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Visto da Varese: Aree dismesse, un passato industriale in attesa di rivivere

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di EZIO MOTTERLE
Le chiamano “aree dismesse”, sono comparti urbanistici spesso testimoni di un glorioso passato industriale o artigianale di cui restano oggi edifici vecchi anche di un secolo e più, cuore storico della crescita economica di un territorio laborioso ma ormai mestamente abbandonati tra paesi e città. In provincia di Varese queste aree misurano complessivamente circa due milioni di metri quadrati, luoghi disseminati ovunque, dal capoluogo a Luino, da Gallarate a Busto Arsizio, da Castellanza a Saronno. Documentano la storia di quella ingegnosa produttività manifatturiera che ha portato il Varesotto ai più alti livelli dell’economia nazionale. Che fare dunque di un tale enorme patrimonio? La Camera di commercio con altri enti locali ha lanciato una serie di iniziative per attrarre investimenti su queste aree, impegno ribadito in un convegno con architetti e costruttori edili. Guardando al passato si cerca insomma di programmare il futuro del territorio guardando con molto interesse a queste porzioni in attesa di riqualificazione per diventare appetibili a investitori italiani ma anche stranieri (recente un interessamento diretto del mercato cinese) pronti ad impegnarsi per rivitalizzare opifici antichi e spesso cadenti, vestigia di una “archeologia industriale” cui non mancano risvolti culturali legati anche alla storia di tanti prestigiosi marchi. Imprenditori, istituzioni, economisti e professionisti uniti dunque per ripensare l’utilizzo di queste aree, ridando valore al contesto in cui sorgono, silenziosi residuati del lavoro che fu, e determinando criteri per la loro valorizzazione nel quadro delle dinamiche di cambiamento del mercato immobiliare. Un affare non da poco: basti pensare che il valore potenziale generabile dalla bonifica di queste aree dismesse in attesa di recupero (le 86 che superano i duemila metri quadri sono state censite da Regione e Provincia: cinque si trovano a Saronno per un totale di 134mila mq, la superficie maggiore a livello comunale, una dozzina a Varese per 85mila mq, al terzo posto c’è Somma Lombardo con cinque aree e 48mila mq) è calcolato in circa 400 milioni di euro, con un possibile incremento di valore del 6% a fronte di investimenti complessivi pari una ventina di milioni. Il tutto con le intuibili opportunità di sviluppo economico e sociale per tante strutture concentrate in particolare nel centro-sud del Varesotto, avvezze ormai a convivere con il tessuto urbano che le circonda. E che spesso si chiede quale sarà il loro destino.