insubria palazzo SARONNO – Da settembre l’Università dell’Insubria lascerà definitivamente la città degli amaretti. Istintivamente viene da dire che è una perdita per la città, un altro servizio insieme al tribunale che lascia un quartiere, quello a ridosso del Santuario, che vive soprattutto grazie alle scuole. Ma è davvero così? Ieri mentre scrivevo l’articolo ho cercato alcune foto di studenti dell’Insubria in archivio. E non le ho trovate. Ho provato a fare memoria su quando mi sono ritrovata a seguire eventi legati all’Università: ricordo la lezione Dan Peterson e le prime lauree. Più recentemente le polemiche per l’arrivo dell’Aimo nel piano interrato e nulla più.

La realtà è che l’Università a Saronno non c’è mai stata: certo gli studenti hanno mangiato nei bar, utilizzato le strutture sportive della città e sono rimasti a chiacchierare fumando davanti al Palazzo dell’Insubria (beccandosi anche i rimproveri dell’allora sindaco Porro perchè lasciavano i rifiuti nelle aiuole) ma sempre rimanendo un corpo estraneo. Se penso ad Aimo, realtà più giovane e sicuramente diversa, mi vengono in mente gli studenti dalla 24 per un’ora, le cerimonie per l’inizio dell’anno accademico e le giornate aperte e persino le statistiche sugli iscritti.

Nonostante questo non credo sia il momento di puntare il dito o dare delle colpe. Credo sia più utile prendere atto che Saronno continua a perdere pezzi ed occasioni. Un anno fa in attesa di intervistare un candidato sindaco ho sfogliato il libro realizzato dall’Amministrazione per i 50 anni dell’ottenimento del titolo di città. Mi hanno colpito le tante opportunità, idee, proposte che si concretizzavano nel giro di pochi mesi. Certo oggi c’è la crisi, i bilanci (del Comune ma anche delle famiglie) da far quadrare ma sempre più spesso guardando quel che succede a Saronno mi vengono in mente quelle vecchie insegne luminose retrò dove un paio volte all’anno si fulmina qualche lampadina. Certo non è solo il tribunale, l’Università o la stagione teatrale a dare valore alla città ma a furia di perdere pezzi anche l’insegna migliore diventa illeggibile.
Sara Giudici

08062016

20 Commenti

  1. onestamente non ricordo le tante idee che si concretizzavano in poco tempo.

    Saronno ha continuato ad avere una mentalità strapaesana, diventata città per l’aumento della popolazione dovuta alla localizzazione che ha attirato tanti che lavorano a Milano.
    Questo ha causato l’arricchimento di una borghesia inoperosa che ha costruito condomini e chiuso fabbriche, e ha gestito pure la politica a proprio uso e consumo…si è illusa che i negozi fossero frequentati dai propri abitanti (basta andare in giro e vedere quanti negozi nuovi vuoti esistono).

    Non c’è mai stata una visione strategica del futuro della città, che infatti soffoca nel traffico, nella sporcizia e nel degrado anche e soprattutto privato

    • Mamma mia che immagine desolante, dalla sua descrizione Saronno sembra il Bronx e invece é una piacevolissima cittá.
      E non parlatemi di Legnano o Busto Arsizio dove ci sono piú problemi di traffico, sporcizia e degrado che da noi.

      • peccato che molti suoi concittadini (saronnesi) non la pensino così e frequentino preferibilmente Legnano e Busto. Intanto ad esempio Legnano ha un ospedale modernissimo. Se vuol vedere il degrado si affacci su una delle tante aree dismesse a cominciare da quella dietro la stazione che è lì in bella mostra per tutti quelli che prendono il Malpensa Express. Uno vede una cosa del genere e si chiede perché mai dovrebbe venire qua

        • A Legnano ci andrá lei che é un fanatico del posto.
          Premesso che a me piace la mia cittá, se devo cercare qualcosa in piú vado a Milano che é piú vicina di Legnano e, da Saronno, c’e’ un comodo treno ogni 5/10 minuti, come una metropolitana.

