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Morti in ospedale, primo interrogatorio. Cazzaniga parla, la Taroni fa scena muta

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BUSTO ARSIZIO – Folla di giornalisti e telecamere, poi l’arrivo del blindato della polizia penitenziaria con a bordo Laura Taroni, 39 anni, che è detenuta nel carcere femminile di Como. Mentre a Busto Arsizio c’era già il suo amante, il 60enne medico Leonardo Cazzaniga del pronto soccorso dell’ospedale di Saronno, accusato di quattro omicidi in corsia. Proprio al penitenziario bustocco in mattinata gli “interrogatori di garanzia” della coppia diabolica.

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Cazzaniga avrebbe parlato ai magistrati, in sostanza sostenendo di avere solo “aiutato” i pazienti verso la morte, ma fra loro c’era anche chi aveva solo il femore fratturato e, senza il suo intervento, non sarebbe stato a rischio di una morte imminente. Mentre l’infermiera Laura Taroni, con Cazzaniga accusata di essersi sbarazzata del marito Massimo Guerra avvelenandolo, si sarebbe avvalsa della facoltà di non rispondere. Il faccia a faccia fra la coppia ed i magistrati è durato un paio d’ore, sino attorno alle 12.30. Sono 45 i nuovi casi sotto esame di procura e carabinieri, non è noto cosa abbia dichiarato Cazzaniga. Per lui e l’infermiera è stata confermata la permanenza in carcere.

 Nei prossimi giorni gli interrogatori dei 12 fra medici, infermieri ed operatori sanitari dell’ospedale di Saronno che sono stati denunciati a piede libero per reati, a vario titolo, che vanno dal favoreggiamento all’omissione di soccorso, al falso ideologico.

02122016

5 Commenti

  1. Giusto scandalizzarsi per quanto accaduto a saronno nel nosocomio cittadino purtroppo non è e non sarà mai un unico caso,penso che certe metodiche terapeutiche siano all’ordine del giorno ed in ogni struttura sanitaria da Trento a Trapani,dico ciò includendo le case di riposo per gli anziani ove a mio avviso succedono scempi a dispetto della dignità personale ed altro ancoRa, per limitare il cancro di onnipotenza in cui operano alcuni medici ci servirebbe un indagine Nazionale.Mio padre e deceduto da tre anni ricoverato presso la casa per anziani in Garbagnate milanese aveva 81 anni e deceduto a causa delle fratture riportate in merito ad una caduta dal letto avvenuta nella stessa struttura..nessuno ci ha mai spiegato come abbia fatto a scavalcare la protezione e se questa era presente essendo diabetico non potevano intervenire quindi ha vissuto due settimane sedato di morfina..poi il triste epilogo..Dopo un anno esatto anche mia mamma nella stessa struttura ci lasciava e letto e riletto cosa succede in certi ambienti mi viene qualche dubbio su quanto realmente successo.

  2. Mio padre era in un centro per malati terminali, l’ultimo giorno della sua vita lo ha passato con perdita coscienza. Io dissi alla Dottoressa responsabile magari di evitare di fare flebo per alimentarlo lasciandolo al suo destino il più velocemente possibile. Lei mi rispose che mio padre stava morendo di cancro e nessuno avrebbe potuto lasciarlo morire di sete o fame, per me è stata una lezione di vita, si deve fare tutto per la vita, e non parlo di accanimento terapeutico, ma solo di destino. Sono favorevole all’eutanasia, ma solo il diretto interessato può scegliere. Chi lo fa fa per lui è un omicida.

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