SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo la nota della lista civica Obiettivo Saronno sulla possibilità di Saronno di entrare in città metropolitana.

“Il futuro di Saronno è targato Varese: non avrebbe senso andare in un ente istituzionale in cui la nostra città non avrebbe peso lasciando una provincia in cui finalmente si conta come Busto Arsizio o Varese”. Con queste parole il Sindaco Alessandro Fagioli annunciava nel 2016 di non volere che Saronno entrasse nella Città Metropolitana di Milano.

Sarebbe stato auspicabile e serio svolgere un’analisi dei vantaggi e degli svantaggi che una scelta piuttosto che l’altra avrebbe comportato anziché decidere le sorti presenti e future della nostra città accettando un diktat calato dalle direttive del partito politico in cui il sindaco milita. Questa decisione coinvolge circa 40.000 persone e sta già avendo delle ripercussioni di vario tipo tra cui quelle economiche per i singoli cittadini e quelle di sviluppo di servizi e di progetti per la città. Ecco alcuni esempi.

Nel 2019 la Lombardia ha ricevuto 54 milioni di euro da destinare ai fondi sociali, fondi utili per i diversamente abili, per le famiglie meno abbienti, per i minori in difficoltà e per l’assistenza domiciliare agli anziani. Sembra, però, che alle ATS in provincia di Varese siano arrivati, stando al bollettino ufficiale della Regione Lombardia, in proporzione molti meno soldi rispetto a quelli destinati alle città dell’area metropolitana di Milano: Varese, capoluogo di provincia con 81.000 abitanti, ha ricevuto 640.000 euro; Magenta, un comune della Città Metropolitana, con 23.000 abitanti – poco più della metà rispetto a Saronno – ne ha ricevuti 700.000. E che dire di Garbagnate, che con i suoi 27.000 abitanti ha ricevuto 906.000 euro, molti di più di realtà come Saronno – 518.000 euro – o Busto Arsizio con 470.000 euro?
Ci chiediamo se questi dati, peraltro riscontrabili nei bollettini dei periodi precedenti con proporzioni simili, siano stati valutati dall’attuale giunta e in base a quali criteri si sia scelto di rimanere nella provincia di Varese.

Una seconda opportunità persa è quella relativa alla partecipazione al Campus Digitale, un progetto che prevede di dotare gli istituti scolastici della Città Metropolitana di una connessione internet ad alta velocità sia fissa che mobile. Tale progetto appare strategico per connettere facilmente aule e laboratori di informatica, LIM (lavagne interattive multimediali), computer, tablet e usare applicazioni quali registri e pagelle elettronici e applicazioni per la comunicazione a distanza con gli studenti (ad esempio Skype). Permetterebbe a dirigenti scolastici, docenti, agli studenti e alle loro famiglie di utilizzare una rete per la condivisione delle buone pratiche e lo scambio delle conoscenze, di favorire l’innovazione didattica e la produzione di contenuti digitali all’interno degli istituti e la condivisione tra le scuole di ogni ordine e grado, le università e le imprese. Ci sarebbe anche un risvolto positivo sul cost saving riducendo i costi sostenuti dagli istituti scolastici per la linea dati e per le utenze di gas, luce, riscaldamento e telefono facilitando l’introduzione di sistemi di gestione razionale, anche mediante l’ausilio della domotica e delle infrastrutture tecniche presenti nei singoli stabili. Le risorse economiche risparmiate potrebbero così essere destinate ad interventi mirati come ad esempio la manutenzione degli edifici, spesso trascurata rispetto alle reali necessità.

E ancora, in vista delle Olimpiadi Invernali 2026 (Milano e Cortina), che comporteranno un incentivo da parte dello Stato e della Regione Lombardia al miglioramento delle infrastrutture, della viabilità e, quindi, delle opportunità commerciali in tutta la Città Metropolitana, è un vero peccato che Saronno non possa trarne vantaggio.

Pensiamo che Saronno abbia poco o nulla in comune con Varese: la storia, la geografia, l’economia, la cultura, la rete infrastrutturale, tutto ci dice che Saronno è parte di un’area di riferimento che è quella del Milanese. Milano è il nostro polo di riferimento e rinunciare ad aderire alla città metropolitana ha voluto dire rimanere fuori dallo sviluppo e dai finanziamenti infrastrutturali europei di cui Milano sta godendo: una scelta inspiegabile e non accettabile per noi che vogliamo una città viva, vivibile e al passo coi tempi.

Saronno può ancora entrare nella Città Metropolitana: sarà necessario presentare domanda alla Regione che avrà sei mesi per autorizzare un referendum territoriale, stabilendone modalità di attuazione e di verifica. Obiettivo Saronno si impegnerà affinché l’ingresso nella Città Metropolitana diventi una realtà.

11 Commenti

  1. Nel dicembre del 1926 il governo fascista decise la creazione della nuova provincia di Varese ed il saronnese, allora facente parte della provincia di Milano, fu ceduto alla provincia di Varese per fare numeri tali da giustificare una provincia.
    A Varese si tende a glorificare le tessiture della Valle Olona e le aziende di Varese dell’epoca, ma nessuno si ricorda, nemmeno il signor Motterle, che la sola Saronno nel dopoguerra contava poco più di 30.000 abitanti e aveva 35.000 addetti nell’industria, una enormità.

  2. Sono d’accordo. Bisogna entrare nella città metropolitana per garantire lo sviluppo di Saronno!

  3. Ma se ci tenete tanto … ma perché non ci andate a vivere in provincia di MILANO? È così bello…. andateci…???

  4. Ma se vi piace così tanto perchè non andate ad abitare a Baranzate o a Corsico, San Donato?
    se non vi piace stare qui cercate altri luoghi, mi raccomando che siano in provincia di Milano.

    • e tu chi sei per invitare gli altri a spostarsi???
      a suo tempo qualcuno si spaventò alla parola referendum….lo stesso che ha paura della parola cultura, scuola ecc….la fattoria degli animali impera

    • Basta andare a Introini/Solaro ? poi però usare i servizi di Saronno (stazione parcheggi ospedale biblioteca ecc ecc).

      Saronno è varesotto, evitiamo voli pindarici.

  5. Non è tutto oro quello che luccica.
    Far parte della Citta Metropolitana significa anche entrare in un ingranaggio e burocrazia non indifferenti.
    A volte per alcune decisioni bisogna aspettare l’ok della Città Metropolitana…ok che non arriva se non dopo mesi e numerosi solleciti!
    Attenzione a non cadere nella trappola degli specchietti per le allodole.

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