VARESE – C’erano anche le autorità saronnesi, compreso il capitano Pietro Laghezza comandante della locale Compagnia carabinieri, alla annuale “Festa della polizia di Stato” che si è tenuta l’altro giorno a Varese. La questura varesina ha competenza anche per il territorio del Saronnese e negli ultimi tempi le pattuglie si sono viste spesso in azione nella città degli amaretti, soprattutto in operazioni antispaccio nella zona della stazione ferroviaria centrale.

Ecco intregralmente il discorso del questore Giovanni Pepè.

Prima di entrare in una doverosa, seppur sintetica, analisi della situazione dell’ordine pubblico, vorrei coinvolgervi nella ricerca di un comune sentimento per celebrare la Festa della polizia di Stato nella nostra complessa, ordinata e bella provincia. Un sentimento comune che ho cercato prima di tutto all’interno stesso della nostra questura. Per tutti noi è stato un anno difficile: eventi gravi e complessi, nello scenario mondiale e di riflesso in quello locale, se per un verso hanno aggregato, dall’altro hanno suscitato opinioni e punti di vista diversi. Mi riferisco in primis al clima terroristico: i fatti accaduti appena oltre confine ci sono apparsi improvvisamente ancora più vicino, coinvolgendoci emotivamente, e hanno richiesto risposte rapide e misure di prevenzione appropriate anche da parte nostra.

Altro distinto aspetto a cui facevo riferimento è il perdurare dell’emergenza profughi, drammatica nella tratta turca e balcanica, che ha il suo risvolto critico anche nella nostra provincia. In un già complesso quadro di gestione dell’immigrazione, l’arrivo dei profughi, in fuga dalle gravissime condizioni dei loro paesi e la loro doverosa accoglienza hanno destato non pochi problemi, sia di ordine burocratico che di allarme sociale, a volte reale, a volte ingiustificato. Ci siamo interrogati e confrontati per fronteggiare le nuove emergenze, arrivate come inattesi temporali. In un contesto lavorativo che già scontava le proprie criticità, siamo stati chiamati a dare ulteriori risposte e nel nostro ordinato sistema, il cui punto di stabilità è stato spesso conquistato con grande fatica; tutti abbiamo aggiunto un’altra parte di lavoro, di comprensione , di altruismo. Ci siamo incontrati, abbiamo discusso e abbiamo infine dato risposte univoche e razionali, ognuno per la propria parte di competenza, ognuno in ragione della proprie responsabilità. Abbiamo ritenuto nostro dovere conciliare le ragioni della solidarietà umana con una visione realistica del problema. Certo, nel nostro agire qualche momento di incomprensione, qualche sbavatura, può essere accaduta e nella gravità della situazione, deve essere capita; potevamo fare di più e meglio? Certamente! Ma all’osservanza della legge non siamo mai venuti meno.
Ecco, dunque, il sentimento comune: rivendichiamo l’orgoglio di avere svolto un lavoro importante e di aver dato buona prova di spirito di servizio in un frangente delicato, anche nella nostra provincia. Questo è quello che ci unisce in questa giornata di festa e la celebrazione oggi del nostro anniversario, col suo motto “esserci sempre”, vuole richiamare questi buoni sentimenti, certamente nella consapevolezza di doverci ancora e ancora impegnare, ma anche con la intima convinzione di aver fatto fino in fondo il nostro dovere.

