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Visto da Varese: Autolaghi, ha ormai cent’anni ma continua a crescere

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di EZIO MOTTERLE
Costruita a tempo di record quasi un secolo fa, l’Autostrada dei Laghi continua ad accogliere cantieri per adeguarsi alle crescenti esigenze del traffico. Compiuti 95 anni, insomma, la Milano-Varese resta più che mai regina del sistema viabilistico presente e futuro. Sono stati da poco ultimati diversi interventi di sistemazione, realizzati di notte per rendere minimo l’impatto sulla circolazione, una manutenzione ordinaria preziosa per mantenere massima l’efficienza. Procedono intanto i lavori per realizzare la quinta corsia nella zona di Lainate, in modo da consentire un interscambio ancor più agevole con Milano, mentre all’altro “capolinea”, quello di Varese, si attende la realizzazione dei progetti che dovrebbero limitare l’impatto del traffico in arrivo da sud. L’Autolaghi termina alle porte del capoluogo prealpino e diventa poi una bretella che sbocca direttamente in centro città. Problema sul tappeto da decenni, da quando si rinunciò a far proseguire il tracciato a doppia carreggiata verso l’attuale viale Europa e la statale che porta al Lago Maggiore. Fatto sta che nonostante i progetti incompiuti – si pensi alla tangenziale est varesina in attesa del secondo lotto verso la Svizzera e comunque alla mancata costruzione di una vera circonvallazione del capoluogo – la direttrice Varese-Milano resta battutissima, con decine di migliaia di veicoli al giorno, considerando anche il fatto che da essa si dirama la superstrada 336 che porta alla sempre più affollata Malpensa (in attesa che si completi anche la Pedemontana che parte poco più a nord per la connessione diretta con Orio). Quella storica tratta inaugurata il 21 settembre 1924 da re Vittorio Emanuele III, di fatto la prima arteria al mondo realizzata secondo la moderna concezione di autostrada, è diventata insomma il cuore di un grande sistema viabilistico al servizio di un’area decisamente strategica per il trasporto nazionale e non soltanto. Nata per condurre agevolmente i veicoli dalla metropoli alla regione dei laghi, l’A8 ha finito per calamitare un reticolo stradale tuttora in crescita e pronto, quasi cent’anni dopo appunto, ad accogliere nuovo traffico da ogni direzione. Prospettiva che conferma la grande intuizione di chi ideò quello storico percorso su cui aveva cominciato a circolare lo scarso traffico dell’epoca, progenitore di quello sempre intenso e spesso caotico con cui una moltitudine automobilisti è oggi costretta quotidianamente a fare i conti. Magari sognando il tempo che fu. Passato, ahimè, per sempre.

03112019