        • Guardi che e’ solo lei che va a fare shopping a Legnano, il centro di Saronno e’ piu’ comodo per lo shopping, casomai molti vanno a Rescaldina al centro commerciale o ad Arese.
          Oppure come ha scritto qualcuno si va in centro a Milano.

          • prima di scrivere, imparare a leggere: chi ha detto che vado a fare shopping a Legnano?? certo che i giovani (ma non per lo shopping) non stanno certo a Saronno.Alle 23 le gelaterie tutte chiuse, il che mi fa pensare o che non hanno voglia di lavorare o che hanno fatto i soldi nel passato.

            Certo che se perfino Sara Giudici parla di degrado forse qualcosa di vero c’è…il Saronnese prima non integrava i meridionali, poi non ha integrato i milanesi, adesso apriti cielo se si parla di integrazione con chi viene da fuori!!! ecco il risultato, dagli anni 60 ha comandato una certa borghesia saronnese che di illuminato non aveva neppure il corridoio di casa per paura di spendere una lira.

      • Non sono d’accordo con il suo post!
        Probabilmente lei non “vive” Saronno: provi a fare una passeggiata in stazione, piazza de gasperi, via caronni, e non solo dopo le 20 di sera.
        Saronno non è solo corso italia e via san cristoforo: queste due vie sono le uniche che hanno un tono di parvenza “normale”. Tutto il resto di Saronno no!
        Legnano è tutt’altra realtà.

  2. Innanzitutto complimenti per l’articolo di fondo. E’ forse una delle prime volte che oltre alla cronaca, si legge un contributo del direttore sulle tematiche e le prospettive nonchè le difficoltà della città. Credo che la volontà del direttore sia anche quello di “alzare un po il livello” delle discussioni che spesso nei commenti agli articoli scadono nel qualunquismo, nel pressapochismo e nella critica tutt’altro che costruttiva per il bene della città. Bene fa anche a prendere un esempio diciamo “puro” come quello della chiusura dell’università che non è possibile additare a colpa di qualcuno, visto che le scelte prese arrivano da fuori Saronno. Da cittadino qualunque spero che questi articoli di fondo ( che come già detto, a mio giudizio, alzano il livello della comunicazione della realtà saronnese ) aumentino e di volta in volta affrontino temi diciamo “vivi” della città, in modo equilibrato e come giusto che sia, politicamente equidistante, ma comunque mettendoli alla luce e come giusto che sia,perchè un problema della città è un problema per tutti. Quello che dice “Anonimo” qui sopra è vero, ma la sua è una constatazione …. non è un contributo costruttivo ….. e allora ben venga periodicamente un articolo del direttore dove in un contesto costruttivo si invitano tutti e nessuno escluso, a dire la propria sui tanti temi che riguardano la città come appunto, la poca visione strategica del futuro, il traffico, la sporcizia, il degrado, le aree dismesse, le strutture sportive fatiscenti, lo stadio inagibile, palazzo Visconti, la pretura, il teatro e così via ….. grazie per l’attenzione . Ancora complimenti Sara.

  3. Brava Sara, una analisi un po’ malinconica ma reale. Per chi, come te, gira per lavoro o per diletto Saronno, è impossibile non rendersi conto che si è imboccata una china quasi irrefrenabile di degrado ambientale e culturale. Il centro, se non è morto, è agonizzante. La cultura, salvo qualche caso sporadico ma non continuativo, inesistente. Si spacciano le domeniche con le bancarelle che vendono cibi e bevande per eventi culturali ma in realtà non servono alla città nè ai commercianti del centro, visto che la gente spende cifre assurde per qualche arancino di riso o pezzo di cioccolato e non spendono nei negozi. In piazza un concerto o una rappresentazione o un premio letterario sarebbero quasi a costo zero e si potrebbero trovare degli sponsor, invece nulla, solo birra e salamelle. Quanti sanno che dopo GIORGIO FONTANA, premio Campiello, abbiamo ANDREA TARABBIA, saronnese d.o.c. candidato allo stesso prestigioso riconoscimento? Non ci si può aspettare che la gente chieda queste cose, ma sarebbe DOVERE, di chi è preposto alla cultura, o al commercio, proporle. Bonifiche mai realizzate, cantieri aperti per anni in pieno centro con via vai di camion che rendono l’aria irrespirabile, nessuna proposta vera, questa è la Saronno di oggi. E’ morto il Re, viva il Re. Continuiamo così.

