SARONNO – “Passata l’estate, per i pendolari restano i problemi di sempre: ritardi, soppressioni e affollamento treni, nonostante l’inutile piano di emergenza in vigore da quasi un anno. C’è però una novità, in questo autunno 2019: il forte aumento delle tariffe di Trenord previsto dal 1 ottobre, e motivato con l’allineamento dei biglietti ferroviari con quelli di Atm nell’area metropolitana di Milano”. A fare il punto è Dario Balotta di Europa Verde.

Prosegue Balotta

L’integrazione tariffaria dopo trent’anni di parole è finalmente arrivata, peccato però che i suoi costi verranno pagati soprattutto dai pendolari dell’hinterland, e solo in parte dagli utenti saltuari dell’Atm. Se infatti il biglietto ordinario ha fatto un balzo del 33 per cento (da 1,5 a 2 euro), l’abbonamento settimanale interurbano è aumentato del 68 per cento, e quello mensile del 12. E dove maggiori sono gli aumenti (cioè l’area interurbana) è minore (e peggiore) il servizio di trasporto, sia per frequenza di mezzi che per capillarità. In questi giorni, dunque, i pendolari di Trenord sono in rivolta per evitare che la regione adotti vari gli aumenti dovuti all’eliminazione dei biglietti solo ferroviari verso Milano – sostituiti dall’obbligo di acquistare anche il titolo di viaggio urbano. E stanno già mettendo in atto delle strategie difensive per ridurre l’impatto degli aumenti, aggirando le “ Corone tariffarie” previste dal nuovo sistema. Ad esempio, molti pendolari di Legnano (la cui stazione è a 32 chilometri da Milano) potranno scegliere se è più conveniente ed utilizzabile acquistare un abbonamento nella prima stazione al di là del confine metropolitano, Busto Arsizio. Infatti, anche se quest’ultima di chilometri da Milano ne dista cinque in più (37), date le nuove zone tariffarie l’abbonamento mensile da Busto a Milano costa ben 11 euro in meno di quello da Legnano al capoluogo, 71 contro 84. Lo stesso vale per i pendolari di Cassano d’Adda (28 chilometri da MIlano): anche a loro il nuovo abbonamento mensile costa 84 euro, ma acquistandolo da Treviglio (34 chilometri da Milano) il prezzo scende a 65 euro mensili (-19 euro). Questi escamotages sono un ulteriore segnale che i vantaggi – indiscutibili – dell’integrazione tariffaria saranno pagati da chi userà meno i mezzi pubblici (nell’hinterland), a tutto vantaggio di chi invece potrà sfruttare al massimo il biglietto unico, in particolare nei confini milanesi. Un assetto sbilanciato dovuto allo scontro di due egoismi – quello del comune di Milano (Atm) e quello opposto della Regione (Trenord) – che finisce per garantire, ancora una volta, soprattutto le esigenze municipali dimenticando di nuovo le esigenze dei 3 milioni di abitanti della città metropolitana per questo va rivisto il meccanismo tariffario e reso più flessibile.

13092019

6 Commenti

    • pensa alle problematiche che ha portato Trenor, orgoglio Italiano di inefficienza nel mondo….. Vendono dal terzo mondo per studiarla ed imparare cosa non fare nelle loro ferrovie

  1. Per non parlare di chi faceva il mensile solo treno Saronno-Milano a 53 euro e ora dovrà fare pur non usando i mezzi atm l’integrato per la stessa tratta a 78 euro. Grazie sia al comune di Milano che alla regione. Poi ci dicono di usare i mezzi pubblici.

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