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Addio Gianni Stirati: la città ha perso un saronnese in grado di capirla e raccontarla

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SARONNO – “Gliel’hai detto anche a lei che io facevo il giornalista quando non c’era il fax?”. E’ un battuta che ha fatto qualche mese fa Gianni Stirati quando mi ha incontrata in giro per Saronno con una delle stagiste de ilSaronno. Fa riferimento ad una delle prime cose ci siamo detti. Io iniziavo a scrivere mentre studiavo all’Università e lui era l’addetto stampa del Comune. Non mi ricordo bene il contorno della vicenda forse mi ero lamentata del cellulare che non prendeva e lui mi ha detto “pensa che quando ho iniziato il fax non c’era”. Io ero rimasta un po’ stupita mentre mi raccontava che dettava i pezzi al telefono e poi dell’accoppiatore.

E la battuta era continuata quando in giro per Saronno un assessore mi aveva scambiato per sua figlia. Lui era diventato rosso dicendo che era troppo giovane per avere una figlia della mia età ma io gli avevo detto “Beh scrivi da prima del fax”. E a allora per qualche settimana per farlo arrabbiare l’ho chiamato più volte “papà”.

Del resto Gianni era un giornalista che sapeva come si fa proprio perchè ha imparato i rudimenti, sapeva dettare al telefono ed aveva la memoria storica dello sport e della vita della città. Conosceva limiti, pregi e difetti della professione che facevamo entrambi. Proprio come una “figlia” per la verità non ho mancato di farlo disperare. Nel corso degli anni sono state diverse le discussioni e le divergenze di opinioni. A prescindere dal motivo del contendere potevi essere certo che in un paio di giorni ci si chiariva. O chiamavo io o chiamava Gianni. Per chiarire, per scusarsi o per darci l’opportunità di farlo. Negli anni il rapporto era diventato alla pari ma la battuta del fax continuava a tenere banco.

Forse anche per questo era comunque facile parlare e confrontarsi con Gianni. A prescindere alla discussione non giudicava mai anche perchè della vita del giornalista, sportivo o di cronaca conosceva tutti gli aspetti dalle soddisfazioni alle difficoltà. Lo capiva perchè li aveva vissuti. Periodi difficili e delusioni. Li aveva affrontati partendo dalle cose più care l’affetto per i suoi ragazzi di cui era davvero orgogliosissimo, la lealtà agli amici di sempre, le passioni lo sport e la cucina e anche quel profondo legame per quella città che oggi ha perso un saronnese in grado di capirla e raccontarla.

Sara Giudici

5 Commenti

  1. Un triste addio a una brava persona. Inutili troppe frasi retoriche e non sentite.

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