MILANO – Pur tenendo conto del limite rappresentato da dati raccolti tra fine inverno e l’inizio primavera, periodo dell’anno generalmente meno critico per l’inquinamento atmosferico, e da una variazione dei fattori di pressione graduale e progressiva a causa delle azioni di contenimento via via più restrittive – la Regione ha avviato una ricerca sullo smog in Lombardia ed ha individuato due periodi distinti: il primo, compreso tra il 23 febbraio e l’8 marzo 2020, caratterizzato dalle prime misure su aree più limitate e il secondo, a partire dal 9 marzo, caratterizzato da misure più incisive estese a tutto il territorio nazionale. I dati disponibili sono stati analizzati fino alla data del 29 marzo.

Riduzione dei fattori di pressione – L’analisi è partita dalla
stima della riduzione dei fattori di pressione nei principali
settori, quali traffico veicolare, consumi energetici, riscaldamento e attività agricole e zootecniche, dovuta alle misure messe in atto dal Governo e dalle ordinanze regionali per far fronte all’emergenza Coronavirus. Riguardo al settore riscaldamento, si osserva che, nel primo trimestre del 2020, le temperature medie giornaliere sono state generalmente superiori alle medie del periodo (su base ventennale). Per le attività agricole, non limitate dalle misure di conteniment dell’emergenza sanitaria nemmeno, a partire dal 24 febbraio, rispetto allo spandimento dei liquami zootecnici, si sono stimate emissioni in linea con quelle tipiche del periodo.

Qualità dell’aria – Relativamente alla qualità dell’aria, per il
biossido di azoto (NO2) e ancora più per il monossido di azoto
(NO) e per il Benzene le concentrazioni rilevate si sono
sensibilmente ridotte e, in alcune stazioni, risultano perfino
inferiori ai valori piu’ bassi registrati in ciascun giorno di
calendario nel periodo di osservazione nei dieci anni
precedenti. In questo caso e’ quindi piu’ evidente l’effetto della
riduzione delle emissioni connessa alla riduzione dei flussi di
traffico, che in ambito urbano e’ certamente la prima fonte di
ossidi di azoto.

Riguardo ai valori di PM10 e PM2.5, i dati indicano in maniera
evidente la stagionalita’ di questi inquinanti, che registrano
tipicamente i valori piu’ elevati nei mesi piu’ freddi dell’anno.
L’analisi dei dati del mese di marzo 2020, pur collocandosi
nella fascia bassa della variabilita’ del periodo, evidenzia un
alternarsi di giornate con concentrazioni piu’ alte e altre con
valori inferiori. Alcuni episodi, come quello del 25 febbraio,
con un valore di PM10 pari a 82 µg/m³ registrato a Codogno, gia’
in piena “zona rossa”, hanno evidenziano l’importanza del
fenomeno di trasporto del particolato e il fatto che le
concentrazioni non sono solo influenzate dalle emissioni di
prossimita’, ma da tutte quelle del bacino di riferimento.
Cosi’ come, invece, quando dal 18 al 20 marzo si e’ registrato un
incremento significativo di polveri sottili in gran parte della
regione, nonostante la riduzione dei flussi di traffico e di
parte delle attivita’ industriali, e’ risultato chiaro il
contributo della componente secondaria e della situazione
meteorologica piu’ favorevole all’accumulo. Infine, anche
l’episodio del 28 e 29 marzo – quando a causa del trasporto di
particolato di origine desertica dalle regioni asiatiche (come
confermato dal modello globale ‘Copernicus Atmosphere Monitoring Service’), le concentrazioni di PM10 sono risultate molto elevate a fronte di un aumento inferiore delle concentrazioni di PM2.5 – mostra in modo chiaro la complessita’ dei fenomeni correlati alla formazione, al trasporto e all’accumulo di particolato atmosferico.

Le conclusioni – Lo studio ha evidenziato che il trend di
generale riduzione delle concentrazioni degli inquinanti che si
sta osservando in questo periodo deve essere attribuito, in
proporzioni non quantificabili in modo preciso e comunque
dipendenti dalle singole giornate e dal singolo inquinante,
all’insieme di 3 fattori: riduzione delle emissioni (in
particolare dal settore trasporti), variazione delle condizioni
meteorologiche (comunemente meno favorevoli all’accumulo in
questo periodo dell’anno) e condizioni ambientali che
influiscono sulle reazioni chimico-fisiche in cui sono coinvolti
gli inquinanti. Dall’analisi dei dati di qualita’ dell’aria risulta che le misure messe in atto per fronteggiare l’emergenza hanno certamente determinato una riduzione delle emissioni derivanti in
particolare dal traffico veicolare, che sono piu’ evidenti analizzando le concentrazioni degli inquinanti legati direttamente al traffico – NO, benzene e in parte NO2. Nel bacino padano, la riduzione rilevata per il particolato e’ influenzata in modo significativo dalla presenza della componente secondaria. Infatti, si e’ osservato che le drastiche riduzioni di alcune sorgenti non sempre hanno impedito il superamento dei limiti, pur contribuendo a ridurne l’entita’. Cio’ evidenzia in modo chiaro la complessita’ dei fenomeni correlati alla formazione, trasporto e all’accumulo di particolato atmosferico e la conseguente difficolta’ di ridurre in mododrastico i valori presenti in atmosfera in situazioni ordinarie.

05042020

2 Commenti

  1. Dalla combustione e dal degrado di alcuni elementi meccanici è ovvio che non si producono ossigeno e aria pulita. Tutto sto giro per non dire apertamente, che a parte alcune condizioni particolari (i riscaldamenti sono sempre attivi), la qualità dell’aria è migliorata, come ovvio che sia (perché comunque c’è meno traffico).

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