SARONNO – “E’ stata un’emozione davvero indescrivibile un momento unico che porterò sempre con me e che voglio condividere con i miei colleghi e con chi ha condiviso con me quest’avventura”. E’ questo il primo commento a caldo di Enzo Mauro Muscia, 48enne saronnese che ieri mattina al Quirinale alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato tra i 48 italiani insegniti delle onoreficenze al merito.

In particolare il 48enne ha ottenuto il riconoscimento “per lo spirito di iniziativa, il coraggio e la generosità con cui ha dato vita all’azienda A-Novo riassumendo i colleghi licenziati dalla precedente gestione”.

“E’ stata una grande emozione – ripete Muscia – come concretizzare il mio sogno di far ripartire l’azienda. A chi volesse intraprendere la mia stessa strada voglio solo dire di non fermarsi davanti agli ostacoli burocratici e finanziari. Se ci si crede e si lavora con le persone giuste i risultati arrivano per tutti”.

La storia dell’Anovo e di Muscia è decisamente nota e motivo di orgoglio per l’intera Saronno. Fino al 2010 il saronnese era direttore commerciale per la filiale cittadina della multinazionale Anovo, specializzata nell’assistenza post vendita di dispositivi elettronici. Nel 2011, in seguito ad una lunga crisi viene chiusa la filiale di via Banfi e vengono licenziate 320 persone, molte delle quali in età matura. Tra queste anche Muscia che tuttavia cerca di far ripartire l’azienda. Prende la decisione di mettere insieme i suoi risparmi, ipotecare la casa e investire la liquidazione per acquistare dal curatore fallimentare i macchinari dell’azienda (a cui cambierà nome: A-Novo). Riassume inizialmente otto colleghi fino ad arrivare, oggi, a 35 dipendenti (tutti ex dipendenti).

03022017

 

2 Commenti

  1. Una storia che ha dell’incredibile. Complimenti per la tenacia e per la voglia di arrivare.

  2. Un genio dell’impresa. Da 320 dipendenti del 2011 Anovo ad 8 dipendenti A-Novo probabilmente rilevandone tutte le attività di riparazione e dopo sei anni ben 35 dipendenti.
    I nostri saggi nonni dicevano:
    “Piutost che nient lè mei piutost” che tradotto
    “Piuttosto che niente è meglio piuttosto”
    Ma questo “piuttosto” sembra pochino rispetto al pumto di partenza (un decimo).

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