    • condivido in pieno un appello per iniziative culturali, chissà però cosa ne pensa il sindaco

      • … dai scrivi che non essendo di sinistra il Sindaco non ama la kultura! … ti prudono i polpastrelli dai.

  4. in tutto questo il fragoroso silenzio degli amministratori, che adesso si trovano una bella gatta da pelare. Però mandano auguri agli studenti in vacanza, che geni

    • una bella gatta da pelare o un’opportunità?
      è la differenza tra il pessimismo e l’ottimismo.

      • voglio proprio vedere come riempiono la struttura (a prezzi di mercato, non regalando l’affitto).

        Per la cronaca, chiedere a Gilli, non a Porro di questo disastro…certo si può far finta di niente e nel gioco dell’oca spostare le associazioni dalla ex-Pizzigoni e poi?? speriamo che lì non ci siano stufe a legna che incendiamo anche questo, perché se a causare l’incendio fossero stati extracomunitari 2000 messaggi qui, siccome responsabile è una benemerita associazione, tutti zitti

  5. questo è il frutto di 5 anni di amministratori sinistrorsi e sostanzialmente il motivo per cui sono stati mandati a casa! … cosa c’entrano gli auguri agli studenti?!? … boh

  6. Complimenti Sara per questo spunto di riflessioni (mi allineo ai precedenti commenti di Since 1910 e di Giulio B.)
    Alla discussione porto la testimonianza di quanto da me vissuto in Città. Mia mamma ha avuto un negozio in C.so Italia per il ventennio caratterizzato dal cosiddetto Boom economico (fine anni 50 / inizio anni 70) e ricordo perfettamente che in casa si commentava il fatto che la clientela fosse all’70/80% dei paesi limitrofi/confinanti. Un dato identico potei poi verificarlo nel periodo che vissi con la storica concessionaria di auto Fiat; la Casa Madre rilevava e lamentava delle percentuali bassissime di immatricolazioni su Saronno benché le vendite complessive della Concessionaria fossero ben sopra le medie di aree equiparabili. Quindi, alla luce delle mie esperienze, non posso che costatare che STORICAMENTE e prevalentemente la vivacità commerciale locale non ha vissuto né vive grazie ai saronnesi. Colgo l’occasione per lamentare nuovamente (da un quinquennio sostengo questa tesi) la dannosità e l’inutilità di investire quattrini nei mercatini che non portano nessun prestigio alla comunità (poiché sono pedissequamente importati in quanto presenti in centinaia di altre località; quindi senza un minimo di valore aggiunto) beneficio al commercio cittadino (bar esclusi) e portano unicamente una presenza massiccia di gente “mordi e fuggi” da scampagnata domenicale. Si aprono i portafogli dei saronnesi per far incassare bancarellai non saronnesi che spenderanno i loro guadagni (realizzati a Saronno) nei loro Paesi di provenienza (infatti sarà li che loro acquisteranno cibi, vestiario, libri ed il pane quotidiano). Chi vuole sostenere gli interessi della comunità dovrebbe invertire la rotta, dovrebbe investire in modo tale che le risorse economiche provenienti dai Paesi limitrofi si fermino in Città. WiWa la ComunitàWiWa&WiWace!

  7. senza rotta o progetti non si va lontano…. più facile organizzare salamelle e birra (sporadicamente però…nè..) piuttosto che altro…

Comments are closed.