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Ferito a Torino, lancia un messaggio di fede: “Non temere, perché io sono con te; sentirai la mia forza nel tuo cammino”

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GERENZANO- “Non temere, perché io sono con te; sentirai la mia forza nel tuo cammino. Tu sei prezioso ai miei occhi, vali più del più grande dei tesori.Io sarò con te ovunque andrai! La mia mano ti proteggerà”.

E’ questo il profondissimo messaggio che lascia la testimonianza di don Davide Toffaloni, gerenzanese doc, che si trovava in piazza a Torino per la finale della sua amatissima Juventus.

“Terminata la Messa delle ore 18.00, sono partito per Torino felice e carico dalla scelta di andare a veder giocare la “squadra del cuore”.
Raggiunto il parcheggio di Piazza san Carlo, avevamo la preoccupazione, come per tutti quei tifosi arrivati all’ultimo, di ricercare il posto migliore per vedere la partita. Inizialmente abbiamo pensato di metterci sul tetto di un’edicola circolare, già pieno di tifosi, ma non troppo da pensare al: “Non ci stiamo”.  Fortunatamente prima di salire, un gruppo di ragazzi ha avuto la nostra stessa idea, ma sono stati fermati tempestivamente dai poliziotti. Ci addentriamo, delusi, nel portico laterale di destra e troviamo un posto”, ha raccontato don Davide.

“La tensione inizia a farsi vedere dopo il 3° goal. Poco distante da me, un ragazzo spacca per terra una bottiglia facendo seguire al gesto una serie interminabile di parolacce e qualche bestemmia. La gente intorno preoccupata dell’accaduto, fa qualche passo indietro da quel ragazzo. Accanto a me una famiglia con due bambini, la mamma tiene stretta la bambina, il papà tiene ben stretto il bambino sulle spalle. All’improvviso un boato risuona al centro della Piazza. Lo sguardo si sposta non più sullo schermo, ma su tutti quei ragazzi che cadono come tasselli del domino, spinti per terra da non si sa quale forza”, continua il giovane.

Quindi le urla e la paura. “È una bomba, stanno sparando”, le frasi che don Davide ha sentito prima di finire a terra.

“La vetrina accanto a me va in frantumi, cado per terra travolto e spinto da molte persone riesco a rialzarmi. Ad un certo punto mi ritrovo schiacciato, tanto da far fatica a trovare una posizione per respirare. Dentro di me solo tanti pensieri, mentre realizzo che è il momento della mia vita che mai avrei voluto vivere: un attentato”.

Poi qualche tifoso è riuscito a sfondare un portone di legno, la prima via di fuga in quel terribile momento. E qui inizia la terribile corsa per salvarsi: “I primi tifosi cadono a terra, molti di loro avanzano fregandosene, inciampando su corpi a terra. L’immagine che ho di fronte è quella di una serie di corpi ammucchiati uno sopra all’altro”.

Dopo essere riuscito ad uscire dal luogo in cui si era rifugiato e, avendo ritrovato l’amico con il quale era andato a vedere la partita, il gerenzanese è costretto a far tappa all’ospedale di Legnano: “Fortunatamente non è nulla di grave, me la sono cavata con qualche piccola contusione, qualche piccolo taglio, e una lieve slogatura”.

E se le ferite guariranno, quel che resta ora è la paura: “Ho paura ad immedesimarmi negli uomini e donne di Londra perché ora so cosa si prova in quel momento. Ho avuta, per la prima volta nella mia vita, la paura di morire. In tutto questo, però, da cristiano e prete che sono non posso fermarmi alla paura. Ho desiderato, domenica, celebrare la Messa con la mia comunità per dire grazie al Signore per essermi rimasto vicino, per avermi dato la forza di rialzarmi più volte, per essere riuscito a mettere da parte la paura di perdere la vita per cercare di salvare quella di quella di quella ragazza.  Mi sono sentito di ringraziarLo per la testimonianza che ho ricevuto da tutti gli “eroi nascosti” che in tutto quel casino, mentre tutti correvano, si fermavano ad aiutare chi stava male, anche solo con piccoli gesti. “Dov’è Dio in tutto questo?” è la domanda che qualcuno potrebbe rivolgermi. Dio ha operato attraverso quelle mani capaci di medicare, rianimare, curare, consolare, estrarre corpi prima che soffocassero, incoraggiare, ascigurare molte lacrime. Ho pregato per tutte quelle persone che ieri erano li con me, affinchè il Signore dia pace e serenità a quei genitori che oggi stanno trascorrendo la loro giornata ai piedi del letto di loro figlio nella speranza che si risvegli.

Eleonora Guzzetti

07062017