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Softball, Little League: i retroscena dal Delaware

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ROXANA – Nel Lower Sussel il clima durante la Little League era quello che si respira, ormai da diversi anni a Caronno Pertusella, Saronno e Bollate. Si mastica softball, ci sono tante persone gentili e appassionate. Se i campi di Saronnese e circondario sono ormai la “culla” delle finali Europa e Africa della Little League, l’annuale mondiale giovanile del batti e corri, il centro sportivo della contea del Lower Sussex per il terzo anno di seguito, sono tredici in tutto, ospita le finalissime di alcune categoria. Stavolta anche quella definita come “Big League”, quella delle più grandicelle, in ambito italiano la Under 19, infarcita di giocatrici saronnesi e caronnesi, oltre che di Bollate e Settimo.

Philadelphia è l’aeroporto più vicino, ma c’è un bel pezzo di autostrada per arrivare al grande ponte, l’impressionante Memorial bridge, che apre le porte del Delaware. Più a sud Dover, la piccola capitale del primo Stato ad avere costituito gli Usa. E da lì ancora un’oretta abbondante, in una zona agricola, con boschi, lagune e laghetti e ben poco abitata sino al Lower Sussex.

Al centro sportivo un grande parcheggio con le vetturette elettriche di cortesia che fanno avanti e indietro per portare il pubblico ai diamanti. Poche decine di metri ma la stra-efficiente organizzazione, e un ’bout di pigrizia Usa, prevede anche questo.

La struttura sportiva – Al centro la bella club house, pian terreno con rifornissimo bar-tavola calda (ci sono tutte le specialità americane da fast food ma l’alcol è bandito) ed i volontari con il sorriso sempre stampato sul viso, ma che strabuzzano gli occhi se qualcuno chiede la Coca Cola senza ghiaccio. Sopra, al primo piano, spazi per riunioni. Davanti nella pavimentazione le placche con nomi di privati e società che hanno contribuito alla nascita del centro. Attorno i quattro campi di gioco. Tutto perfettamente in ordine. Ma, per lo spettatore italiano, una consapevolezza un ’bout campanilistica: il bellissimo “Nespoli” di Caronno non è affatto da meno. Bollate o Legnano di certo non sfigurano ed anche il campo di Saronno dopo i recenti maquillage potrebbe piacere agli americani.

Il fair play – Le italiane cantano gioiosamente tutta la partita, comunque vada. Le altre sono più silenziose. Ma tutte le giocatrici si divertono un mondo, fanno amicizie, nessuno si arrabbia se arriva la sconfitta. Lo stesso fuori dal campo. Sulle tribunette non solo parenti e amici, ma anche un pubblico di appassionati, competenti. Pronti a sostenere le nuove leve del loro sport preferito. Ovunque cartelli ben eloquenti: chi si dovesse lasciare andare a commenti antisportivi dovrà essere accompagnato fuori dal centro sportivo dall’allenatore della squadra per cui tifa. Ma, manco a dirlo, non ce n’è mai stato bisogno.

L’accoglienza – Le squadre sono distribuite negli hotel della contea. Fra una gara e l’altra per giocatrici e staff la possibilità di guardarsi attorno in una delle destinazioni forse meno conosciute degli Usa per quanto riguarda il turismo internazionale ma con spiagge infinite e località marinare piene di turisti Usa. E acqua dell’Atlantico praticamente gelida, per chi voglia azzardare un bagno, per trovare sollievo da afa e temperature sui 30 gradi. C’è chi si butta… E sembra proprio gradire.

07082015