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Visto da Varese: Lavoro oltre confine, record di frontalieri in Svizzera

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di EZIO MOTTERLE
La crisi occupazionale richiama sempre più lavoratori oltre confine, facendo raggiungere livelli record al numero dei frontalieri che ogni giorno si recano in Svizzera per guadagnarsi lo stipendio. Mai così tanti insomma, ormai sono in tutto 68mila, gli italiani occupati soprattutto in Canton Ticino. E la quota maggiore (oltre il 40%, quasi 30mila unità) arriva dalla provincia di Varese, mentre il prossimo anno i cittadini elvetici saranno chiamati ad esprimersi in un referendum sulla disdetta alla libera circolazione delle persone. Fatto sta che la vicina Confederazione è diventata un bacino lavorativo fondamentale proprio per il Varesotto, basti considerare che in poco più di vent’anni nelle zone di Stabio e di Mendrisio, le più prossime al capoluogo prealpino, i frontalieri sono passati da 7.300 e a 13.500, quasi raddoppiati insomma. Intanto proprio la massiccia presenza di questa manodopera continua ad assicurare risorse ai territori di confine, sulla base della convenzione, in vigore dal 1974, che prevede la restituzione annuale di ristorni fiscali, somme previste a titolo di compensazione finanziaria, in pratica una quota delle tasse versate in Svizzera riversate all’Italia (l’ultima tranche, relativa al 2017, è stata di 12 milioni 517mila euro, di cui 7 milioni 668mila destinati alla Provincia di Varese). Si tratta di risorse fondamentali per favorire la crescita e lo sviluppo, destinate agli enti territoriali per realizzare lavori di manutenzione, riqualificazione e potenziamento del trasporto locale, comunque per consentire la realizzazione di opere di interesse generale volte ad agevolare i lavoratori frontalieri sostenendo con investimenti concreti quelle aree, situate entro una ventina di chilometri dal confine, alle prese da decenni con la massiccia presenza di residenti protagonisti di un fenomeno occupazionale che ha assunto ormai dimensioni tali da costituire una fetta sostanziale della forza lavoro presente di qua della frontiera (sono circa 387mila gli occupati nella provincia di Varese). Favorendo oltretutto la nascita di infrastrutture viabilistiche finalizzate a rendere più agevole il flusso enorme di questo traffico, ultima nata la ferrovia che oggi collega Varese a Lugano, oggetto di un autentico boom di viaggiatori italiani che utilizzando il trasporto pubblico in treno reso possibile dalla bretella Arcisate-Stabio sgravano notevolmente il passaggio in auto dai tanti valichi di confine tra Varesotto e Ticino. Al centro di un ininterrotto viavai quotidiano con l’obiettivo dello stipendio svizzero.