SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Veronica Tosetti, giornalista esperta in tematiche di genere e diritti femminili, dopo la scelta dell’Amministrazione comunale di non inserire gli assorbenti nel pacco dei bene di prima necessità in quanto prodotti con l’Iva al 22%.

Oggi, in Italia, avere il ciclo è ancora un lusso. A stabilirlo non sono di certo le donne, che si vedono costrette a pagare l’IVA del 22% su ogni confezione di assorbenti igienici acquistata nella propria vita, ma chi quell’imposta non decide di ridurla, considerandoli ancora beni di lusso.

Come riportato dalla giornalista Giulia Testa per la testata Internazionale, l’iva sugli assorbenti femminili è stata introdotta nel 1973 e, come per altri beni e servizi, è cresciuta nel tempo dal 12 al 22 per cento, che è appunto l’aliquota applicata a beni di lusso come gioielli, sigarette, birra e vino. Un destino che però non è toccato ad altri prodotti, per esempio: i tartufi ad oggi hanno un’iva agevolata al 10%, così come i francobolli da collezione; per non parlare di libri, occhiali o manifesti elettorali che hanno un’Iva del 4%. Viene allora da chiedere perché per lo stesso ragionamento, la commissione che ha stabilito che fosse legittimo escludere gli assorbenti igienici femminili dal pacchetto di emergenza perché diversamente tassati, non abbia deciso di aggiungere, per esempio, i tartufi.

Com’è possibile ancora ignorare le necessità di una fetta così consistente della cittadinanza? Ogni donna utilizza assorbenti igienici ogni mese per oltre quarant’anni della propria vita, un bisogno che, per la definizione stessa del termine, non è derogabile. Ogni donna italiana nel corso della propria esistenza paga il 22% di Iva per il solo fatto di avere le mestruazioni.

Non è un dibattito nuovo: nel 2019, su iniziativa di Laura Boldrini, è stato proposto un emendamento per abbassare la tassa al 10%. Bocciato due volte, la modifica è stata infine applicata solo su assorbenti biodegradabili, spugne e coppette, strumenti più costosi e meno utilizzati. LAssociazione Onde Rosa (composta da giovani attiviste di età compresa tra i 16 e i 30 anni che si occupano di gender equality e discriminazioni di genere) il 24 dicembre 2018 ha lanciato la prima campagna dal titolo ‘Il ciclo non è un lusso’ che lancia la proposta concreta di un abbassamento dell’IVA dal 22% a 4%. Ad oggi la campagna conta quasi 300 mila firme. Le attiviste che compongono l’associazione commentano così l’accaduto: “Quello che è successo a Saronno ci lascia senza parole e ci fa arrabbiare. Sono episodi come questo – che purtroppo accadono più spesso del previsto – che ci spingono ad andare avanti nella nostra battaglia con ancora maggior convinzione. È inutile girarci intorno: gli assorbenti sono beni di prima necessità per le donne ed è assurdo che nel nostro Paese siano ancora tassati al 22%. Ovviamente non è responsabilità della giunta di Saronno l’iva così alta. Tuttavia, in un momento di difficoltà inedito come quello che stiamo vivendo, pensiamo che ognuno possa fare la propria parte. Il Sindaco ha l’occasione di fare retro front e rivedere la composizione del pacco, includendo anche gli assorbenti, prodotti di cui le donne hanno bisogno. Ci auguriamo che torni presto sui propri passi”.

A livello globale, il dibattito che riguarda gli assorbenti igienici non è che all’inizio. Sono molti i governi infatti che si stanno muovendo verso la riduzione o l’abolizione della cosiddetta tampon tax, terminologia con cui viene identificato questo tipo di discriminazione fiscale nei confronti delle donne. Il Canada ha abolito del tutto la tassazione nel 2015, seguito da numerosi stati degli USA, così come da Australia, Kenya e India. In Europa, la direzione presa da numerosi paesi è quella di ridurre la tassazione, come in Germania, Francia, Spagna e Belgio, mentre in Irlanda e in Scozia la tassa è stata completamente abolita: in particolare nella nazione scozzese è stato avviato un programma di distribuzione gratuita di assorbenti e tamponi nelle scuole per contrastare la period poverty, cioè l’impossibilità economica di accedere a prodotti igienici e sanitari per le mestruazioni, che spesso rappresenta un ostacolo alla frequenza scolastica.

Ignorare deliberatamente l’aggravio economico che comporta questa tassa nelle tasche di ogni cittadina è un atto di discriminazione di genere. Si torna a ignorare le vere necessità di una parte di cittadinanza che non solo è colpita dalla crisi economica, ma la cui unica colpa è l’appartenenza al genere femminile.

 

 

 

6 Commenti

  1. Completamente d’accordo e va detto che l’assurda tesi di Tosi è completamente arbitraria: i pacchi possono farli come vogliono, non esiste alcun vincolo governativo legato all’IVA.

  2. Una richiesta che verrà veicolata nel dimenticatoio, disattendendo ogni insperata soluzione.

  3. Grazie per questo approfondimento. La questione è aperta e la terremo ‘viva’. Ne parleremo anche quando potremo ritornare a incontrarci di persona, in quei luoghi cari a noi saronnesi per dibattiti, conferenze e incontri.
    Sara Battistini

  4. Ma che polemica inutile!!!!!
    Con i soldi risparmiati per il pacco una si compra gli assorbenti che preferisce. Fermo restando che se una persona usa la coppetta degli assorbenti non se ne fa nulla. Oppure può non averne bisogno, mai pensato che non tutte le donne 12_50 anni hanno il ciclo?

    Firmato: una donna

  5. Non sapevo che lo stato guadagna alla grande tassando le mestruazioni.
    Ma tutti questi assorbenti usa e getta sono ecologicamente sostenibili?

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