concordo, la finiscano con questo voler parificare i caduti della guerra contro il nazifascismo e coloro che invece, volontariamente, decisero di sostenere la repubblica di Salò.
    Le tragedie umane e personali son da rispettare ma non vanno confuse con la storia.

  3. Veramente anche il Presidente Mattarella ci ha ricordato che, al di là della dovuta pietà per ogni caduto, antropologicamente uguale, per dirla col signore di cui sopra, non bisogna confondere tra il torto e la ragione ben chiari a tutti anche allora, nel momento di scelte e prese di posizione che avrebbero potuto condurre questo paese ad esiti ben diversi e chiaramente distinguibili anche nel 1943. La questione è chiusa.

  4. Parole sante… i partigiani hanno aiutato gli americani. Non sento mai, da parte dell’ANPI, una parola di ringraziamento. Senza gli americani i partigiani sarebbero ancora a combattere contro i tedeschi.

Comments are closed.