SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo la nota della saronnese Paola Conti un ringraziamento al personale dell’ospedale Niguarda.

E’ di qualche settimana fa la notizia che  all’ospedale Niguarda di Milano, in 5 giorni, sono stati 15 gli organi prelevati da 4 pazienti  che hanno permesso di salvare 11 vite.

Il portavoce di Niguarda ha dichiarato testualmente che “certamente il dolore per la perdita di una persona cara non può essere colmato facilmente, ma decidere di donare gli organi può riaccendere una speranza di vita a chi non ha altre possibilità di sopravvivenza. La donazione implica un nuovo modo di concepire i rapporti fra le persone, perché ciascuno diventa responsabile della salvezza di altre vite con un semplicissimo, ma non banale ‘sì’, che è un sì alla vita.”

Dopo aver letto queste parole ho sentito la necessità di condividere la mia esperienza di figlia di paziente trapiantato proprio presso l’Ospedale Niguarda.

Il 24 novembre 2019 il papà Luigi avrebbe festeggiato l’ottavo anno di successo del trapianto di reni eseguito nel 2011.

Avrebbe festeggiato “la rinascita” come la chiamava lui.

Sì, perché dopo anni di dialisi, il trapianto ha rappresentato per papà l’inizio di una nuova vita che però è terminata, inaspettatamente e prematuramente, lo scorso 6 ottobre.

Vorrei quindi dedicare un piccolo pensiero alle persone che con una immensa umanità, sensibilità e grande professionalità hanno accompagnato in questi lunghi anni papà nella sua “rinascita”.

Mi riferisco al personale medico ed infermieristico dell’Ospedale Niguarda dei reparti di nefrologia, epatologia, cardiologia e medicina che non si sono mai limitati solo a curare la malattia del corpo del papà ma lo hanno sostenuto pazientemente nello spirito incoraggiandolo a reagire ad un male che giorno dopo giorno lo ha logorato e sfinito.

Un grazie particolare ed affettuoso alla dott.ssa Valeriana Colombo, nefrologa, che dopo il trapianto ha assistito il papà con premura, attenzione e pazienza senza arrendersi mai di fronte agli imprevisti, rincuorandolo ed accompagnandolo sino agli ultimi momenti di vita.

Il dott. Leonardo Spatola che in poco tempo ha saputo catturare l’affetto, la stima e la fiducia di papà e che, insieme alla dott.ssa Colombo, lo hanno sorpreso e commosso quando, ricoverato nel reparto di medicina, gli hanno fatto visita per portargli un saluto ed una parola di conforto.

Grazie al dott. Claudio Zavaglia, epatologo, sempre pronto ad intervenire con lui e con noi famigliari ogni volta che il momento lo necessitava.

Grazie alle infermiere ed al personale del reparto e dell’ambulatorio di nefrologia ed in particolare a Giuliana, che con la mamma siamo andate a salutare qualche settimana fa e che ci ha confidato che anche a loro manca il “vocione” di Luigi.

Grazie a Teresa, Alessandra, Marina e al personale di epatologia che si sono prese cura del papà con professionalità e simpatia.

Oltre a loro un pensiero lo voglio rivolgere a Matilde e Edoardo, i due amati nipotini verso i quali il nonno Gigi rivolgeva tutti i giorni un pensiero regalandosi così un sorriso.

Grazie a don Giovanni “il suo parroco”, come lo chiamava lui e che ha saputo comprendere ed alleviare le sue sofferenze almeno nello spirito e grazie a Simona, “la sua ragazza”, amica rara e preziosa che col papà ha condiviso sorrisi e lacrime.

Grazie a Gian Battista, Ida e Martina per l’affetto e la vicinanza, ricambiato dalla grande stima che il papà aveva nei loro confronti.

Un ringraziamento lo dedico a tutti gli amici, nessuno escluso, che gli sono stati accanto e gli sono ancora vicini.

Qualcuno lo ha soprannominato “brontolone” perché lui era così.

Ma l’apparenza spesso inganna e dietro al suo essere burbero in realtà c’era un cuore grande e per lui gli amici, oltre alla famiglia, erano il valore più importante e prezioso che potesse avere.

La domenica a pranzo, dopo il consueto aperitivo, mi diceva spesso “Hai visto che sono venuti tutti a trovarmi?? In fondo i miei amici mi vogliono bene ”.

Hai ragione, papà.

I tuoi amici, noi, ti vogliamo bene.

Sono certa che lui avrebbe voluto ringraziare tutti personalmente così come aveva fatto nel 2011 dopo il trapianto facendo pubblicare un articolo ad elogio dell’Ospedale Niguarda.

Ora sarà sicuramente sereno e starà giocando con il fedele “amico” a quattro zampe; il suo cane Hardy.

Grazie di cuore a tutti voi per il bene prezioso che avete gli avete donato.

E soprattutto grazie a chi, con il suo gesto di grande generosità e altruismo, gli ha consentito di “rinascere” perché la donazione e il trapianto di organi sono dimostrazione di solidarietà e danno speranza alla vita.

(foto: ospedale Niguarda da wikipedia)

06022020