SARONNO – “Non vorrei metterti ansia ma t’immagini (se si scopre cosa esce) sui giornali collusione, la dottoressa, una farmacista con l’agente delle lame”. Sono le parole dell’imprenditore 49enne che in una telefonata intercettata parla con la farmacista 59enne sua complice della possibilità di essere scoperti. I due sono stati arrestati ieri perchè, secondo quanto ricostruito, la farmacista dell’ospedale di Saronno acquistava presidi medici facendoli apparire come ordini effettuati nell’interesse e per conto della struttura sanitaria di piazzale Borella addebitandone dunque i costi all’ente pubblico-mentre successivamente li consegnava all’imprenditore indagato, il quale a sua volta, attraverso la società, li rivendeva ad altri clienti, molto spesso altri ospedali pubblici, ignari della provenienza illecita.

Tra le intercettazioni a loro carico raccolte da militari dell’Arma di Varese, in collaborazione con le Fiamme Gialle saronnesi, c’è anche uno scambio di battute in cui, in seguito ad un controllo in azienda della guardia di finanzia, l’uomo esprimeva la propria preoccupazione per il rischio che la stessa scatola di lame consegnata a Saronno potesse essere riconosciuta quando consegnata in un altro nosocomio milanese. Lei lo rassicura dicendo che a lei non avrebbero potuto arrivare. Ed invece con intercettazioni e microcamere le prove a suo carico si stavano già accumulando. Del resto l’imprenditore, fornitore di apparecchiature mediche, nel 2020 aveva venduto poco meno di 270 lame da laringoscopio (strumenti necessari per intubare i pazienti e quindi particolarmente importante e ricercati durante l’emergenza covid 19) senza averne acquistato nemmeno uno.

Ieri per lui sono scattate le manette con l’accusa di autoriciclaggio e concorso in peculato stessa accusa, quest’ultima, mossa alla donna anche lei arrestata. Per l’imprenditore, per effetto di un’ordinanza applicativa della misura cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Busto Arsizio, si sono aperte le porte del carcere di Busto Arsizio mentre la farmacista ha passato la prima notte del carcere femminile di Monza. Oltre all’arresto dei due indagati ieri carabinieri e finanzieri hanno passato al setaccio le abitazioni, gli uffici in azienda e in ospedale (la struttura da cui è partita la segnalazione contro la farmacista ha garantito la massima collaborazione) a caccia degli ultimi elementi. Tra gli elementi raccolti anche diverse prove che raccontano la loro spregiudicatezza e come abbiano sfruttato l’emergenza Covid per i propri traffici. 

5 Commenti

  1. “… la massina collaborazione”… ma gli articoli sono scritti dai bambini delle elementari???

  2. Nessuna pietà per gentaglia come queste. Speriamo che il processo venga fatto immediatamente e che la condanna sia esemplare. Mi auguro che venga licenziata immediatamente.
    Il ns. amato Ospedale non merita un affronto così pesante per colpa di una persona che ha speculato sugli ammalati. Carcere, pane e acqua per almeno dieci anni.

  3. Spero che a questi sciacalli vengano imputate anche le morti determinate dalla carenza di presidi medici

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