CARONNO PERTUSELLA – E’ iniziato tutto da Caronno Pertusella: il riferimento va all’inchiesta che in questi giorni ha consentito di alzare il velo su chi ritirava indumenti usati per destinarli ai più poveri e poi li rivendeva. Si parla di tre milioni di euro in ricavi e ci sono stati due arresti. Il prologo nel 2014 quandi si era verificato un furto in abitazione a Caronno Pertusella: il padrone di casa e la compagna parlarono di un bottino da 5000 euro ma per i carabinieri della Compagnia di Saronno era stato di dieci volte più elevato e senza apparenti ragioni il derubato aveva invece parlato di un valore molto inferiore. I tutori dell’ordine si erano insospetti ed avevano iniziato a “scavare”. L’uomo, 56 anni, è titolare di una società di Solaro che si occupa di materiale tessile, dove secondo i militari passavano i vestiti destinati ai bisognosi. In sostanza, venivano collocati cassonetti per la raccolta in Brianza, nel Milanese e nel vicino Piemonte con il marchio di una onlus accondiscendente, oppure venivano consegnati a domicilio porta a porta sacchetti vuoti da riempire con il vestiario, che finiva a Solaro e poi su container con carichi che poi andavano in Campania per la rivendita come usato o tramite il porto di Genova addirittura in Tunisia, ma a scopo di lucro. In questo modo sarebbero stati venduti abiti per diecimila tonnellate e si parla di guadagni per tre milioni.

Il caronnese è stato arrestato, tre suoi collaboratori sono finiti ai domiciliari mentre c’è l’obbligo di dimora per chi, sei persone, si occupava della raccolta del vestiario sul territorio. A finire in manette anche il 60enne vicepresidente della onlus, con base a Savona, alla quale si faceva riferimento sui cassonetti.

(foto archivio: un cassonetto abusivo rimosso dalla polizia locale a Saronno)

29112017