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Politica

Decreto Cirinnà e unioni civili: Indelicato e Fratelli d’Italia dicono no

28 Gennaio 2016

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Decreto Cirinnà e unioni civili: Indelicato e Fratelli d’Italia dicono no
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alfonso indelicatoSARONNO – “Non cedere il passo”: si intitola così l’appello del consigliere comunale Alfonso Indelicato di Fratelli d’Italia al centrodestra nell’imminenza della discussione del decreto legge “Cirinnà”.

Il dibattito in corso nel mondo politico e sui media circa il disegno di legge Cirinnà presenta alcuni aspetti di natura più generale rispetto alla sua materia specifica, nel senso che provoca una riflessione sulla capacità delle formazioni che si collocano in un’area di Centrodestra di rimanere, nel tempo, ferme nella difesa dei propri valori. Ferme, cioè senza cedere alle sollecitazioni degli avversari politici e delle agenzie culturali che a questi si riconducono.

Ebbene, diciamo subito che questa capacità appare modesta e insufficiente. Posizioni che sembravano fermissime vanno rapidamente franando, si riducono a frammenti di ciò che erano. Il fronte arretra e si abbandonano all’avversario, senza combattere, importanti contrafforti. Si resiste a difendere esclusivamente quei valori e quei principi che sembrano facilmente difendibili perché la loro violazione da parte della sinistra e del fronte liberal – radicale pare di una tale enormità da suscitare una comune riprovazione. Senza pensare che, arretrando senza controbattere sotto i colpi della propaganda avversaria, ciò che oggi sembra di una gravità assoluta verrà presto sdoganato, e principi che sembravano intoccabili appariranno materia opinabile. Senza pensare, inoltre, che i principi che si vogliono difendere fanno parte di un’unità organica, e che il cedimento di uno mina la solidità di tutti gli altri. Senza pensare, infine, che non ci sono conquiste e vittorie che appagheranno un avversario il quale mira alla distruzione di tutti i valori e di tutte le istituzioni che si rifanno a un sano principio di realtà, e che ogni arretramento non verrà considerato come una ragionevole e stabile mediazione, ma come il punto di partenza per un ulteriore balzo in avanti.

Se ora, abbandonata la metafora bellica, torniamo a riflettere sul ddl Cirinnà, il suo iter e le sue premesse ideologiche e politiche, ritroviamo facilmente l’atteggiamento debole e rinunciatario che è sopra tratteggiato. Vediamo di seguito come, nel mentre proponiamo qualche considerazione sui contenuti del ddl.

Diciamo subito che le cosiddette “unioni civili” costituiscono anche nella forma meno nociva, cioè quando riguardano coppie eterosessuali, nient’altro che un matrimonio depotenziato o, se vogliamo, un’alternativa irresponsabile al matrimonio. Si tratta infatti di un istituto in cui si assumono i diritti-doveri connessi al matrimonio, ma non le responsabilità che questo vincolo comporta, responsabilità che deriva dal suo essere un impegno forte, duraturo, potenzialmente perpetuo in termini umani. E a chi obbiettasse che comunque lo stesso matrimonio civile non è indissolubile dal dicembre 1970, si deve rispondere che in ogni modo esso conserva profili formali e sostanziali assai più consistenti della cosiddetta “unione”: basta pensare che per sciogliere il matrimonio civile rimane necessaria una precedente fase di separazione oggetto di una sua specifica vertenza giudiziale, laddove per porre fine all’unione civile è sufficiente una dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile.

Parliamo dunque di un vincolo che implica gli stessi diritti di chi contrae un matrimonio (scelta del regime patrimoniale, diritto di successione, subentro nel contratto d’affitto, pensione di reversibilità, adozione e affido di minori, educazione della prole, concessione della residenza in Italia al membro straniero dell’unione, legge 106, ecc.) ma che rispetto a quest’ultimo comporta un impegno labile e prontamente revocabile. Si deve dunque tenere fermo che, se l’unione civile senza l’estensione agli omosessuali sarebbe un mostriciattolo abbastanza insignificante, esso andrebbe comunque respinto anche in questa forma, perché ogni modello alternativo alla famiglia intesa come stabile unione di un uomo e di una donna indebolisce quest’ultima, facendo lunghi passi sulla strada del disimpegno, dell’individualismo sterile, della disgregazione sociale. Ebbene questa è la prima trincea sulla quale attestarsi, quella più esposta, quella che – a quanto sembra – trova ormai pochissimi difensori.

