ORIGGIO – Anche al deposito alla periferia di Origgio i driver di Amazon hanno incrociato le braccia stamattina. Dall’inizio del turno niente consegne e niente ritiri.

“Torniamo a scioperare – spiega Emanuele Barosselli di Filt Cgil – nella filiera di Amazon per denunciare i carichi di lavoro a cui sono sottoposti i driver che tutti i giorni consegnano i pacchi nelle case dei consumatori digitali.

I driver sono le uniche facce che chi acquista incontra del complesso sistema di distribuzione delle merci del colosso mondiale, diventano in definitiva la faccia con la quale Amazon entra in contatto con i propri clienti, eppure oggi sono quelli sottoposti a ritmi di lavoro estenuanti, un numero di pacchi consegnati che arriva anche al doppio di quelli che mediamente consegna un driver. Un sovraccarico che mette a rischio la sicurezza dei lavoratori e la qualità del servizio offerto.

Le aziende in appalto per accaparrarsi qualche rotta in più spremono i dipendenti per consegnare tutto ciò che gli è stato assegnato anche quando il furgone è colmo di pacchi. Non si prendono in considerazione le condizioni meteo, la lunghezza dei tragitti, il traffico. L’importante è consegnare tutto e velocemente”.

Al presidio ad Origgio hanno aderito una sessantina di lavoratori ma l’adesione allo sciopero è arrivata dalla quasi totalità dei dipendenti. Gli unici a non scioperare sono stati i lavoratori a tempo determinato. “Durante il periodo di novembre e dicembre – continua Barosselli – il numero dei dipendenti assunti per le consegne dalle aziende in appalto ad Amazon è triplicato ma erano tutte assunzioni a tempo determinato. Un fenomeno diffuso nel settore. Dopo il picco natalizio infatti decine di lavoratori e lavoratrici sono rimasti a casa. Tuttavia le quote di mercato conquistate da Amazon aumentano ma a questo incremento non ne segue un efficiente incremento del personale. Al contrario vi è un ancora troppo diffuso utilizzo di partite Iva con un unico committente. Sembra che Amazon faccia finta di non guardare alla sua crescita e “viva alla giornata””

Ci sono anche rivendicazione economiche: “A questo possiamo aggiungere i ritardi nel pagamento degli stipendi, le buste paga costantemente sbagliate, le franchigie per i danni ai mezzi utilizzate come strumento di autofinanziamento aziendale, la difficoltà delle aziende a stare dentro le regole”.

Chiare le richieste avanzate “di persona” con il presidio pomeridiano a Milano: “Chiediamo un intervento responsabile ad Amazon sulla filiera che viene frammentata sempre di più ed un piano concreto sul carico di lavoro e sulle assunzioni per redistribuire le consegne, aumentare la qualità e costruire lavoro stabile”.

26022019

4 Commenti

  1. Avete tutta la mia solidarieta”
    Per favorire vendite e soddisfazione del cliente, consegna gratuita o a costo irrisorio, peccato che poi qualcuno paga il prezzo. Un prezzo salato.
    Due domanda dovrebbe porsele anche chi acquista su questa piattaforma…

  2. e’ ora che tutti insieme boicottiamo il commercio on-line, per sempre, è il cappio che piano a piano ci strozzerà… e ce ne accorgeremo tardi..

  3. Ma tutti dicono che è il futuro!
    Purtroppo il progresso ci sta rendendo tutti più poveri, in tutti i sensi….intellettualmente, finanziariamente e socialmente parlando!

    • Bisogna darsi una regolata, va bene acquistare online, va bene Amazon, non va bene acquistare cose che non servono e nelle quantità che ci impongono.

      Se mi serve una cosa la compro ma se me ne serve una non ne compro tre perché costa di meno. È questo che ci sta rendendo poveri, perché poi i lavoratori sono quelli di Amazon, i rifiuti ci seppelliranno….si potrebbero dire tante cose che poi andrebbero a finire sul capitalismo e sulla produzione che aumenta sempre di più….e qui qualcuno mi darebbe del comunista e tutto ciò che prima aveva un senso poi non l’avrebbe più tanto senso

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