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Visto da Varese: Allarme economia, parte in salita il 2019 per l’industria

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di EZIO MOTTERLE
Economia varesina sempre più allarmata per un 2019 che si preannuncia duro e che parte comunque in salita. Chiaro il giudizio preoccupato dell’Unione industriali della provincia, diffuso attraverso una nota del presidente Riccardo Comerio. Il rallentamento mondiale spaventa, così come “la mancanza di una visione d’insieme della nostra politica che è ancora troppo tentata di ragionare per slogan, anziché affrontare le pecche ataviche della realtà”. Dal governo ci si attende dunque non la ricerca del consenso, ma la soluzione dei problemi. L’approvazione della manovra, insomma, pur avendo rappresentato “un oggettivo successo politico, anche in ambito europeo non smuove di un millimetro quelle zavorre che da anni frenano le capacità del Paese”. Il primo banco di prova economico post-finanziaria che attende l’esecutivo, ricorrda il presidente Univa, è il rapido avvio dei piccoli e grandi cantieri in grado di risolvere un altro anello debole del sistema, cioè il deficit infrastrutturale. Una situazione che vede in prima linea anche il Varesotto: avviare le opere “sarebbe un primo gesto di attenzione per la crescita e la creazione di nuovo lavoro”. Un bagno nelle difficoltà quotidiane dell’economia reale, meno ottimismo e più concretezza: è questo quello che chiedono al governo gli imprenditori varesini dell’associazione territoriale di Confindustria (1160 imprese con circa 65mila addetti), lamentando in primis bassa produttività e costo del lavoro troppo alto, i due fronti su cui “bisogna lavorare nei prossimi mesi e nei prossimi anni se si vuole creare occupazione e crescita di benessere”. Di interventi seri per aumentare i livelli occupazionali non c’è traccia. è la critica di fondo. “Si parla di incentivi alle assunzioni, quando sarebbe stato meglio non smontare il piano Industria 4.0 e non abbassare gli incentivi agli investimenti tecnologici delle imprese, si festeggia per l’introduzione della flat tax per poche partite Iva, quando sarebbe stato più utile intervenire in maniera più strutturale e più allargata sul cuneo fiscale, vero macigno che pesa sul lavoro”, ricorda il presidente Comerio. Sottolineando infine “che sono completamente spariti dall’agenda politica (anzi per la verità non ci sono mai entrati) il problema del forte aumento dei costi energetici che nei prossimi mesi metteranno ulteriormente in ginocchio le imprese e gli interventi per incrementare la produttività attraverso la detassazione dei premi che le aziende danno ai lavoratori per i risultati raggiunti”.

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