D’altra parte è altrettanto vero che – per parlar chiaro – tante forze politiche non si sarebbero mobilitate per partorire tale mostriciattolo: era al riconoscimento delle unioni fra omosessuali che si mirava, ma per ottenere questo si doveva passare, onde evitare ovvie contestazioni in nome del principio costituzionale di eguaglianza, dalle unioni “etero”. Ebbene va detto che, se le unioni civili tra eterosessuali sono di per sé nocive, quelle tra omosessuali sono perniciose perché contraddicono un dato di natura, e nel medio – lungo periodo produrrebbero vaste lacerazioni sul tessuto sociale già sdrucito. Non ci soffermiamo, qui, sulla argomentazione di questo assunto, poiché l’obbiettivo di questo documento è altro, ma non dubitiamo che chiunque non abbia sugli occhi il velo dell’ideologia concorderà sul punto. Peccato che anche questa partita sembri trovare, tra le formazioni di centrodestra, pochi giocatori disponibili. Si sente sempre più spesso parlare, anche dalle nostre parti, dei “diritti” degli omosessuali, mentre a nostro avviso questi consistono sostanzialmente nell’essere rispettati come persone e nel non subire discriminazioni professionali.
Dove la destra sembra ricompattarsi – ma solo parzialmente – è su due punti che conseguono all’”unione civile” estesa agli omosessuali, cioè la cosiddetta “stepchild adoption” (cioè l’adozione del figlio naturale o adottivo del partner, anche omosessuale) e l’utero in affitto. Questa trincea sembra presidiata. Ma sembra soltanto, se è vero che il carismatico presidente di un grande partito di area ha recentemente lasciato ai suoi parlamentari una libertà di voto che sembra concernere anche questo punto. Sembra soltanto, perché in realtà, abbandonate le due precedenti, essa è oggettivamente indifendibile. Quanto alla stepchild adoption, il suo stralcio dal testo di legge, qualora quest’ultimo fosse approvato, sarebbe solo temporaneo. Infatti la magistratura non tarderebbe a introdurlo nell’ordinamento a colpi di sentenze, argomentando che due istituti analoghi come il matrimonio e l’unione civile non possono contemplare un trattamento differente quanto all’adozione. E così, istituzionalizzata la coppia omosessuale, vedremmo riconosciuto anche il suo diritto al pupo. Infine un riferimento alla surrogazione di maternità, comunemente detta “utero in affitto”: la proibizione da parte della legge 40 potrà essere facilmente aggirata. Poiché non risulta che il maschio, sia pure omosessuale, sia in grado di partorire, basterà a uno dei partner recarsi in un paese estero in cui la pratica sia legale, tornare in Italia col figlio così concepito, partorito e adottato fuori dai confini. In questi casi l’orientamento della magistratura italiana è tanto per cambiare aperturista, cioè tendente al riconoscimento della genitorialità da parte della coppia omosessuale, come attestano almeno un paio di sentenze (Tribunale dei minori di Roma e Corte d’Appello pure di Roma). E pensare che le unioni civili non ci sono ancora: si può ben immaginare, nel caso malaugurato in cui il ddl venisse convertito in legge, che l’adozione da parte delle coppie omosessuali diventerebbe la regola, essendo il giudice italiano il battistrada del legislatore.

Dunque non resta che operare affinché le forze di Centrodestra non facciano sconti al ddl Cirinnà, respingendolo in blocco. Non si può, all’interno di questo testo legislativo, sceverare il grano dal loglio: è tutto loglio, perché concettualmente è un tutto organico, dove ogni passaggio è la conseguenza di un altro. E non ci si può lavare la coscienza sostituendo all’adozione l’”affido rinforzato” o introducendo consimili astruserie che nulla cambiano del succo della questione. Una destra pavida, o peggio una destra che imita la sinistra, non è utile alla nostra Patria. Non sappiamo se questa battaglia, che ha il suo inizio ideale il 30 gennaio prossimo col “giorno della famiglia” a Roma, noi la vinceremo. Ma sappiamo che se la iniziamo con una ritirata essa sarà persa prima di combattere.

Alfonso Indelicato
Consigliere comunale di Fdi An a Saronno

28012016

RSa
28 Gennaio 2016
  • Politica
  • cirinnà
  • fratelli d'italia
  • indelicato
  • unioni civili

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Commenti

  • Avatar marco c ha detto:
    31 Gennaio 2016 alle 21:37

    ma quanto scrive costui.ridurre l’amore a questioni burocratiche è demenziale.bla bla bla,che palle,due che si amano di qualsiasi sesso,religione.colore della pelle fanno così paura da metterli nella gabbia delle leggi?che l’amore vi travolga. salud

    Rispondi
  • Avatar pino insegno ha detto:
    29 Gennaio 2016 alle 15:19

    Io pur essendo cresciuto a sinistra, in questo caso sono pienamente d’accordo con Fratelli d’Italia. Perché, va bene tutto, ma quando è troppo, è troppo.

    Rispondi
  • Avatar Anonimo ha detto:
    28 Gennaio 2016 alle 19:05

    fdl quei quattro gatti che contano come il due di picche

    Rispondi
    • Avatar Anonimo ha detto:
      29 Gennaio 2016 alle 13:24

      …e si ergono come ultimo baluardo della civiltà. Speriamo che siu vada al referendum, contarsi è meglio che pensare di essere in tanti (questi lo eviteranno, la sconfitta su divorzio pesa ancora tantissimo)….ma si sa che qualcuno pensa che noi siamo la guida dell’Europa per i diritti di famiglia come leggo sul giornale oggi. Magari ci credono pure….

      Rispondi
  • Avatar Anonimo ha detto:
    28 Gennaio 2016 alle 11:27

    Un uomo fuori dal tempo

    Rispondi
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