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SARONNO – Un sorriso franco, gli occhi attenti e intensi e la voce profonda che dava sempre del lei. Chi ha avuto modo di conoscere o più semplice di parlare con Augusto Reina, numero uno dell’Illva e patron del Disaronno,  ne avrà un ricordo indelebile. L’immagine era perfettamente in linea con il suo essere imprenditore e uomo di successo, accompagnata com’era da una mole importante che però coniugava con una grande gentilezza che traspariva dal grande rispetto con cui si rivolgeva a tutti, dal calciatore delle giovanili della Caronnese alla pizzata di Natale (a cui non mancava mai), all’imprenditore di successo con cui stringeva strategiche e produttive alleanza.

In qualsiasi ambito Augusto Reina esprimeva le proprie idee in modo lineare e con semplicità: che spiegasse la strategia di un’acquisizione o l’arrivo di nuovo mister nel team rossoblu lo faceva con poche parole, qualche esempio e senza mai vantarsi dei suoi pur notevoli successi. Ne parlava con semplicità come dati di fatto che confermavano le sue intuizioni. Ad accendere il suo sguardo erano i suoi prodotti, come il Disaronno, ma anche i progetti ben riusciti come l’accordo con Changyu, la più antica e importante azienda vinicola cinese e la prospettiva di una serata conviviale tra amici. Croce e delizia il suo rapporto con la città di Saronno di cui apprezzava la storia e “la leggenda” della nascita del Disaronno ma su cui spesso scherzava per la scarsa propensione a consumare e apprezzare il suo liquore.

Augusto Reina, l’imprenditore

Augusto Reina lo sportivo

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