SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo l’ultimo intervento del consigliere comunale e responsabile del dipartimento scuola di Fratelli d’Italia Alfonso Indelicato.

“Il punto non è, naturalmente, quello che indicano il Corriere e Repubblica. Non è, cioè, che l’U.n.a.r (leggasi Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali stretto da un rapporto organico e continuativo con il MIUR) abbia utilizzato fondi pubblici per finanziare club di sesso omo a pagamento. Da tempo, infatti, siamo abituati al fatto che lo Stato utilizza il nostro denaro per finanziare le finalità più dubbie: aborti, “unioni civili”, consiglieri e funzionari nullafacenti delle regioni a statuto speciale, onlus un tanto a migrante, cinematografari le cui pellicole non sono guardate neanche dalle loro madri, mediatori culturali, educatori di strada, quotidiani di partiti estinti, associazioni vegane. Dunque, tutto a posto: che si finanzino con le tasse del cittadino circoli in cui gli omosessuali si prostituiscono è cosa che, in questa nostra Italia dalla società liquida e dal pensiero debole – ma dal contributo forte – può ben starci. Ne abbiamo viste e sentite tante, siamo uomini di mondo.
Ma, come dicevamo, il punto è un altro. Questo U.n.a.r. è uno degli ispiratori (insieme al “Gruppo Nazionale di Lavoro LGBT” cui fanno capo 29 associazioni accomunate dall’ideologia gender) della politica ministeriale che, con particolare intensità dopo il varo della renziana legge 107, si propone di cancellare il principio antropologico della distinzione fra i sessi e quello della famiglia naturale fondata sulla relazione fra uomo e donna, e quindi aperta alla procreazione. Quella politica che si avvale di diverse strategie: interventi di “esperti” che si sovrappongono alle obsolete lezioni di Italiano e Matematica, letture fortemente inquinate, drammatizzazioni in cui i bambini “giocano” a cambiare sesso, e via proseguendo.
Dunque l’opera di finanziamento di club nei quali gli omosessuali si esibiscono nelle loro performances per il solluchero di spettatori paganti non è solo un qualcosa che rimane riservato agli affezionati del genere: se così fosse, nulla quaestio. È invece una prassi che, data la cooperazione dell’Ufficio con l’attività educativa della scuola di Stato, proietta un’ombra su tutta intera l’Istituzione.
E non è – sia chiaro – l’avvenuta giubilazione del responsabile dell’U.n.a.r. (giubilazione che comunque il sottosegretario Boschi ha circondato di cautele e riserve) a sanare la situazione. Si può ben dubitare, infatti, che le contribuzioni in favore di realtà quali il circolo gay scoperto dalle “Iene” siano il prodotto della generosità individuale del direttore. E non, piuttosto, il prodotto di un atteggiamento più diffuso nell’U.n.a.r. e in altri uffici prossimi al Ministero. Tanto da far esclamare ai padri e alle madri (padri e madri, non genitore1 e genitore2) la classica locuzione “in che mani sono i nostri figli!”.
Alfonso Indelicato
Responsabile del Dipartimento Scuola della Lombardia
di FdI

4 Commenti

  1. Buona sera signor Indelicato
    ancora una volta eccoci.
    Tralasciamo le vicende boccaccesche,
    Lei dice
    “ Da tempo, infatti, siamo abituati al fatto che lo Stato utilizza il nostro denaro per finanziare le finalità più dubbie: aborti, “unioni civili”, consiglieri e funzionari nullafacenti delle regioni a statuto speciale, onlus un tanto a migrante, cinematografari le cui pellicole non sono guardate neanche dalle loro madri, mediatori culturali, educatori di strada, quotidiani di partiti estinti, associazioni vegane.”
    Intanto forse qualche distinguo andrebbe fatto: aborto e “unioni civili” dovrebbero per correttezza essere trattati con qualche cautela di giudizio e mi sembra un metodo da Inquisizione (per me mica era Santa) mettere tutto al rogo.
    Poi se vogliamo ancora ulteriormente distinguere i nulla facenti non sono solo nelle Regioni a statuto speciale e in aggiunta ci sono i consulenti di medesimo colore politico di chi governa (anche nei comuni), alcuni competenti (pochi) altri non solo incompetenti ma addirittura dannosi.
    Ma quello che dice è condivisibile e sarebbe ora che la gente (in Brasile si usa al posto del Noi) cominciasse a fare qualcosa di diverso dallo scrivere.

    Mi sembra, però, che tutte queste Sue premesse avevano uno scopo chiaro combattere quella che Lei chiama “ideologia gender” ognuno ha le proprie ossessioni.
    Ma perché non dirlo subito e correre il rischio che qualche lettore abbia abbandonato la lettura prima del tempo.
    Però se per caso il Suo lettore è arrivato fino in fondo allora perché non approfittare per coinvolgere e colpevolizzare tutti gli avversari politici.

    Lei si chiede “in che mani abbiamo lasciato i nostri figli”.
    Forse verrebbe da chiedersi dove sono i padri e le madri e non tanto dove lasciano i figli.
    Verrebbe da chiedersi se in questo “disgraziato” paese una volta tanto si possa fare un’informazione chiara, intelligente e non di parte.
    Verrebbe da chiedersi si possa fare una formazione ai ragazzi con persone competenti e senza pregiudizi.

  2. Ma, Sig. Colombo, le mie convinzioni le ho esposte in forma piana talmente tante volte che da tempo scelgo altre forme, di tipo narrativo o scherzoso. Dove sono i padri? Ma il padre è il grande desaparecido nell’occidente evoluto. Colpevolizzato, odiato, irriso, egli ondeggia tra due poli entrambi negativi: o una figura umbratile e marginalizzata, o un violento che reagisce in modo inconsulto alla sua minorità. Sovente espulso dal nucleo familiare, deve affrontare frangenti che è tanto se non lo portano alla completa rovina. Che la nostra società sia piena di giovani cresciuti senza padre, o senza un padre degno di questo nome, non c’è bisogno di ricavarlo dalle statistiche: basta osservare quanti ragazzi sono violenti, privi di ogni responsabilità, intenti ad inseguire piaceri effimeri e distruttivi. Manca loro il senso del limite, ma il limite lo dà il padre, il quale non c’è. La madre, dal canto suo, fa quello che può: sola senza il marito si arrabatta fra il lavoro e cento impegni. Quanto tempo ha per occuparsi dei figli? Certamente poco. In questo deserto abbiamo la scuola la quale cerca di svolgere una funzione di supplenza, diciamo pure di ortopedia sociale (come dice il mio amico Menna). Ma cerca, per l’appunto. E’ una scuola-maternage, dove in realtà il violento – il “bullo” come si dice oggi – difficilmente viene contenuto, difficilmente il mite trova protezione. E poi la scuola si nutre delle stesse essenze che circolano nella società e nella famiglia: in virtù di quale magia dovrebbe essere in grado di raddrizzare gli storpi, quando coloro che la animano non sono, non possono essere troppo diversi dagli altri? Tutto questo, senza neppure arrivare all’abominio del gender. La saluto cordialmente, alla prossima.

    • beh non pensavo di scatenare questo “……”
      faccio l’ottimista magari con un po di attenzione il padre torna ad essere padre e la madre si riprende il suo ruolo e non quello bifronte e insieme diventano una “famiglia de facto” e così anche “l’ortopedico sociale ” di Menna è contento perchè forse può fare un lavoro diverso…

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