SARONNO – Una storia nata dalla denuncia di una 20enne che con mezze verità e tanta paura ha chiesto aiutato ai carabinieri della compagnia di Saronno e che grazie alle indagini del Nucleo operativo e radiomobile guidato da Andrea Abis ha portato a scoprire e arrestare un’organizzazione dedita allo sfruttamento della prostituzione.

A raccontare le indagini il capitano della compagnia di Saronno Pietro Laghezza che proprio dalla dichiarazioni della giovane una domenica mattina è arrivato oggi a dare esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Monza, su richiesta della procura della Repubblica di quella Provincia, nei confronti di 7 persone (6 in carcere e uno agli arresti domiciliari), ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione.

I promotori dell’associazione erano un 74enne ed un 47enne di origini calabresi (padre e figlio, residenti rispettivamente nelle province di Lecco e di Monza Brianza). A finire nei guai anche un 49enne residente in Brianza ritenuto il gestore degli affari per conto dei due congiunti, una donna 28enne, compagna del più giovane dei promotori, considerata l’intestataria/prestanome di conti correnti e aziende riconducibili alla gestione del locale notturno, attraverso i quali veniva riciclato il denaro di provenienza illecita. Completano il quadro un albanese, gestore di fatto del locale, un italiano ed un albanese che avevano il ruolo di drivers/accompagnatori delle ragazze (si occupavano di trasportarle dalle loro dimore sino al locale e viceversa a inizio e fine serata). Il sodalizio approfittava dello stato di necessità in cui versavano le ragazze straniere per offrire loro lavoro e poi costringerle a prostituirsi.

Il locale, che era ufficialmente un circolo privato (al quale anche le ragazze risultavano associate, regolarmente tesserate e mai assunte), organizzato abusivamente come un vero e proprio locale di intrattenimento notturno, si trovava al piano terra di un capannone industriale sito nella periferia di Varedo. Vi si accedeva da un ingresso ricavato all’interno di un ristorante che riportava la medesima insegna. Al suo interno vi erano locali privée, una sala bar ed una cosiddetta vip Room (una stanza con al centro una grande vasca idromassaggio, all’interno della quale si consumavano rapporti sessuali).

30052020