Sentimenti che vogliamo condividere con la cittadinanza. Senza retorica e senza facili entusiasmi, vorremmo celebrare tutti assieme la festa della Polizia di Stato per riconoscerci nel lavoro svolto e nel servizio reso. E grazie ad esso, possiamo davvero sentirci vicino alla gente.
Come sopra accennato, desidero focalizzare l’attenzione sull’ordine pubblico nella nostra provincia. Vi risparmio i dati e le statistiche che pure troverete sulla brochure predisposta per l’occasione poiché, se disgiunti da una ragionata analisi, rimangono solo dei numeri, aridi e freddi. Ai due grandi e attuali temi, quello del terrorismo internazionale e quello dei profughi, che a scanso di ogni equivoco sottolineo essere argomenti molto diversi, vanno sicuramente aggiunte le problematiche locali e gli aspetti d’interesse che maggiormente hanno gravato la nostra provincia. Andiamo per ordine. L’aeroporto internazionale di Malpensa, con i suoi 20 milioni di passeggeri l’anno e una circolazione giornaliera di 100 mila persone, rappresenta certamente un nodo strategico per la nostra provincia; un sito di altissima valenza nazionale ove si concentra la maggior parte dell’attenzione per i profili di rischiosità intrinseca e che richiede una qualificata attività di polizia, sotto il duplice profilo della sicurezza aeroportuale e dei controlli di frontiera. Non mancano momenti di difficoltà e criticità, ma la polizia di frontiera di Malpensa è in grado di mantenere un elevato standard di sicurezza e un modello efficiente di selezione, analisi e controllo dei passeggeri e dei voli. I dati di riscontro sono molto lusinghieri. Sul versante dell’attività di frontiera, inoltre la nostra provincia, com’è noto, ha una vasta linea confinaria con la Svizzera, un territorio ampio di retro valico che necessita un controllo specifico e qualificato.
Altro aspetto di interesse che vorrei analizzare è quello della criminalità diffusa.

La nostra provincia è passata, nel volgere di pochi anni, da una situazione prossima alla piena occupazione a un contesto di crisi economica diffusa: forse meno drammatica di altre zone d’Italia, ma pur sempre grave, specie nei distretti già caratterizzati dalla presenza della grande industria. Mi riferisco in particolare alle zone del Saronnese, del Bustocco e del Gallaratese. In questo contesto, la ricaduta in termini di esposizione all’illegalità è stata pressoché consequenziale.

E anche nel capoluogo e nei paesi della cintura, l’aria di crisi ha spinto le fasce deboli della società su un piano inclinato. In tale contesto la sicurezza ha sicuramente segnato il passo e reati gravi, come furti in abitazione o rapine, ovvero subdoli, come le truffe agli anziani, hanno messo a dura prova il sistema. Sebbene il numero complessivo dei reati sia in generale in calo, così nel capoluogo come in provincia dobbiamo registrare, in linea con l’andamento nazionale, la crescita di questi gravi delitti che determinano vivissimo e legittimo allarme. In tale contesto è venuta meno la fiducia ed è aumentata la sensazione di insicurezza.

La reazione delle forze dell’ordine, in sintonia con l’autorità giudiziaria, ha fortunatamente ben contenuto il fenomeno; rimane tuttavia un doloroso nervo scoperto, che fa apparire a noi tutti una realtà sociale degenerata, con la conseguenza che anche episodi di semplice teppismo o di degrado si mostrino come fatti criminosi. Indubbiamente le forze dell’ordine dovranno farsi carico a pieno titolo anche di questa insicurezza percepita. La nostra missione in tale contesto sarà più che mai la prevenzione e la presenza sul territorio, promuovendo il concetto che la sicurezza è un sistema al quale tutti, proprio tutti, sono tenuti a dare un contributo.  A tutto ciò è doveroso aggiungere un ulteriore argomento, già sopra accennato: i profughi. Forse mi trovo a riferire aspetti e problematiche che lo scorso anno già toccai in un’altra provincia, ma constato una assoluta sovrapposizione delle criticità, per cui esimersi dall’affrontare la questione ritengo rappresenti una omissione nella quale non voglio cadere. Com’è comprensibile, il dibattito è serrato e le opinioni spesso contrapposte. Vorrei ribadire che a noi non tocca entrare nel merito; a noi spetta il compito di agire, di contribuire a governare il fenomeno ed esperire ogni possibile azione di polizia per garantire l’ordine pubblico.
I profughi sono stati umanamente e adeguatamente trattati, sia nelle procedure amministrative che in quelle di polizia, e sono state avviate a loro beneficio le procedure di riconoscimento di protezione internazionale, ove se sussistevano i requisiti, ovvero di espulsione dal territorio nazionale nelle ipotesi in cui si è trattato di immigrati senza alcun diritto di soggiorno.La loro accoglienza e la loro permanenza sul territorio, nella forma voluta dalla legge, anche quest’anno non è stata facile, ma prego tutti di considerare il fenomeno nella sua complessità.

