SARONNO – Si intitola “Elogio dei muri” ed è la composizione di Alfonso Indelicato, consigliere comunale saronnese di Fratelli d’Italia. La pubblichiamo integralmente.

ELOGIO DEI MURI
di Alfonso Indelicato

Or sono millenni
nel mondo senza storia
correvano la terra
genti fosche e feroci
in cerca di preda e di guerra.
Dai rami spiccavano i frutti spontanei,
del nemico dal busto le teste
che ornavano il collo ai cavalli
che montavano a pelo.
Nei fiumi limacciosi
ghermivano pesci
che mangiavano crudi
e crude sbranavano carni
della belva villosa
nella forra abbattuta
a colpi di mazza.
E ne partiva l’orda sazia,
le fauci lorde di sangue,
urlando, ebbra di stolida
gioia feroce.
Uccidere, predare,
era unica legge a quel tempo,
e nulla di durevole
e nulla di fecondo
era a quel mondo.
Finché un figlio di Eva

un capo doveva egli essere
cui pure non era spiaciuto, finora,
il saccheggio e lo stupro –
forzò la sua gente atroce
a mutare il costume
di correre il mondo a fare mattanza.
Intravista un’ampia radura
(doveva essere questa
presso di un fiume,
e non lungi dal bosco)
ordinò che svellessero i tronchi
e con questi saldamente commessi
lo spiazzo cingessero.
Poi disse a suo modo,
col rozzo linguaggio
di urli e mugolii e cachinni
nato a ordinare la strage
e spartire la preda:
“Questo limite è sacro.
Cinge una terra
dove noi vivremo
certi che all’alba seguirà il tramonto.
Non temeremo il ladro
né l’omicida
e ad altro attenderemo
che a strage e razzia.
Sarà ristoro dopo la battaglia
e quiete operosa
e risa di donne e bimbi
e intorno al fuoco noi uomini
nel dolce stupore del succo dell’uva
avremo progetti
per la vita che viene”.
Poi continuò:
“Nessuno ardisca di entrarvi
senza il nostro permesso.
E quando vi sarà l’estraneo accolto
sempre ricordi di essere ospite,
mai – dico mai – il padrone.
E così sia, mia gente.
Questa casa comune ecco ti dono”.
Certo lo disse a suo modo,
con urli e mugolii e cachinni
con cui prima ordinava la strage
e spartiva la preda.
Taceva il suo popolo,
ascoltandolo attonito.
Non sapeva l’eroe
non sapeva il suo popolo
che la Storia iniziava quel giorno.

11032017

3 Commenti

  1. “Non sapeva l’eroe
    non sapeva il suo popolo
    che la Storia iniziava quel giorno.”

    Il gioco che si può fare è iniziare la Storia da quando fa più comodo, fingere di dimenticare quello che era accaduto prima o ancora parlane in modo “parziale”.
    Poi chi sa giocare con le parole, costruisce la “sua storia” adattandola ai suoi scopi, l’hanno fatto in molti e molti ci hanno creduto.
    Tempo fa in un periodo triste della nostra Storia qualcuno ha fatto scrivere:
    “Un popolo di poeti di artisti di eroi
    di santi di pensatori di scienziati
    di navigatori di trasmigratori”.
    Non è detto che valga proprio per tutti.

    • I due intellettuali della testata Il Saronno mi sembrano che debbano tanto ai loro cittadini elettori della città degli angeli.prosit

Comments are closed.