MILANO – Oltre a papa Francesco, anche l’attuale arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, insieme al consiglio episcopale, commentano così la scomparsa del cardinale Renato Corti: «Affidiamo al Signore il suo lungo e fedele ministero».

Il cardinale Renato Corti era nato il 1 marzo del 1934 a Galbiate, in provincia di Lecco, nel territorio dell’arcidiocesi di Milano in cui aveva frequentato il seminario, era stato ordinato sacerdote dall’arcivescovo Giovanni Battista Montini, futuro papa Paolo VI, e chiamato dall’arcivescovo Carlo Maria Martini ad essere prima vicario generale e poi vescovo ausiliare dopo la nomina vescovile e l’ordinazione episcopale per mano dello stesso Martini e di altri due vescovi ausiliari milanesi.

Nell’intervento che l’arcivescovo e il consiglio episcopale milanese affidano al sito diocesano si leggono non solo le tappe della carriera ecclesiale, ma le tappe della vita di fede che il porporato ha fissato nelle parole, nelle azioni e nei cuori dei fedeli.

Nel 1980 la nomina a vicario generale sorprese per la giovane età del candidato, ma che si rivelò quanto mai opportuna perché Corti conosceva i giovani preti e con la dedizione e la semplicità del suo servizio seppe conquistarsi anche il clero più anziano. Fu infatti indicato all’arcivescovo da tutti i sacerdoti.

Come vescovo di Novara si insediò il 3 marzo 1991 e dovette far fronte alla formazione delle prime “unità pastorali”, allora esperienza sperimentale. Come prima omelia si rifece a san Paolo: «Vorrei suscitare in voi il desiderio di camminare sulla via del Vangelo». In occasione della festa patronale diocesana di san Gaudenzio il vescovo Corti si rivolgeva alla città proponendo riflessioni su problemi e puntualizzazioni degli aspetti della vita ecclesiale e civile.

Il motto episcopale che Corti aveva scelto era “Cor ad cor loquitur”: una frase coniata da Newman e che esprimeva un programma di attenzione “cordiale” non solo alle comunità, ma alle singole persone.

Nel 1993 iniziò la visita pastorale più tesa a stimolare il bene già presente nelle comunità piuttosto che legata al controllo burocratico. Al termine della prima visita, ne compì una seconda per Zone pastorali ormai assemblate nella costituzione di unità pastorali.

Ha sempre avuto a cuore i sacerdoti novaresi impegnati come “preti fidei donum”, ossia missionari “imprestati” come missionari a diverse chiese dell’Africa o dell’America Latina ove si recò per conoscere, portare aiuti concreti e incoraggiamenti a nome di tutta la chiesa di Novara.

Un segno particolare della sua sensibilità verso le persone più emarginate si può leggere nella premura che ogni anno lo ha portato in carcere per preparare e poi celebrare il Natale e la Pasqua con questi fratelli, bisognosi di attenzione e di vicinanza.

13052020