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Vanzulli: “Il dolore non ha bandiere o ideologie per chi lo patisce”

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SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo la nota del vicesindaco Pier Angela Vanzulli, che ieri ha guidato la cerimonia al cippo delle foibe, con una riflessione sul “giorno del ricordo”

Ricordo che alle elementari la nostra maestra spiegandoci l’olocausto, o almeno tentando di farlo, ci chiese improvvisamente chi in classe fosse biondo con gli occhi azzurri: c’ero solo io. Ecco, mi disse: tu ti saresti salvata perché cattolica bionda con gli occhi azzurri. Mi parve così folle e senza senso quello che sentivo raccontare dalla mia maestra, come hanno forse pensato tutti coloro i quali dalla sera alla mattina, perché ebrei, perché italiani che vivevano in un lembo di terra che qualcuno aveva deciso non fosse più la loro, si ritrovarono chiusi in campi di concentramento o in campi per profughi, sradicati dalle loro case, dalle loro famiglie senza più nulla, senza più un futuro. Per i popoli dell’Istria, della Dalmazia terminata la guerra il sole ricominciava a splendere, il domani era certo e pieno di progetti. Chissà cosa possono aver provato queste famiglie costrette ad abbandonare tutto: casa, lavoro, parenti, amici, vicini, per ritrovarsi senza niente, sballottati come pacchi, con la consapevolezza di quanto lasciavano e con l’incertezza del domani. Senza poi pensare a chi è stato trucidato, alle donne violentate, ai ragazzi gettati in quelle tombe naturali ancora vivi.

Lo scorso anno al Giuditta Pasta quando Cristicchi raccontava dell’esodo forzato di queste popolazioni, cercavo di immedesimarmi in questa o quella storia per capire, ma non si può capire il dolore, il dramma, il male, la violenza. Indegno fu poi il sentire come fossero state accolte queste persone, non con rispetto, ma con insulti e sputi. Quando chi non era finito morente nelle foibe, era riuscito ad arrivare in Italia, era accolto da nemico.

Non avere radici e non appartenere a nessuna Patria, deve essere stato devastante. La storia, che è poi narrata dagli uomini, è stata ancor più ingiusta. Con molto ritardo, ma sicuramente con verità, ieri il Presidente Mattarella, ha chiesto scusa per chi innocente venne ucciso, reso orfano, sradicato dalla propria terra, colpevole solo di essere diventato “un problema, un nemico” per gli altri, ed anche per chi cacciato dalla propria terra, non fu accolto dal Paese Italia ridisegnato con altri confini.

Erano italiani, ma a causa dell’odio, ignorante e manovrato dal male, venivano considerati dei nemici.
Ma come è possibile che si possa essere così cattivi da torturare persone, così obnubilati dal proprio delirante io ideologico, dal non capire che solo con il dialogo, con la pietà si possono gettare le basi per una civiltà migliore.

Ripeto quanto scritto per il discorso del Giorno della Memoria che si attaglia anche a questa commemorazione perché il dolore non ha bandiere o ideologie per chi lo patisce, quindi riaffermo che ancora oggi quando il suono delle armi, il pianto dei bambini prevalgono sul silenzio della pace, mi rendo conto che milioni di morti attendono giustizia, che può essergli riconosciuta solo attraverso il valore del confronto, della condivisione e soprattutto della pace.
Riposino tutti in pace e che la memoria tenga sempre vivo il loro ricordo che deve esserci di insegnamento altrimenti tutto è stato vano. Dobbiamo al loro sacrificio il nostro essere persone migliori.

Ringrazio per la presenza di questa mattina alla commemorazione tutte le Associazioni d’Arma, il Presidente del Consiglio, gli Assessori, le Crocerossine, i Carabinieri e tutti coloro i quali hanno sentito la necessità ed il desiderio di essere presenti per un ricordo ed una preghiera.

1 commento

  1. A parte qualche dimenticanza nel citare i presenti (Consiglieri Comunali?) e nel non seguire le basi di un cerimoniale, una nota stilata sicuramente dall’addetto stampa che andrebbe inoltrata a chi di dovere in eventi riguardanti l’accoglienza di esuli e disperati che fuggono da guerre rammentandogli: …. “ma come è possibile che si possa essere così cattivi da torturare persone, così obnubilati dal proprio delirante io ideologico, dal non capire che solo con il dialogo, con la pietà si possono gettare le basi per una civiltà migliore”.

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