Per mia parte, grazie all’ottimo lavoro svolto dalla Prefettura, all’equilibrio del prefetto e al prezioso contributo delle forze dell’ordine, posso solo permettermi di ribadire che questa emergenza anche nella nostra provincia è stata gestita e che l’ordine pubblico non ha avuto contraccolpi.  Ma torniamo al tema odierno: “Esserci sempre” nel suo significato semplice e forte di fare prevenzione, di saper fare prevenzione come impegno di servizio per la comunità. Per la nostra parte di competenza, con la polizia stradale, la polizia ferroviaria, la polizia di frontiera, con l’ausilio continuo di aliquote specializzate dei Reparti prevenzione crimine e il coinvolgimento di tutte le forze dell’ordine, nonché delle polizie locali, abbiamo svolto su tutta la provincia ripetuti, incisivi e apprezzati servizi di controllo e prevenzione, il cui utile risvolto è unanimemente riconosciuto. Sulle autostrade, nelle stazioni ferroviarie e le relative tratte di competenza, nelle zone di confine sono stati svolti tutti i servizi che la grave contingenza ha richiesto, allo scopo di limitare il fenomeno delinquenziale e cercare una possibile via di prevenzione. Per far fronte alle truffe nei confronti delle persone deboli abbiamo incontrato in molte occasioni e in sedi diverse persone anziane e abbiamo spiegato e indicato loro i comportamenti prudenti da adottare, anche attraverso una campagna si sensibilizzazione sui social network e sui giornali; abbiamo inoltre realizzato opuscoli che sono stati distribuiti nelle diverse occasioni d’incontro. Invero, anche sugli aspetti relativi alla repressione dei reati ho il dovere di darvi conto del nostro impegno. Di fronte ad una criminalità sempre più sfuggente e arrogante, propensa ad utilizzare mezzi subdoli, i nostri investigatori hanno portato a termine, in perfetta sintonia con l’autorità giudiziaria, numerose ed importanti indagini, con l’arresto di pericolosi criminali. In buona sintesi e senza sottrarci alle responsabilità che ci competono: la situazione emergenziale europea, e di riflesso italiana e locale, permane e ci tiene in allarme costante, anche sul fronte della delinquenza, come è ben comprensibile, ma siamo sereni nell’affermare che il sistema sicurezza ha espresso il meglio consentito. Ma oggi è un giorno di festa e ancora una volta vorrei ricordare il tema che anche quest’anno è stato scelto dal Dipartimento della pubblica sicurezza per connotare le celebrazioni del 165′ anniversario della Fondazione della polizia di Stato: “Esserci sempre”. Il nostro lavoro è fatto di servizi che vanno espletati senza limiti temporali o ambientali: dobbiamo “esserci sempre”, ovunque ci sia la necessità.
“Esserci sempre” significa riuscire a garantire sempre e comunque la nostra presenza e richiede grande impegno da parte delle donne e degli uomini della polizia di Stato che qui, con affetto, ringrazio di cuore e a cui va tutto il mio personale apprezzamento.

11042017

5 Commenti

  1. Parla di 4 aree, di Varese e del suo circondario, del Gallaratese, del Bustocco e del Saronnese, ma solo in quest’ultima area manca il commissariato di Polizia.
    Perché?

  2. E secondo voi io dovrei leggarmi tutto questo poema per arrivare alla conclusione che come e comunque Saronno NON è una cittá SICURA?!
    SICURA …ma se lo dice lui, è per tutti una questione di crederci!

  3. di spazi per mettere una questura di polizia ce ne sono.. tipo ex pretura già bella e pronta… Saronno ha più bisogno di altre aree della presenza della polizia, visto anche il punto di incontro di vie da e per Milano, Svizzera etc… che non ci sia è grave.

  4. Anche la stazione di Saronno, che é per numero di passeggeri tra le prime 30/40 in italia, non ha la Polfer in pianta stabile, una vergogna.
    La polizia stradale non so nemmeno da da dove venga e comunque si limita a pattugliare la A9.

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