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Visto da Varese: Una Pasqua a domicilio, addio sogni di viaggi e gite

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di EZIO MOTTERLE
Pasqua con chi vuoi, ci mancherebbe… Boom di partenze dall’aeroporto di Malpensa, migliaia di varesini con la valigia in mano, destinazioni più gettonate che vanno dalle capitali europee alle isole esotiche. E per chi resta in città, full immersion nella natura finalmente rinata, tra passeggiate al Sacro Monte e gite al lago, coi tradizionali pic-nic di Pasquetta e la lunga sequenza di sagre, dopo gli affollati appuntamenti religiosi della settimana santa. Visto da Varese, questo è stato per decenni il rassicurante incipit di un resoconto sulle previsioni per le vacanze pasquali, media cinque-sette giorni a testa, tempo primaverile a benedire la voglia di gioiosa evasione, prova generale per l’esodo di un’estate ormai prossima. Inutile ricordare che in questo 2020 non sarà così, senza ormai nemmeno bisogno di spiegare perchè. Pasqua rigorosamente tra le mura di casa, dunque, maxi-scalo della brughiera praticamente deserto, bagagli mestamente accomodati nell’armadio, viaggi nella migliore delle ipotesi rinviati sine die, inutile accoglienza di un meteo che invita a escursioni tra laghi e colline. Deserta la “via sacra”, immerso nel silenzio il grande parco della Schiranna, assegnata alla mediazione tecnologica la partecipazione alle celebrazioni della Resurrezione. Pressanti inviti a non eludere le ferree regole imposte dalla lotta al coronavirus, la proroga delle misure restrittive fino al 13 aprile compreso stoppa ogni velleità di poter agguantare in extremis un’opportunità per mantenere qualcuna delle abitudini consolidate. Tutti a casa, insomma. Niente relax, niente pausa nelle tensioni che si accumulano da settimane, ampiamente esaurito anche l’effetto-antidoto di un pranzo luculliano, bruciato ormai nel lungo ininterrotto assalto di supermercati e frigoriferi, residuo omaggio, questo sì, alla fetta di colomba sperando comunque di continuare anzitutto a respirare bene sfuggendo al rischio di un contagio. Consola poco e in ogni caso non può garantire nessuno il fatto che il Varesotto abbia una incidenza molto bassa del male rispetto al resto di Lombardia. Le strade deserte riescono persino a far sognare un ingorgo d’auto, nei centri urbani ammutoliti s’è spento anche il ricordo della movida, vagano poche figure di umani soli, col volto mascherato di bianco o di azzurro. La primavera resterà dunque confinata fin oltre Pasqua fra le mura domestiche. Nella speranza di non dover consegnare al ripostiglio anche l’ombrellone. Ultima spiaggia.