SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo la nota inviata da Attac Saronno in merito alle motivazioni della sentenza del processo sui disordini del 25 aprile 2014

“Le immagini e le testimonianze non consentono di ritenere giustificata quella decisione. Non è giustificato il blocco totale della folla né il ritiro al passaggio di alcuni soggetti rispetto ad altri, ossia quelli vestiti in un certo modo, quelli con l’atteggiamento contestatore rispetto a quelli con l’aria festosa, posto che tutti, vestiti bene o male, giovani o anziani, felici o arrabbiati, formavano un solo corteo che procedeva pacificamente”.

Sembrano le parole che noi cittadini antifascisti presenti a quell’assurdo 25 aprile in piazza Caduti Saronnesi abbiamo subito pronunciato, anche pubblicamente, dopo l’ingiustificata repressione attuata dalla Polizia.

Invece si tratta di uno stralcio delle motivazioni della sentenza dello scorso novembre, con cui il giudice Falessi di Busto Arsizio ha assolto molti tra quelli che, oltre ad averle prese, erano stati anche processati.

Sono state quindi verificate le nostre pubbliche denunce, oltre che le testimonianze rese da diversi cittadini, ivi compreso l’ex sindaco Luciano Porro che – pur oggetto di contestazione – aveva ridimensionato in prima persona l’impianto accusatorio. Tale era la distanza tra le accuse e la realtà dei fatti sotto gli occhi di tutti:

“Il corteo era composito, non vi erano gruppi contrapposti”. “Il cordone in mezzo a una via ove era in corso un flusso di persone, oltre che ingiustificato appare del tutto insensato sotto il profilo della sicurezza, perché avrebbe potuto creare maggior pericolo di quello che si voleva evitare, tenuto conto che eventuali scontri in via Porta avrebbero potuto creare un effetto panico con gravissimi rischi”.

E infine: “Il cordone improvvisamente creato in mezzo alla via ha respinto indiscriminatamente la folla più variegata, giovani, anziani, donne, bambini, utilizzando il manganello contro chiunque si avvicinasse, colpendo tra gli altri una ragazza e un anziano, creando sconcerto e paura”.

La verità dei fatti di quel giorno, che qualcuno aveva tentato di modificare, viene finalmente ripristinata. Adesso chi di dovere dovrebbe assumersi le proprie responsabilità.

Quelle giudiziarie, innanzitutto: assolvendo dai reati minori (ingiurie) ancora pendenti gli imputati residui, che hanno reagito solo verbalmente a atti accertati di violenza ingiustificata.

Ma anche quelle politiche: uno solo, già ricordato, ebbe l’onestà intellettuale di restituire verità a quei fatti. Non altrettanto si può dire degli altri esponenti politici, a partire dall’allora assessore alla sicurezza, Nigro.

Quanto alla forze dell’ordine, si accertino le responsabilità, se è vero che – come scrive il giudice, e ciò è davvero inquietante – “non è stato neppure accertato da chi e in base a quali criteri sia stato dato l’ordine di formare una barriera umana davanti ai partecipanti”. Si trovi chi è responsabile: per noi, deve pagare.

Perché, come tutti i 25 aprile precedenti e successivi hanno dimostrato, i cortei sono stati sempre pacifici. E noi cittadini antifascisti vorremo che lo fosse anche il prossimo. I violenti, in questa città, stanno altrove.

19022019

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