LAZZATE – “Unire tre provincie? Una ca…ata pazzesca!” Ad affermarlo il lazzatese Andrea Monti, capogruppo della Lega Nord in consiglio provinciale di Monza Brianza.

Chi oggi la propone lo fa solo per opportunismo politico, probabilmente per complicare un percorso di riforma che al contrario, sarebbe meglio prevedesse tempi brevi, anzi brevissimi. Perché vorrei ricordare che a causa del Governo Renzi i nostri ragazzi rischiano di rimanere senza autobus al rientro dalle prossime vacanze estive e i loro genitori di andare al lavoro percorrendo strade scassate e insicure. Qualsiasi tavolo, riunione, incontro o stati generali che si organizzeranno, dovranno innanzitutto partire da questo grande stato di emergenza. Tentando di trovare una soluzione il più semplice e rapida possibile.

Ci sarebbe poi da chiedersi come mai solo adesso per salvare la “Brianza” è tutto un fiorire di prolusioni, appelli accorati e lettere manoscritte? Cosa diavolo avrà trasformato questi politici del Pd, fino a ieri abbastanza indifferenti rispetto alle sorti della nostra autonomia, in novelli scrivani fiorentini alla libro “Cuore”? Oggi leggiamo Ponti che firma appelli strappalacrime dove ricorda come in Brianza si sia “sviluppato nel tempo quel “saper fare” che è il tratto distintivo della nostra terra”. Concetti sacrosanti, per carità, ma proferiti da bocche che non possiedono nessuna patente per farlo. Del resto delle sorti della nostra Brianza, della peculiarità della sua storia e della sua cultura, se ne erano strabattuti in maniera pure plateale fino a qualche mese fa, quando arrivarono a cancellarne, subito appena insediati, ogni riferimento addirittura nel nostro Statuto.

Solo noi tentammo, invano, di opporci presentando centinaia di emendamenti. Ricordate? (Nel caso fosse utile qui potete rispolverarvila memoria). Ora che si ritrovano in difficoltà si sono forse ricreduti? Hanno riscoperto in un attimo le peculiarità della nostra Brianza? Ne prendo atto con gioia. Come si dice in questi casi? Meglio tardi che mai. Certo sarebbe stato meglio svegliarsi prima, magari spendendo due parole quando la Brianza stava perdendo l’Associazione industriali. Invece fu silenzio assoluto. Colpevole silenzio.

Certo però la soluzione non può essere quella di proporre l’unione di tre province. Questa è una fesseria nel merito, ed è soprattutto deleterio proporlo oggi che non c’è assolutamente tempo da perdere.

La “Grande Brianza” non è affatto l’unione delle attuali tre province, Monza, Como e Lecco. Perché tocca intenderci, cos’è la Grande Brianza? A grandi linee, senza addentrarci in particolareggiate disquisizioni di confine, potremmo definirla come l’allargamento dell’attuale Provincia di Monza Brianza a tutta la parte inferiore della Provincia di Lecco (il meratese) e a tutta l’area del canturino (a sud della Provincia di Como). Questa sorta di triangolo rovesciato è quella che viene comunemente riconosciuta come Grande Brianza, o Brianza geografica. Sono questi i territori che condividono caratteristiche geografiche, culturali, storiche e soprattutto socio economiche. È semmai questo il territorio che reclamerebbe una guida omogenea e che trarrebbe vantaggi concreti e diretti da una regia politica e istituzionale comune, sotto molteplici punti di vista.

La montagna e soprattutto il lago, che nel caso di Como rappresenta una marca e un brand formidabile che ne costituisce il tratto distintivo, hanno poco o nulla in comune con la Brianza. Si andrebbe dunque a costruire un mostro istituzionale assolutamente disomogeneo, completamente diviso al suo interno, frutto oltretutto di un matrimonio fra tre soggetti economicamente disperati. Informo che unendo tre poveri si verrebbe a creare un grande povero e non un ricco.

La soluzione all’emergenza creata dalla disastrosa riforma Delrio (figlia dello stesso Partito democratico a cui sono iscritti i presidenti di provincia) dev’essere come detto molto rapida. In una prima fase sarebbe utile riconfermare in linea di massima gli attuali confini delle dodici province lombarde (che hanno sempre funzionato bene, prima che Delrio le distruggesse), lasciando però fin da subito libertà ai comuni di talune aree di manifestare il desiderio di venire aggregati ad altre province. Per esempio: se alcuni comuni del meratese e del canturino volessero fin da subito unirsi alla Provincia di Monza e Brianza, diano il via già ora a questa iniziativa politica, portando in approvazione dei documenti in tal senso nei rispettivi consigli comunali. Perché il ridisegno dei confini è un processo che deve per forza scaturire dal basso, fedeli al dogma che debbono essere i singoli popoli a disegnare i confini e non chi comanda dall’alto. Credo che il solo pensare di ridisegnare con i compassi i confini, con un’azione politica verticistica, magari pure contro la volontà degli stessi cittadini, sia folle ed inaccettabile. Oltretutto aprirebbe ad uno scenario complicatissimo, che rischierebbe di impantanare tutti in un infinito periodo di transizione. Viene un dubbio: non sarà mica questo l’obiettivo di qualcuno? Quindi agli esponenti del Partito democratico andrebbe chiesta una cosa molto semplice: invece di riempire le pagine dei giornali di lettere, dichiarazioni ed enunciazioni teoriche sulla Grande Brianza, perché non concretizzate subito questa presunta volontà con azioni politiche nei singoli comuni? Quella è la strada maestra, che però non mi sembra stiate percorrendo. Come mai? Forse perché l’unica azione politica che potrebbe partire in questo senso è il desiderio, rivendicato ancora in questi giorni da alcuni esponenti del Pd di Vimercate, di abbandonare la Brianza in favore di Milano? Alla fine non è che ci stiamo prendendo in giro?

09012016

2 Commenti

  1. Se si passa da tre ad una provincia sola, i posti per i politici in consiglio provinciale si riducono ad un terzo: ecco il vero problema che deve affrontare il signor Monti da Lazzate.
    Aggiungo che Lazzate non è Brianza, la geografia fisica non si può cambiare, a differenza di quella politica!

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