SARONNO – “Oggi ricordiamo San Giuseppe, un papà che ha accettato di restare in seconda fila che però era sempre presente per moglie e figli. Diciamo che è stato il primo a dover gestire una famiglia non convenziale”. Questo il fulcro dell’omelia del prevosto monsignor Armando Cattaneo durante la messa per la patronale della chiesa di San Giuseppe confessore.

Ieri, infatti, il popoloso quartiere ha festeggiato la festa parrocchiale un momento a cui tengo molto i residenti come dimostra non solo la partecipazione ai diversi eventi organizzati ma anche le decorazioni, soprattutto drappi rossi, che hanno fatto capolino negli ultimi giorni dagli stabili.

Durante la messa delle 10,30 sono stati festeggiati gli anniversari di matrimonio e al termine della celebrazione si è tenuta la processione. Si tratta di una novità visto che di solito la statua di San Giuseppe viene portata per le vie del rione nel pomeriggio.


Il corteo, aperto dalla banda ha percorso via Torricelli, via Rosselli, via Amendola, via Don Minzoni per poi tornare in parrocchia. Presenti le coppie degli anniversari, molti bimbi dell’oratorio e i giovani che hanno portato la statua.

La festa è continuata con il pranzo comunitario, i giochi all’oratorio e la merenda senza frontiere organizzata invitando tutti gli abitanti del rione.

01052017

9 Commenti

  1. Vengo così a conoscenza del fatto che la Sacra Famiglia era una “famiglia non convenzionale”. Mi sbagliavo: io credevo che fosse il modello di ogni famiglia naturale e tradizionale, eccezion fatta per l’esercizio della sessualità che le era precluso per salvaguardare la purezza della Vergine e la nascita di nostro Signore dal suo grembo.
    A questo punto propongo San Giuseppe come patrono delle cosiddette “famiglie allargate” e delle coppie omosessuali.

    • Grazie Alfonso, sei sempre il migliore!
      Non ho capito il discorso del prevosto: ma Gesù aveva dei fratelli?

      • Naturalmente no (anche se qualcuno questa bestialità la va dicendo). Grazie per l’apprezzamento.

        • per mia fortuna non ho avuto la dottrina che lei elargisce.Dio Patria Famiglia non appartengono alla mia cultura.La buona novella di Fabrizio De Andrè mi ha in-insegnato tanto, ne consiglio l’ascolto.

          • Posso, gentile Sig. Marco, lasciar perdere politica e religione e dirle cosa penso di De Andrè (certo col rischio che a Lei non importi nulla? Credo che le canzoni di De Andrè siano tediose, lugubri e angoscianti. La storia di Marinella ad esempio non è il racconto di un suicidio, ma è un’istigazione al suicidio nei confronti di chiunque la ascolti.
            Mi lasci citare – a me nazionalpopolare e populista e di bocca buona nel settore musicale come altrove – la canzone con cui Nicola Di Bari vinse un lontano San Remo (l’orripilante rap vomito degli slums newyorkesi era di là da venire): “i giorni dell’arcobaleno”. Si trova facilmente su youtube. E’ pura poesia.
            Saluti

          • Guardi signor nazionalpopolare che arrivo da Quarto Oggiaro e conosco la poesia di strada.il mio cuore é uno zingaro che va come quello del compagno Nicola e del vagabondo Fabrizio.

  2. Guardi Signor Marco C che io non vengo da molto lontano da Quarto: da Piazza Firenze, che non era certo una zona di lusso.
    Nelle zone di lusso (P.za 6 Febbraio, Vincenzo Monti …) vivevano i compagni che si travestivano da proletari e brandivano la chiave inglese.
    Saluti

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