SARONNO – Esisteva “il pericolo di inquinamento probatorio” quello di “di reiterazione” entrambi “interconnessi alla capacità manipolativa dell’indagato” e “a quella di persuasione e di condizionamento dei soggetti coinvolti nella vicenda”. Sono queste le motivazioni per cui la corte di Cassazione ha deciso di confermare la decisione del Tribunale del Riesame di Milano che ha disposto gli arresti domiciliari per l’ex primario Nicola Scoppetta. 

Il medico è indagato per favoreggiamento e per omessa denuncia di Leonardo Cazzaniga il suo vice che, secondo quanto appurato dall’operazione “Angeli e demoni” della compagnia di Saronno, sarebbe stato il responsabile della morte di 4 persone ricoverate al pronto soccorso cittadino.

Nelle ultime ore sono state rese note le motivazioni, oltre 16 pagine, che hanno portato a rifiutare il ricorso presentato dagli avvocati Massimo Pellicciotta e Fabio Lattanzi contro l’ordinanza del Riesame.

Il testo pone l’accento sul “potere di influenza e di condizionamento esercitato e ancora esercitabile, nonostante il trasferimento in altra sede, in ragione della posizione apicale ancora rivestita da Scopetta nel distretto di Saronno”. Punto di partenza per questa considerazione le “diverse modalità utilizzate dall’indagato per contattare, avvicinare i testimoni ed informare i principali indagati”. Una condotta che Scoppetta avrebbe tenuto “persino dopo l’arresto di Cazzaniga e di Laura Taroni, intervenendo nel dicembre 2016 su un testimone essenziale”.

Insomma secondo la Cassazione “è stato accertato che, dopo l’avvio delle indagini, Scoppetta aveva influito, raccolto e divulgato informazioni ottenute dai soggetti sentiti dall’autorità giudiziaria“. Da qui la decisione di confermare i domiciliari.

06042017

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