alfonso indelicato SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo la riflessione del consigliere comunale, capogruppo di Fratelli d’Italia, Alfonso Indelicato.

Dunque questo pomeriggio (ieri ndr) si è svolto a Roma il corteo denominato “Non una di meno” dalle associazioni organizzatrici. Il motivo fondamentale, quello che predominava su tutta una serie di diverse rivendicazioni, era la protesta contro la violenza maschile sulle donne. E in effetti gli uomini che hanno partecipato al corteo sono stati relegati in coda al medesimo, ricordando i prigionieri che i generali romani trascinavano in catene dietro i loro carri in occasione della sfilata trionfale che seguiva le campagne militari vittoriose.
Non stupisca troppo questo accostamento: in verità la manifestazione di oggi, per questa spettacolare emarginazione dell’elemento maschile e per la violenza degli slogan che venivano urlati, è sembrata una dichiarazione di guerra di un sesso contro l’altro, all’insegna di un neo-femminismo mutuante toni e accenti da quello storico degli anni ’60.
Non sono mancati i messaggi di condivisione di politici di ogni orientamento (sottolineo con tristezza “ogni”), delle associazioni, di eminenti uomini di Chiesa, tutti devoti – senza riserve e distinguo – a questo rituale politicamente corretto.
Dunque esiste un sesso violento e prevaricatore, e ne esiste un altro mite e gentile, oggetto delle brutalità del primo. Tra i due il solco è largo e profondo, e per riempirlo necessitano protocolli di intesa, convenzioni, leggi e provvedimenti ad hoc.
In questo principio di secolo il nuovo anatema si scaglia non contro gli aristocratici reazionari o la borghesia capitalista, ma contro il soggetto maschile in quanto tale, puer corrigendus affidato alla rieducazione pubblica ad opera di scuole, agenzie nazionali e internazionali, istituzioni psichiatriche, magistrature.
E quanti pensavano l’uomo e la donna ritagliati nella stessa sostanza umana, e ugualmente capaci di farsi reciprocamente del bene e del male (certo secondo indole propria, quindi con mezzi diversi) e infine destinati a vivere insieme questa umana avventura, si avvedono sempre di più che è in corso una guerra.
E che c’è chi ha interesse a fomentarla.

27112016

8 Commenti

  1. Questa riflessione esternata con una sottile ironia ma con macabra drammatizzazione della società civile evidenzia una catastrofe dei valori morali che stazionano nell’animo umano. L’educazione che le persone ricevono dalla propria famiglia non è più sufficiente al vivere civile, al rispetto degli altri, prescindendo dal genere. Occorre potenziarla con intelligenza e coraggio per poter affrontare le realtà umane che oggi vengono palesate alla luce del sole. La comprensione e la tolleranza non porteranno mai ad una “guerra” ideologica.

  2. Ma che cosa scrive? Uomini relegati, schiavi, ma di chi? di che cosa? Quanti uomini finiscono in ospedale per le percosse subite dal “gentil sesso’? Quanti uomini vengono uccisi da donne gelose? E, ultima domanda, ma in che.mondo vive? La parità non c’è e non ci sarà per molto tempo ancora, grazie a uomini che ragionano come lei.

    • Non ti arrabbiare così da male alle coronarie, tranquilla.Indelicato ha espresso un suo pensiero,possibile tutto questo astio…detto questo concordo con quello che scrive il consigliere comunale

  3. E che riflessione! Indelicato come al solito ha lo sguardo proiettato al futuro.
    Donna onesta a casa resta.

    • Forse te l’ho già chiesto Vladimiro…perché ammiratore di luxuria?, perché se così fosse allora si capiscono i tuoi commenti.

      • Di certo non è un ammiratore del ben più celebre Vladimiro a capo della federazione russa…

  4. Indelicato spesso sono in linea con Lei, in questo caso un pochino meno…mi pare che Lei stia sottovalutando il problema, ( concordo sulla violenza degli slogan esagerati sicuramente ) ma su 100 casi di violenza il novanta per cento sono contro le donne, un discorso diverso potrebbe essere quello dei mariti separati, spesso ridotti alla povertà dopo la separazione…

    • Caro Anonimo,
      non nego e neppure sottovaluto il problema. Quello che ho voluto dire è che non lo si risolve decidendo apoditticamente che vi è un sesso che aggredisce e l’altro che subisce. Maschio e femmina aggrediscono e subiscono in egual misura, sia pure con modalità di solito (non sempre) differenti. La questione dei padri separati, che Lei opportunamente evidenzia, non è fuori della questione, ma parte integrante di essa. Il punto è che il malessere della famiglia e della coppia dovrebbe essere affrontato nella sua globalità. Ma questo non lo si fa perché prevalgono istanze di tipo ideologico. Quelle che abbiamo visto e ascoltato al corteo.
      Saluti

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