di Ezio Motterle
Riecco puntuale lo “smog dell’estate”, con concentrazioni elevate di ozono che non risparmiano la verde provincia di Varese, registrando dalle Prealpi alla pianura un ventaglio di dati preoccupanti, compresi fra la soglia di informazione (fissata a 180 microgrammi per metro cubo) e quella di allarme (240), e superando persino quest’ultima in diverse aree urbane. Accantonata l’emergenza pure ricorrente legata all’eccesso di polveri sottili che grava sul territorio per buona parte dell’inverno, ecco il mix tra inquinamento e solleone che complice appunto la calura di queste giornate torride torna a creare apprensione. Come ricorda l’Arpa, impegnata nella puntuale misurazione dei dati (due valori quotidiani per ogni stazione di rilevamento relativi a picco giornaliero e massimo della media di otto ore), in natura più del 90% dell’ozono si trova nella stratosfera (10-50 km di altezza) ed è “indispensabile barriera protettiva nei confronti delle radiazioni ultraviolette generate dal sole”. Sotto, nella troposfera (dal suolo ai 12 km), l’ozono invece “si forma a seguito di reazioni chimiche tra ossidi di azoto e composti organici volatili, favorite dalle alte temperature e dal forte irraggiamento solare” e qui il suo alto potenziale ossidante determina conseguenze sia sulla popolazione che sulla vegetazione. In queste giornate estive segnate dal clima bollente occorre dunque difendersi, per quanto possibile. Le autorità invitano chi vive nelle aree dove il livello di ozono risulta più alto (ma non solo) a limitare le attività all’aperto nelle ore più calde, dalle 10 alle 16, e a seguire una dieta ricca di antiossidanti. Poi il tempo cambierà. Archiviato in tutta fretta l’allarme estivo per l’ozono si tornerà – statene certi – a lamentare quello invernale per le polveri sottili. Farà un freddo polare, la nebbia fitta coprirà il sole e finirà che rimpiangeremo ben presto anche il gran caldo. Finchè tornerà l’afa, of course.

06082017