Home Città Mauro Rotondi ricorda l’imprenditore e l’uomo Augusto Reina

Mauro Rotondi ricorda l’imprenditore e l’uomo Augusto Reina

720
8

SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo la nota di Mauro Rotondi in ricordo ad Augusto Reina, padron del Disaronno e della Caronnese.

“Con la sua operosa esistenza ha costruito un mondo permeato di generosità e di intelligenza. Ha suscitato fiducia nelle qualità migliori del’uomo”
E’ il messaggio della famiglia Reina scritto sui manifesti funebri per l’addio di Augusto. Poche parole ma significative per descrivere il loro caro.

Augusto è stato un innovatore, mai fermo e in costante ricerca. Un saronnese Doc, di Saronno come il marchio inconfondibile del suo liquore. Grazie all’Amaretto, Saronno è conosciuta in ogni angolo del mondo. Da imprenditore è stato uno dei simboli di quella gloriosa Saronno industriale e laboriosa, luogo di eccellenze dell’Italia in un passato che visto ora sa tanto di età dell’oro. Deangeli Frua, Cantoni, Lus, Lesa, Isotta Fraschini, Fimi Phonola, Lazzaroni e tante altre aziende con anche l’indotto , oltre ovviamente ad Illva. In questo passato ben descritto al Museo delle Industrie, Saronno era piena di tute blu, fiore all’occhiello di un’Italia operosa e innovativa. Qualcuno definiva Saronno la Manchester d’Italia, ma forse era Manchester la Saronno d’Inghilterra .

Per Augusto Reina tutto era partito in via Toti a Saronno, sede iniziale dell’Illva, l’azienda di famiglia. Dopo aver preso le redini dell’azienda Augusto ha semplicemente innestato il turbo e fatto la differenza nel mondo con nuovi mercati aperti, fatturati da capogiro e il lavoro dato a tante persone. Girava il mondo ma appena poteva tornava a Saronno, la sua città amata, luogo degli affetti e degli amici dove scherzava con tutti quando lo incontravi per strada o al bar col suo contagioso ottimismo senza mai far pesare la sua grandezza.

Tanto ordinario però Augusto non lo era, rendeva facili le cose difficili ma sempre con il passo lungo come la gamba. Impressionante la crescita del gruppo Illva in questi anni: c’era la crisi, roba da consigliare voli bassi e adagiarsi sulle fortune. Augusto invece la crisi l’ha aggredita come pochi, investendo nell’economia reale fino a diventare con Illva una potenza globale nel suo settore, trasformata in questi anni da vocazione familiare a colosso internazionale. Tante aziende acquistate nel mondo, integrate e poi rilanciate dal gruppo Illva , tante attività nuove ad aumentare il business del gruppo come vino e whiskey.

Augusto Reina era un imprenditore lontano dalle logiche distorte del business, non reclamava aiuti né favori ed era avulso dalle logiche del profitto senza scrupoli. Augusto non era solo un imprenditore, aveva una vita piena oltre il lavoro con tante passioni: amava la propria famiglia, l’arte moderna, i quadri, il volo a vela, il Santuario di Saronno, rilanciato per l’Expo 2015 grazie anche al suo contributo per promuoverlo perché diceva: “abbiamo una meraviglia e con Expo porteremo a Saronno tanti turisti ad ammirarlo e conoscere la nostra città.” In silenzio compiva anche tanti gesti di solidarietà per i bisognosi, in ossequio alla tradizione milanese di rendere alla comunità parte di quanto ricevuto dalla vita.

Augusto amava anche il calcio. Era infatti presidente della Caronnese, portata dopo il suo acquisto dai bassifondi dei dilettanti al professionismo di fatto. Durante la mia candidatura alle regionali ho avuto il piacere di ricevere un suo invito a visitare l’azienda e andare allo stadio in sua compagnia. In quell’occasione mi aveva incoraggiato a impegnarmi ricordandomi simpaticamente che venivamo dallo stesso quartiere e dovevo farmi valere.

Raccontava del suo lavoro unendo entusiasmo ed estrema pacatezza, una dote molto rara di questi tempi. Parlando di calcio gli avevo detto scherzosamente : “Presidente, faccia come Giorgio Squinzi col Sassuolo, porti la Caronnese in serie A”! Lui sorridendo aveva risposto: “In serie A è esagerato, magari andiamo in serie B .” Scherzava ma non troppo, perché guardava sempre avanti, alla prossima impresa, perché per lui nulla era impossibile e tutto si poteva affrontare con ottimismo e passione per la vita.
Alla città di Saronno spetta ora il compito di rendere il giusto onore e la meritata riconoscenza a un grande concittadino
Grazie Augusto

8 Commenti

  1. Qualcuno definiva Saronno la Manchester d’Italia, ma forse era Manchester la Saronno d’Inghilterra

    Ma come si possono scrivere queste cose???

  2. ….sarebbe una bel modo di ricordarlo, facendo diventare ad un passo alla volta (ma camminando velocemente) la “nostra Saronno” diversa e migliore di quella che viviamo oggi
    Paolo Enrico Colombo

  3. Negli anni 50 saronno aveva 30.000 abitanti e 35.000 addetti nell’industria, il problema più grosso erano gli incidenti tra bici, motorini e carri, soprattutto nell’ora di pranzo e all’uscita dal lavoro, un mondo che oggi non c’è più. Resta solo il mils a testimoniare questo glorioso passato.

Comments are closed.